Vangelie del gruppo poem: la gioia dello spirito comunitario dei primi cristiani
Per secoli, la religione cristiana e poi la tradizione cattolica hanno spesso proposto un’idea dell’esistenza segnata da tristezza, dolore, sofferenze e rinunce, con la promessa di una ricompensa oltre la vita terrena. Questa impostazione si è collegata a una lettura dei testi evangelici molto dogmatica, trasformati in una raccolta di norme, divieti e regole. In tale cornice, il messaggio centrale dell’amore è stato progressivamente compresso, finendo per essere interpretato quasi soltanto come relazione verticale tra creature e Creatore. Risulta così messa in ombra una dimensione decisiva: l’amore orizzontale, capace di legare le persone nella loro umanità e di generare fraternità concreta.
Il Vangelo di Giovanni, secondo la prospettiva delineata, offre un punto di riferimento particolarmente chiaro. Se si volesse identificare ciò che è mancato a lungo, il testo indica come parola chiave il corpo: una presenza fisica, sensoriale e anche sensuale, intesa non solo in senso sessuale, ma come condizione piena dell’essere umano. In questa lettura vengono citati piacere, gioia e festa come elementi confinati nello spazio limitato del Carnevale, prima che la Quaresima riporti ciclicamente l’attenzione su rinuncia e sofferenza.
Parallelamente, emerge l’ipotesi che nelle comunità cristiane più antiche il corpo non fosse assente e che pratiche come le agapi fraterne, pur nella sobrietà, potessero avere anche un carattere più festoso: bere, ridere, ballare. Il quadro si completa con l’idea che gli stessi vangeli canonici offrano, se letti con maggiore libertà, aperture importanti; accanto a essi vengono richiamati anche i vangeli apocrifi, evocati come fonte di squarci utili.
concilio vaticano ii e rilettura dei vangeli: amore e fratellanza
Secondo l’impostazione presentata, non si sarebbe verificato un cambiamento radicale fino al Concilio Vaticano II, indetto e inaugurato da Papa Giovanni XXIII tra il 1962 e il 1965. L’evento viene descritto come straordinario non solo per i credenti: avrebbe favorito una lettura dei testi biblici, con particolare riferimento ai Vangeli, capace di restituire un messaggio più autentico basato su amore e fratellanza universali. La svolta viene collegata soprattutto al sostegno dei più deboli, visti come destinatari di una gioia intesa non soltanto come rinuncia, ma come spinta alla vita e alla condivisione.
dario fo, padre alberto maggi e la liberazione del vangelo
Nel contesto richiamato, alcuni giorni prima viene menzionato un convegno legato all’Università di Bologna su Dario Fo, organizzato in occasione del centenario della nascita. In quell’occasione Padre Alberto Maggi viene presentato mentre eleva Fo e Franca Rame “da icone del teatro a veri maestri di spiritualità e umanità”. Il focus ricade in particolare su Mistero Buffo, indicato come esempio della capacità di Fo di rimuovere sovrastrutture dogmatiche e polverose, restituendo la dimensione umana e liberatoria del messaggio evangelico.
La sintesi attribuita a Maggi afferma che l’arte di Fo abbia servito il messaggio cristiano più di molte gerarchie, trasformando il riso in strumento di liberazione spirituale e sociale.
giuliano scabia e afrodite: il corpo dentro il cristianesimo
Un ulteriore elemento di riflessione viene ricondotto a un testo del 1984, Visioni di Gesù con Afrodite, scritto da Giuliano Scabia e rimasto a lungo dimenticato. Nel testo richiamato, Scabia dichiara di voler formulare un’ipotesi in un mondo che intende male l’amore: la mancanza riguarderebbe il corpo di Afrodite, percepito come assente nella versione del Cristianesimo ricevuta da ragazzo. A partire da questa premessa, Scabia immagina l’incontro sulla riva al mare tra un Gesù giovinetto, in tunica bianca, e una donna che emerge nuda dall’acqua, identificata con Afrodite in modo possibile.
Nella scena, Gesù appare imbarazzato e turbato, arrivando a difendersi dichiarando: “Sei una visione, un sogno. Non esisti”. La donna risponde accusandolo di paura e di mancanza di esperienza: “Non sei mai stato con una donna. Non hai mai amato, veramente, una donna”. Da qui viene sollevato un interrogativo teologico: se il figlio di Dio ha scelto di farsi uomo, allora non avrebbe dovuto esserlo interamente?
spettacolo vangeli a torino: poemi teatrali e corpi in scena
L’autore del testo dichiara che l’idea di Scabia è tornata in mente assistendo a Torino (presso le Fonderie Limone-Teatro Stabile, in replica fino al 19 aprile) allo spettacolo del gruppo POEM Vangeli, con regia di Gabriele Vacis e collaborazione di Roberto Tarasco. Sul palco sono presenti dodici attori biancovestiti che mettono i propri giovani corpi al servizio della parola alta di Giovanni, con citazioni anche da Matteo, Luca e Paolo.
La rappresentazione viene descritta come corale e sostenuta da pochi oggetti, capaci di produrre forte risonanza simbolica e una buona efficacia scenica. Tra gli elementi principali sono indicati dodici candidi lenzuoli, usati davvero in ogni modo possibile, e coperte termiche che, nel finale, servono a costruire una sorta di correlativo oggettivo della verticalità e della trascendenza.
Nel complesso, viene ritenuto che in Vangeli si ritrovi lo spirito comunitario e complice immaginato come proprio dei primi cristiani. Rispetto a ciò, viene indicato anche un margine di spinta ulteriore: muoversi con ancora maggiore decisione in questa direzione, prendendo alla lettera un suggerimento iniziale di Pasolini sulla civiltà contadina, suggerimento presente in voce.
lavanda dei piedi e sacramento: piedi come vulnerabilità
Tra le osservazioni formulate, una riguarda la lavanda dei piedi durante l’ultima cena. Viene sottolineato che Giovanni è l’unico evangelista a riportare questo episodio e che, nello spettacolo, sostituirebbe la condivisione del pane e del vino. L’impostazione trova concordanza con Emmanuel Carrère (ne Il Regno): nel corpo, i piedi sono “la cosa più vulnerabile: il bambino che è in noi”. L’idea prosegue con la possibilità che le cose sarebbero potute andare diversamente, fino a considerare la lavanda dei piedi come sacramento centrale al posto dell’eucarestia.
figure citate e riferimenti principali
- Papa Giovanni XXIII
- Padre Alberto Maggi
- Dario Fo
- Franca Rame
- Giuliano Scabia
- Gabriele Vacis
- Roberto Tarasco
- Pasolini
- Emmanuel Carrère
