Acn, dopo frattasi arriva un altro manager senza background tech alla guida

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Acn, dopo frattasi arriva un altro manager senza background tech alla guida

La guida dell’Agenzia per la cybersicurezza italiana si trova oggi al centro di un passaggio delicato, mentre il livello di rischio nel settore digitale cresce con rapidità. Il cambio ai vertici si intreccia con scenari di attacco sempre più sofisticati, amplificati dall’intelligenza artificiale e da dinamiche di guerra ibrida. Nel frattempo, l’attenzione delle istituzioni finanziarie europee si concentra su vulnerabilità che, secondo quanto riportato, potrebbero essere sfruttate in tempi estremamente brevi, imponendo misure urgenti di difesa.

agenzia per la cybersicurezza italiana: il cambio al vertice dopo frattasi

Al vertice dell’Agenzia per la cybersicurezza italiana (Acn) è subentrato Andrea Quacivi dopo l’addio di Bruno Frattasi. La figura indicata per la guida dell’ente non viene descritta come tecnico informatico, come invece lo era il primo direttore, il docente di ingegneria Roberto Baldoni. La prospettiva attribuita a Quacivi è quella di un dirigente con competenze amministrative, con una lettura della funzione di governo delle tecnologie digitali legata a un’esperienza maturata nel settore.

La differenza rispetto a Frattasi viene presentata come significativa e, in un contesto di minacce crescenti, viene evidenziata l’assenza di solide competenze informatiche nel profilo. Un punto considerato rilevante mentre l’ambiente di rischio si alza, con l’intelligenza artificiale indicata come fattore capace di portare la minaccia su livelli descritti come inauditi.

agenti e accessi abusivi: gli alert tra archivi riservati e ministero degli interni

Frattasi si è dimesso, ma nel racconto resta il tema degli alert sugli accessi abusivi che arrivano al ministero degli Interni. Il quadro riguarda il ruolo attribuito ad Alfredo Mantovano, sottosegretario con delega alla sicurezza informatica, descritto come braccio destro di Meloni. Sullo sfondo vengono citati i riflessi politici legati alle cronache su presunti accessi illeciti, con riferimento a casi che avrebbero coinvolto archivi riservati dello Stato e l’“Italia digitale” indicata come esposta a intrusioni.

Vengono richiamate attività investigative della procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri, con un dato riportato: 600 mila intrusioni per raccogliere informazioni, incluse quelle su personalità note, e rivenderle a privati. Una parte degli accessi abusivi sarebbe avvenuta utilizzando password e username dell’archivio Sdi, del ministero degli Interni. In questa cornice, si afferma che al Viminale, negli uffici guidati dal ministro Piantedosi, giungano alert automatici e tracciamento degli ingressi al database.

Nonostante il quadro descritto, viene sottolineato che sarebbero stati chiesti pochi chiarimenti sul caso, nonostante le rassicurazioni del governo indicate come risalenti a ottobre 2024, con la promessa di un nuovo sistema di alert per bloccare e individuare gli “spioni”. Sullo sviluppo della situazione viene riportato che sarebbe andata sempre peggio, portando a una riflessione sulle conseguenze del cambio di leadership, in relazione alle dimissioni di Frattasi per “motivi personali” e all’assenza, secondo quanto indicato, di un legame ufficiale con le intrusioni.

andrea quacivi e il profilo manageriale: governo digitale senza ingegneria informatica

Quacivi viene presentato come un manager specializzato nel governo delle tecnologie digitali, dopo anni in Sogei, società informatica del ministero delle Finanze. Il passaggio ad Acn avviene tramite nomina del Consiglio dei ministri. Prima di Sogei, viene riportata l’attività nel settore delle telecomunicazioni per il gruppo Wind.

Nel racconto emergono anche elementi legati alla gestione dei rapporti interni e alle dinamiche di incontro politico. È riportata una dichiarazione dell’ex direttore generale Paolo Iorio, resa a verbale dagli inquirenti e rivelata da Repubblica a marzo 2025: viene citato un incontro al Bar del Tennis con Lele Saladino di Maticmind, descritto come un tentativo di trovare appoggi politici in una fase di scadenza del mandato. Viene inoltre citato Carmine Saladino come ex affittuario di casa del ministro Crosetto.

Nel complesso, la questione centrale ribadita è che Quacivi non sarebbe un ingegnere informatico come Roberto Baldoni. Per spiegare l’impostazione diversa rispetto ad altri Paesi, viene richiamata l’analisi di Andrea Paganini (esperto citato) e la tesi secondo cui esiste una differenza tra dirigere una struttura comprendendo direttamente i problemi tecnici e guidarla principalmente tramite mediazioni burocratiche.

cultura, formazione e competenze: il dibattito sul modello italiano

La posizione viene sostenuta anche da Michele Colajanni, docente di sicurezza informatica presso l’università di Bologna. Secondo quanto riportato, all’estero esisterebbero tecnici con abilità manageriali, mentre in Italia emergerebbe una carenza di figure ibride. Colajanni descrive inoltre un problema culturale: i manager avrebbero tendenza a evitare mansioni tecniche, mentre i tecnici considererebbero burocrazia e amministrazione come una perdita di tempo.

Come ulteriore ostacolo viene indicata la formazione. Viene descritta una “voragine” legata alla presenza, fino a pochi anni fa, di percorsi universitari che uniscano informatica, diritto e discipline umanistiche, ritenuti necessari per governare il digitale conoscendo anche il codice, gli uomini e le leggi. In tale contesto, Colajanni collabora con la Bologna Business School per dirigere un corso di perfezionamento in Cybersecurity Management, con l’obiettivo di unire tecnica, management e discipline umanistiche.

intelligenza artificiale e rischio banca: allarme ceo-ceo sulla vulnerabilità

Parallelamente all’evoluzione della governance italiana, il tema dominante diventa la crescita degli attacchi informatici, sospinti dalla guerra ibrida e dall’intelligenza artificiale. L’allarme si collega a una riunione della banca centrale europea, descritta come urgente, con l’obiettivo di coinvolgere gli istituti di credito europei per fronteggiare rischi elevati.

bce e claude di anthropic: reverse engineering in tempi rapidi

Il focus della riunione si concentra su Claude Mithos, attribuito alla multinazionale americana Anthropic. Viene riportata una spiegazione legata a patch di sicurezza: se un fornitore di software rilascia una patch, sarebbe possibile effettuare reverse engineering della vulnerabilità che la patch dovrebbe correggere, non in settimane ma in circa 30 minuti.

La conseguenza operativa indicata è l’urgenza di applicare subito la “toppa” correttiva, perché ritardi potrebbero esporre a attacchi in grado di paralizzare pagamenti elettronici. Nel racconto viene specificato che Claude sarebbe stato rilasciato a poche e selezionate aziende, principalmente americane, con l’esclusione delle europee.

risposta europea e nis 2: obblighi di sicurezza per decine di migliaia di imprese

Per rafforzare le difese, viene indicato che l’Italia sta implementando la direttiva europea Nis 2, con nuovi e costosi obblighi di sicurezza destinati a decine di migliaia di aziende. Nonostante i costi, la sicurezza viene descritta come imperativa, e viene affermato che il fascicolo approderebbe sulla scrivania di Andrea Quacivi.

figure chiave citate nel quadro su acn e cybersicurezza

  • Andrea Quacivi
  • Bruno Frattasi
  • Roberto Baldoni
  • Alfredo Mantovano
  • Nicola Gratteri
  • Piantedosi
  • Claude Mithos
  • Frank Elderson
  • Andrea Paganini
  • Michele Colajanni
  • Paolo Iorio
  • Lele Saladino
  • Carmine Saladino
  • Crosetto
All’Agenzia cyber un altro manager senza competenze tecniche, dopo l’ex prefetto Frattasi. Bce: “Rischi per le banche dall’Ia di Anthropic”

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