Vittoria di savoia ho lasciato l’università senza dirlo ai miei genitori e la rabbia che sentivo

• Pubblicato il • 4 min
Vittoria di savoia ho lasciato l’università senza dirlo ai miei genitori e la rabbia che sentivo

Vittoria di Savoia, 22 anni, vive a Londra e porta con sé una storia familiare rilevante: è figlia di Emanuele Filiberto e dell’attrice Clotilde Courau. Nel contesto pubblico, dopo la morte del nonno Vittorio Emanuele, diventa la prima in linea di successione al (non) trono d’Italia; nella sua intervista al Corriere della Sera, però, la narrazione si concentra soprattutto su una dimensione personale, lontana da formule e distinzioni.

Quando la si invita a indicare il modo corretto per rivolgersi a lei, la risposta è netta: “Nessuno mi chiama Altezza Reale o principessa”. Rimane spazio solo per i casi in cui qualcuno la riconosce per strada, con l’aggiunta di un chiarimento diretto: “call me Vitto”.

Vittoria di Savoia: identità personale e rifiuto delle etichette

Il modo in cui Vittoria di Savoia si presenta emerge come un elemento centrale del suo racconto. Il punto non riguarda soltanto l’appellativo, ma il desiderio di restare fuori da categorie fisse: l’esperienza quotidiana e l’incontro casuale con chi la riconosce diventano occasione per confermare una scelta precisa di linguaggio e di prossimità.

Il profilo pubblico, pur legato a una posizione dinastica, viene così ricondotto a un’impostazione più informale: nessun riferimento obbligatorio ai titoli, ma un nome che si avvicina a una dimensione più personale. La frase “call me Vitto” sintetizza una volontà di autonomia comunicativa e di controllo sul proprio modo di essere.

arte e politica: una visione che collega presente e creatività

La lettura del presente passa anche attraverso l’arte. Afferma con chiarezza una convinzione: “Tutto è politico, no?” e, proseguendo, sostiene che se non è politico non è arte. Questa prospettiva si inserisce dentro un percorso costruito senza linearità, fatto di scelte e deviazioni.

studi di politica e cambiamento di rotta

Il percorso formativo viene descritto come un tentativo non pienamente riuscito: gli studi di politica a Parigi vengono indicati come un’esperienza che non le è piaciuta, portando all’abbandono dell’università. La decisione viene ricordata come rapida e autonoma: racconta di aver lasciato senza dirlo ai genitori, con l’obiettivo di dimostrare di poter fare da sola.

Per mantenersi, Vittoria di Savoia avvia un lavoro su più fronti: entra in una galleria d’arte, la Thaddeus Ropac, e contemporaneamente lavora anche in un pub, svolgendo attività come servire ai tavoli e fare un po’ di tutto.

curated by vittoria di savoia e teatro

Parallelamente ai lavori, apre una piattaforma dedicata alla promozione di giovani artisti: Curated by Vittoria di Savoia. Nel racconto compare anche una scelta formativa sul piano artistico e performativo, con l’iscrizione a un corso di teatro.

Alla domanda su ciò che le hanno detto in relazione al lavoro nell’arte, la risposta è diretta: “È un mestiere come un altro” e l’elemento decisivo risulta essere la continuità operativa, cioè lavorare.

cinema, social e concentrazione: scelte guidate dalla creatività

Nel percorso entra anche il cinema, descritto tramite un primo ruolo importante in un film per Prime Video. L’esperienza viene raccontata con entusiasmo: l’immagine proposta è quella del risveglio del mattino con la percezione di vivere davvero un sogno, sintetizzata nell’esclamazione “wow sto vivendo il mio sogno!”.

uso dei social senza etichetta da influencer

Accanto all’attività creativa, Vittoria di Savoia affronta anche il tema dei social: dichiara di non vedersi come influencer e rivendica l’uso dei social come spazio creativo.

In parallelo, specifica un’azione concreta sul comportamento digitale: afferma di aver disattivato TikTok perché la differenza percepita riguarda la capacità di concentrarsi, con la conseguenza di riuscire ad andare più in profondità su ciò che interessa.

rapporto con la famiglia: rabbia adolescenziale e riconciliazione

Anche il rapporto familiare viene raccontato attraverso un’evoluzione nel tempo. Oggi, secondo la sua descrizione, esiste un legame caratterizzato da sincerità, apertura e bellezza. La fase precedente viene associata a emozioni più dure: quando era più giovane, emergeva una rabbia legata a cose che non veniva compreso.

La maturazione viene indicata come il fattore che cambia la prospettiva: crescendo, la percezione diventa diversa e i genitori non restano soltanto come figure di riferimento, ma vengono riconosciuti come persone che imparano insieme ai figli.

origine della rabbia e superamento delle incomprensioni

Sul motivo di quella rabbia, Vittoria di Savoia collega l’esperienza a una dimensione tipica dell’adolescenza: sostiene che tutti gli adolescenti provino rabbia. Tra le cause possibili richiama il desiderio di avere i genitori “più insieme” oppure la difficoltà a comprendere la questione del cognome. Con il passare del tempo, conclude che ora è tutto passato.

personaggi citati

Nella narrazione compaiono i seguenti nominativi legati alla sfera familiare e alla posizione dinastica:

  • Vittoria di Savoia
  • Emanuele Filiberto
  • Clotilde Courau
  • Vittorio Emanuele
Vittoria di Savoia: “Ho lasciato l’università senza dirlo ai miei genitori. Per mantenermi ho trovato lavoro in una galleria d’arte”
Eddie Brock cancella le date del tour estivo: pochi biglietti venduti? Il cantante promette: “Ci vediamo il 3 maggio al Pincio perché mi piace dire le cose in faccia”
Eddie Brock cancella le date del tour estivo: pochi biglietti venduti? Il cantante promette: “Ci vediamo il 3 maggio al Pincio perché mi piace dire le cose in faccia”

Per te