Zucchero parla di paura verso netanyahu e del timore di cancellare i tour

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Zucchero parla di paura verso netanyahu e del timore di cancellare i tour

Zucchero arriva in un hotel milanese con un entusiasmo visibile e un’idea precisa: raccontare i prossimi progetti e svelare la nuova traiettoria di un tour che punta subito a grandi palchi italiani e, a seguire, a una dimensione internazionale. L’evento di avvio è già definito e porta con sé un titolo che richiama ritmo, notte e atmosfera: “Baila (sexy thing) 25th – Under the Moonlight”.

La partenza prenderà forma con una data di forte impatto scenico: il 15 maggio, con la data zero sold out al PalaUnical di Mantova. Da lì il percorso proseguirà verso il circuito internazionale, anticipando la fase successiva legata ai concerti alla Royal Albert Hall di Londra, inseriti nella sequenza del tour.

tour di zucchero: “baila (sexy thing) 25th – under the moonlight” tra date zero e stadi

Il tour si apre con una tappa che segna un punto di partenza decisivo e che, grazie alla formula della data zero sold out, posiziona subito l’evento al centro dell’attenzione. La proposta, dopo Mantova, si allarga con una serie di appuntamenti negli stadi durante il mese di luglio.

La programmazione include:

  • 15 maggiodata zero sold out al PalaUnical di Mantova
  • 7 luglioBluenergy Stadium – Stadio Friuli di Udine
  • 6 luglioStadio Dall’Ara di Bologna
  • 8 luglioStadio Adriatico di Pescara
  • 11 luglioArena Santa Giuliana (Umbria Jazz) di Perugia
  • 14 luglioStadio Franco Scoglio di Messina
  • 16 luglioMura Storiche (Lucca Summer Festival) di Lucca

La sequenza delle date è completata dalla prospettiva di un passaggio internazionale prima di ulteriori concerti legati alla tournée all’estero, con il riferimento alla Royal Albert Hall di Londra dentro l’orizzonte del tour.

origine e significato di “baila”: dal debutto radio al successo internazionale

Il titolo del tour richiama direttamente “Baila (sexy thing)”, brano che secondo la ricostruzione dell’artista ha una storia precisa. La canzone, infatti, è uscita il 22 giugno 2001 a mezzanotte per la prima volta, con una presentazione simultanea su tutte le radio italiane ed europee.

Zucchero sottolinea un percorso che parte da un’idea non immediata: il brano sarebbe rimasto “nel cassetto” per tre anni. La svolta arriva durante il lavoro sull’album “Shake”, quando la decisione di riprendere la traccia porta a una nuova nascita: la canzone sarebbe nata in quindici minuti.

La strategia di lancio del singolo si concentra poi proprio su “Baila”, con una scelta che, per quanto dichiarato, avrebbe sorpreso lo stesso artista: la discografica avrebbe puntato su quel brano come perno della promozione.

duetto con maná: versione con fher e passaggi nei circuiti internazionali

Il successo del brano prosegue anche oltre i confini iniziali. Zucchero racconta che due anni dopo, in occasione di un incontro avvenuto in Sud America, Fher dei Maná avrebbe chiesto una versione insieme. Il duetto, oltre a diventare una hit in Sud America, viene presentato anche in contesti più ampi.

Nel racconto fornito, la collaborazione viene collegata a un tour in America nel 2003 e a una tappa alla Royal Albert Hall di Londra nel 2004.

scaletta e temi: “baila” e “diavolo in me” con lo sguardo sui conflitti

La scaletta conferma la presenza di “Baila” e affianca un’altra canzone storica: “Diavolo in me”, incisa nel 1989. Nel brano, il verso “gloria nell’alto dei cieli, ma non c’è pace quaggiù” resta, secondo quanto riportato, tristemente attuale.

Nel parlare dei contesti globali, Zucchero descrive una situazione complessa che coinvolge diversi teatri di conflitto citati esplicitamente: Ucraina, Palestina e figure politiche menzionate come elementi del quadro internazionale, tra cui Trump, Putin e Netanyahu.

coesione pubblica, live aid e timori nel music-business

Le parole dell’artista insistono su un punto centrale: la percezione di una mancanza di coesione e di una scarsa spinta verso iniziative in grado di riunire attenzione e messaggi. Il riferimento include l’idea di un Live Aid evocato come modello di mobilitazione.

In parallelo, emerge un tema relativo al comportamento degli artisti: viene indicata la tendenza a mantenere un low profile, collegata al timore di ritorsioni. Zucchero esclude una lettura di semplice censura, ma segnala una paura diffusa nell’affrontare il tema legato a Netanyahu.

riflessioni su business, interessi e posizioni pubbliche

Secondo la ricostruzione riportata, l’artista parla anche di incontri con figure del settore e con personalità note, citando conversazioni con Bono e Bruce Springsteen per il modo in cui si sarebbero esposti. Nel racconto viene menzionato anche Bob Geldof, insieme al lavoro condiviso in altre occasioni.

Nel quadro generale, viene inserito un riferimento ulteriore a Roger Waters, collegato all’annullamento di alcuni concerti per via delle sue posizioni.

riflessione conclusiva sull’esposizione degli artisti e sulla necessità di reazioni

La risposta alla domanda su cosa sia possibile fare si concentra su una mancanza percepita di coordinamento e di slancio collettivo. Il racconto ribadisce che, nel settore musicale, la linea indicata da diversi manager sarebbe quella di evitare esposizioni troppo dirette per ridurre i rischi.

Nel testo viene proposta una riflessione aperta: l’interpretazione dell’artista suggerisce che dietro la paura possa esserci un insieme di fattori legati a interessi e dinamiche del music-business. Il passaggio si chiude con l’obiettivo dichiarato di avviare una riflessione senza trasformare la questione in polemica.

personaggi citati nel racconto

  • Zucchero
  • Fher
  • Maná
  • Manoá
  • Bono
  • Bruce Springsteen
  • Bob Geldof
  • Roger Waters
  • Trump
  • Putin
  • Netanyahu
  • Freddie Mercury
Zucchero: “Non capisco questa paura nei confronti di Netanyahu. Forse perché l’80% del music-business mondiale è degli ebrei? Nessuno si muove per un evento mondiale contro la guerra. C’è chi non si espone per evitare che un tour venga cancellato”
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