Chef giorgio locatelli ogni mattina mi chiamavano per quello che ero erano tre anni di inferno e gelo
Giorgio Locatelli torna a raccontare il proprio percorso tra ristoranti, sfide e programmi televisivi, mettendo a fuoco soprattutto l’impatto del lavoro in alta cucina e il modo in cui certe esperienze hanno plasmato il suo approccio. Dalle origini nel ristorante di famiglia alle tappe in Svizzera e Londra, fino alla scelta di Parigi, emergono passaggi decisivi: regole apprese con rigore, difficoltà vissute in prima persona e una visione che collega gastronomia, crescita professionale e comunicazione al pubblico.
giorgio locatelli: da chef di famiglia alle esperienze internazionali
Giorgio Locatelli descrive un percorso costruito su contesti diversi, partendo dai suoi esordi fin da giovanissimo nel ristorante di famiglia. Successivamente arrivano esperienze in Svizzera e a Londra, indicata come seconda patria. La svolta che richiama maggiormente l’attenzione riguarda la decisione di lasciare Londra per trasferirsi nella capitale francese.
parigi e l’alta cucina: il lavoro con i francesi e l’“inferno”
Locatelli racconta un’impostazione professionale maturata lavorando solo con francesi, definiti come “di vecchia scuola”. Dal confronto con quell’ambiente, il cuoco afferma di aver compreso ciò che non conviene fare quando si gestisce un ristorante, citando in particolare il rischio di umiliare le persone in modo continuo.
il “bruco” nella testa e la ricerca della propria identità professionale
Il trasferimento a Parigi viene legato anche a una spinta personale: Locatelli parla di un “bruco nella testa” che suggerisce di valere davvero solo dopo aver lavorato in un tre stelle parigino. L’obiettivo era dimostrare a se stesso di essere uno chef e non semplicemente un cuoco.
tre anni di inferno tra la tour d’argento e il rispetto al laurent
Il periodo parigino viene definito “tre anni di inferno”. Secondo Locatelli, l’esperienza al Laurent, indicata come tre stelle Michelin, si salva rispetto ad altre situazioni grazie al rispetto pur in presenza di un lavoro molto duro. Diversamente, il racconto diventa più duro parlando della Tour d’Argent, definita come “l’esercizio con la licenza più vecchia al mondo” per la somministrazione di cibo e bevande.
umiliazioni continue e confronto con le competenze
Locatelli afferma che le umiliazioni sarebbero state costanti: ogni mattina gli veniva ricordato, secondo quanto riportato, di essere un “italiano” e di non avere competenze adeguate, con frasi indicate come un vero e proprio “buongiorno”. Il punto critico viene associato anche a un elemento tecnico: Locatelli sostiene di saper preparare una “garniture à l’ortolene”, mentre dichiara che l’altro lato non la conosceva, evidenziando quanto questo gli creasse difficoltà relazionali e professionali.
masterchef: diffidenza iniziale e ruolo di esempio
Da anni volto di MasterChef, Giorgio Locatelli racconta la sua partenza con lo scetticismo. La prima impressione, alla richiesta di partecipare, non sarebbe stata positiva: quando è stato invitato come ospite speciale, tornato a casa avrebbe detto alla moglie che l’esperienza sembrava “bruttissima” e “sempre dentro” lo studio, percependola come un rischio di eccessiva importanza e di eccesso di presunzione sul palcoscenico, con l’idea di “pontificare”.
plaxy exton e l’ingresso nel cast
La svolta viene attribuita a Plaxy Exton, indicata come la persona che lo ha convinto che la sua esperienza potesse diventare utile per le nuove leve. Da quel momento Locatelli entra nel cast del programma Sky e afferma di non avere rimpianti.
colleghi e diversità professionale
Rispetto ai colleghi, Locatelli riconosce differenze nelle rispettive carriere, sottolineando l’idea che questa diversità possa aiutare le persone ad aprire gli occhi sulle proprie aspirazioni. Nel quadro delle valutazioni sul team, viene anche citato il parere su Antonino Cannavacciuolo, definito come “una grande cosa”.
antonino cannavacciuolo e bruno barbieri: descrizioni dal set
Per quanto riguarda Bruno Barbieri, Locatelli lo descrive come “il cattivello della squadra” e aggiunge un paragone con Liz Taylor. Il riferimento viene completato con un limite temporale, indicando che l’aspetto descritto sarebbe valido solo fino alle nove e mezza, dieci di mattina, dopo di che “torna se stesso”.
Persone menzionate:
- Giorgio Locatelli
- Plaxy Exton
- Antonino Cannavacciuolo
- Bruno Barbieri
- Liz Taylor


