12 arresti in Alto Adige per rifiuti tossici spacciati come green
L’operazione “Carbone delle Alpi” avviata dalla Dda di Trento e collegata a un’inchiesta iniziata nel 2022 ha portato all’esecuzione di un’articolata azione giudiziaria contro un presunto sistema di gestione illecita di rifiuti. L’ipotesi centrale riguarda la creazione di una filiera capace di trasformare scarti derivanti da processi di piro-gassificazione in prodotti presentati come green, includendo materiali con valori pericolosi per la salute, tra cui Idrocarburi Policiclici Aromatici (Ipa) e diossine.
Nel complesso risultano emesse 12 misure di custodia cautelare in carcere a carico di 19 indagati. La contestazione si concentra su traffico illecito di rifiuti e frode in commercio, con un coinvolgimento che, secondo l’impostazione accusatoria, non riguarda solo imprese, ma anche funzionari pubblici dell’Alto Adige ed esponenti politici legati a SVP (Sudtiroler Volkspartei).
operazione “carbone delle alpi”: misure cautelari e quadro indagati
L’indagine, coordinata dalla Dda di Trento, si inserisce in un percorso investigativo che ha ricostruito un presunto traffico transnazionale di rifiuti altamente tossici. L’oggetto della contestazione riguarda la classificazione e il trattamento di materiali destinati alla produzione di fertilizzanti e di altri prodotti reimmessi nel circuito economico.
La ricostruzione giudiziaria prevede che il ciclo parta dal trattamento delle ceneri ottenute dalla piro-gassificazione e giunga alla trasformazione in beni commercializzati come alternative sostenibili. In tale prospettiva, l’inchiesta descrive la presenza, anche nei prodotti finali, di sostanze considerate inquinanti e potenzialmente pericolose, con un riferimento esplicito a Ipa e diossine.
dal camion fermato al sequestro: l’avvio dell’inchiesta
Il procedimento prende origine nell’aprile 2022, quando una pattuglia di Prato alla Drava, in Val Pusteria, controlla un camion con sacchi di ceneri provenienti dall’impianto idroelettrico di Versciaco, oggi non più operativo. Il materiale risultava movimentato come carbone di legna, pur essendo descritto come tossico.
La vicenda emerge in modo determinante quando, dalla sede dell’Appa (Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente), viene fornita una spiegazione secondo cui si tratterebbe di un sottoprodotto e con trasporto ritenuto regolare. I controlli dei carabinieri, non soddisfatti dall’inquadramento ricevuto, portano a un approfondimento tramite il Noe di Trento e alla sequestrazione del carico.
Dalla misura iniziale prende forma un filo investigativo che conduce, nell’agosto 2024, a un maxi sequestro di carbonella per barbecue. Secondo l’impianto accusatorio, la carbonella sarebbe stata realizzata con ceneri di piro-gassificazione che avrebbero mostrato valori fuori legge per la presenza di Ipa e diossine, delineando un rischio per la salute.
blitz dda di trento: coordinamento e modalità dell’operazione
L’operazione “Carbone delle Alpi” è stata coordinata dai pubblici ministeri Federica Iovene e Alessandra Liverani della Dda di Trento. L’esecuzione è stata affidata ai carabinieri del nucleo per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica e ai comandi provinciali di Bolzano e Treviso, con il coinvolgimento del Nucleo elicotteri di Bolzano, del Ros, oltre a Europol ed Eurojust.
Le misure sono state disposte da un’ordinanza del gip Enrico Borrelli, che ha portato all’emissione di 12 misure cautelari.
società e impianti: Laaser, Eyrser Energiegenossenshaft e Versciaco
Nel quadro delle contestazioni rientrano società italiane come Laaser Eyrser Energiegenossenshaft Leeg, che gestisce un impianto a Lasa (finito sotto sequestro) e l’impianto di Versciaco.
Le ipotesi formulate indicano che sarebbero stati sostenuti risparmi sui costi connessi allo smaltimento di tonnellate di ceneri, senza l’esecuzione dei trattamenti ritenuti necessari a eliminare gli inquinanti. Successivamente, i materiali sarebbero stati rivenduti come prodotti di pregio, con un giro d’affari stimato in 4 milioni di euro in due anni.
Secondo quanto riportato, le ceneri anziché essere gestite come rifiuto e sottoposte a trattamento, sarebbero state reimmesse nel circuito economico tramite la produzione di bricchetti per barbecue, fertilizzanti e anche mangimi, elementi considerati potenzialmente molto pericolosi per la salute.
È stata indicata anche la società cooperativa Bioenergie Termocentrale Renon, per responsabilità amministrativa.
rifiuti e prodotti: classificazione, fertilizzanti e rischio sanitario
Il cuore della contestazione ruota attorno alla classificazione dei rifiuti e alle modalità di trattamento per produrre beni, in particolare fertilizzanti. La ricostruzione descrive un’operazione che supera i confini dell’Alto Adige, con un coinvolgimento territoriale che arriva fino ad Austria, Croazia, Serbia, Svizzera e Germania.
Nel contesto dell’operazione viene valorizzato anche il tema del grado di tossicità: il gip richiama l’elevato grado di tossicità dei prodotti realizzati, in relazione alle lavorazioni ipotizzate.
dirigenti, politici e imprenditori coinvolti nella vicenda
Le misure dispongono arresti e provvedimenti anche nei confronti di figure collegate all’area ambientale e al mondo della gestione rifiuti. In carcere finisce un esponente di rilievo dei Verdi altoatesini, candidato alle provinciali del 2023: Giulio Angelucci. La ricostruzione lo indica come direttore dell’Ufficio gestione rifiuti di Appa Bolzano dal 2001, agronomo, già presidente della federazione provinciale nuoto e autore di studi ambientali sul ciclo dei rifiuti.
Risulta solo indagato, con sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio, il dirigente generale di Appa Flavio Ruffini. Tra le altre persone raggiunte dai provvedimenti figurano l’ispettore ambientale Andreas Marri, l’ex sindaco di Lasa Andreas Tappeiner (legale rappresentante della società Leeg ed ex presidente della Comunità comprensoriale Val Venosta) e Rupert Rosanelli, consulente tecnico ambientale della Leeg ed ex presidente di Seab (raccolta rifiuti).
La posizione di Tappeiner e Rosanelli è collegata anche a percorsi politici, poiché entrambi risulterebbero stati candidati Svp alle elezioni provinciali.
La contestazione include anche il ruolo dei controllori: l’ipotesi giudiziaria attribuisce loro la possibilità di aver favorito una lettura compiacente dei contenuti delle ceneri, anche attraverso interpelli al ministero dell’Ambiente. Alcuni difensori indicano l’esistenza di interpretazioni, senza ricondurle necessariamente a un tentativo di favorire gli imprenditori, mentre la ricostruzione complessiva attribuisce al sistema il tentativo di ottenere agganci politici per schermare l’emersione dello scandalo.
Personaggi coinvolti:
- Giulio Angelucci
- Flavio Ruffini
- Andreas Marri
- Andreas Tappeiner
- Rupert Rosanelli
- Peter Brunner
- Hugo Trenkwalder
- Meinhard Durnwalder
- Manfred Schullian
- Arno Kompatscher
- Brigitte Foppa
agganci politici e tentativi di intervento sulla normativa
Lo scenario ricostruito dalla Dda e richiamato dal gip attribuisce un ruolo alla politica altoatesina, interpretando possibili interventi finalizzati a coprire l’illecito. L’ipotesi comprende un tentativo di modifica della legge, un’azione tramite interpretazione sulla natura dei rifiuti e persino un presunto tentativo di interferenza con la Procura della Repubblica di Bolzano.
Nel 2024 Tappeiner, indicato come presidente di Leeg, avrebbe contattato il neo assessore provinciale all’Ambiente Peter Brunner chiedendo supporto politico. In precedenza, nel novembre 2023, Hugo Trenkwalder (consigliere Leeg) e Rupert Rosanelli avrebbero incontrato Giulio Angelucci.
Dalla riunione sarebbe scaturita una richiesta di valutazione tecnica al ministero dell’Ambiente sulla riutilizzabilità dei rifiuti. La procedura avrebbe coinvolto, a diverso titolo, Angelucci e il dirigente generale Ruffini, con un passaggio “accompagnato” dai senatori Meinhard Durnwalder e Manfred Schullian.
Secondo quanto riferito da Durnwalder, il ministero avrebbe risposto che le ceneri vanno considerate rifiuti, anche quando prodotte da impianti a biomassa. In parallelo, la Provincia risulterebbe orientata a ritenere possibile il riutilizzo non solo per produrre concimi, ma anche per realizzare asfalto, con richiamo a pratiche indicate come attuate in Austria e Germania.
reazioni politiche: commenti di SVP e verdi altoatesini
L’emersione del quadro giudiziario ha generato reazioni da parte di SVP e Verdi. Arno Kompatscher, presidente della giunta altoatesina, dichiara di essere colpito e sorpreso, sottolineando l’impossibilità di esprimersi nel merito dell’indagine, pur riferendo una valutazione positiva sul profilo dei funzionari coinvolti in termini di serietà, affidabilità, correttezza e precisione. Nel commento viene anche citato che il tema sarebbe riconducibile a una questione tecnica sul possibile impiego del residuo in base alle sostanze nocive, aspetto ritenuto oggetto di discussione tra tecnici.
La consigliera provinciale dei Verdi Brigitte Foppa afferma di trovarsi in una condizione di shock e definisce impensabile quanto emerso rispetto alla percezione di Angelucci nel mondo dell’ambientalismo, descrivendolo come persona attenta e precisa, con la previsione che l’intera vicenda possa trovare una soluzione.
