Uso strumentale del divino in politica: esempi caso trump a mieli
L’evoluzione della cultura politica occidentale ha attraversato una svolta decisiva verso la modernità laica, mantenendo però intatto un nodo centrale: l’idea del divino come riferimento strumentale. L’uso pubblico del sacro, quando diventa linguaggio di potere, tende a riaccendere conflitti e polemiche, fino a riflettersi anche nei contesti più inattesi. Il quadro che emerge mette in primo piano la traiettoria storica che porta dall’autonomia dell’ordine civile a una nuova centralità del simbolo religioso, con effetti concreti sulla sfera politica.
Il passaggio viene collegato a un fondamento teorico e a un momento illuministico, mentre l’epoca recente viene descritta attraverso episodi di cronaca e dibattito pubblico in cui il divino appare impiegato per legittimare posizioni e campagne. Sullo sfondo, l’analisi converge verso una critica all’idea che il potere possa rivestirsi di sacralità o, più in generale, che la sfera spirituale venga piegata a interessi materiali.
modernità laica e principio politico “etsi deus non daretur”
La ricostruzione storica individua l’avvio della modernità laica in Occidente come un processo che si sarebbe protratto, “grosso modo”, fino a larga parte del XX secolo. In questo percorso, il precetto biblico legato al divieto di nominare invano il nome di dio viene riletto in chiave giuspolitica: viene citata la declinazione attribuita a un giusnaturalista secentesco, Hugo Grozio, secondo il principio “etsi Deus non daretur”. Da tale impostazione si aggancia l’idea che sia poi stato l’Illuminismo a consolidare il quadro di riferimento.
riemergere del divino e spegnimento dei lumi nel dibattito pubblico
La fase recente viene presentata come un ritorno del divino con funzioni di legittimazione. Questo riemergere viene associato a un progressivo indebolimento dell’orizzonte illuminista, descritto non tanto come evento teorico, quanto come fenomeno osservabile nella cronaca quotidiana. Il divino diventa così, in vari passaggi, un elemento che alimenta scontri e narrazioni politiche.
Il riferimento passa attraverso ambiti differenti: dal racconto sportivo fino alla comunicazione politica. Nel calcio, ad esempio, viene richiamata una telecronaca in cui Lele Adani avrebbe parlato di un ipotetico “dio tifoso” dell’Argentina, collegando la narrazione calcistica a elementi biografici e a personaggi citati nel racconto.
La stessa logica di strumentalizzazione del sacro viene rievocata nella campagna elettorale legata a un referendum anti magistratura del 23 marzo. In quel contesto, Alessandro Sallusti viene descritto come autore di un’affermazione incentrata sull’idea di una vittoria certa, attribuendo la riuscita a una figura “santa” connessa al presidente Berlusconi, presentato come in contatto con il Padre Eterno.
divino come leva politica: dal caso Trump al confronto con il papa
Il quadro viene rafforzato da un episodio internazionale attribuito a Donald Trump, descritto come un’escalation nello scontro con papa Leone. Viene richiamata la contestazione a una frase considerata provocatoria, “basta morti in nome di dio”, mentre l’immagine religiosa viene associata a una scena in cui papa Leone si presenta in veste di Cristo durante una risurrezione di un defunto.
Nella narrazione, viene anche inserita l’osservazione che il volto del personaggio sarebbe riconducibile a quello di Jeffrey Epstein, citando in forma implicita file e riferimenti riconnessi al presunto ricatto. Il racconto lega l’interpretazione a dinamiche attribuite a Netanyahu, con un riferimento a un lapsus descritto come possibile conferma di una dinamica di pressione.
politica italiana e uso strumentale del sacro nelle dinamiche interne
L’attenzione si sposta sulla politica italiana, dove l’uso del divino viene indicato come fattore capace di generare un’onda d’urto che coinvolge anche figure centrali del dibattito pubblico. In particolare, vengono nominate due leader.
giorgia meloni, “favore” e contraccolpi dopo l’uscita di scena dalla scena internazionale
Per Giorgia Meloni, la dinamica viene presentata come legata a un investimento comunicativo collegato a un omaggio descritto come “vassallatico” proveniente dalla Casa Bianca. L’esito viene descritto come vanificato, con conseguente perdita di lucidità nel discorso pubblico, e viene richiamato un contraccolpo che avrebbe inciso sulla traiettoria politica della leader.
elly schlein e la “solidarietà” in parlamento dopo la scomunica
La figura di Elly Schlein viene collegata alla fase successiva: viene evocata l’idea dell’“ospite in casa d’altri” e l’esito sarebbe una presa in ostaggio seguita da una reazione descritta in termini di crisi politica e condizionamento.
In tale contesto, viene narrato che, quando Trump avrebbe scomunicato Meloni per l’atteggiamento verso l’aggressione verbale contro il pontefice, Schlein avrebbe deciso di intervenire in Parlamento con una manifestazione di solidarietà. L’azione viene messa in relazione con la ricerca di consenso bipartisan, anche se il ragionamento viene contraddetto da una lettura critica: la scelta sarebbe interpretata come cedimento a dinamiche di potere interne e come ulteriore segnale di inadeguatezza.
paolo mieli, televisione e interpretazioni del potere come ordine dominante
Un ulteriore focus riguarda Paolo Mieli, descritto in relazione a un salotto televisivo condotto da Luca Telese e Marianna Aprile, con una partecipazione definita come Onda. Mieli viene presentato come tifoso della Schlein dal primo giorno e come sostenitore dell’idea che Schlein sia una candidata naturale alla Presidenza del Consiglio.
La lettura della posizione attribuita a Mieli viene ampliata con una spiegazione interpretativa: la candidatura sarebbe vista come strumento in vista delle elezioni del 2027, con l’obiettivo di contenere una figura considerata scomoda per l’establishment, indicata come Giuseppe Conte. Vengono inoltre richiamati interessi attribuiti a dinamiche predatrici, collegate a finanziamenti europei ottenuti in un periodo in cui Conte sarebbe stato premier.
Nella narrazione, si inserisce anche un riferimento all’idea di “dio cattivo” associato alla restaurazione, collegato al potere dei privilegiati considerato come fondamento di un ordine dominante. Mieli viene descritto come fedele custode di tale sistema, con un’evoluzione rappresentata come passaggio da sensibilità politica degli anni Sessanta e Settanta a ruolo di guardiano dell’ordine prevalente. L’insieme viene completato da un riferimento a esternazioni favorevoli a un “sì” nell’ultimo referendum richiamato nella narrazione.
Il testo conclude collegando questi processi a una tendenza più ampia: l’Occidente, secondo la prospettiva presentata, starebbe andando verso una forma di governo dominata dal denaro, pronta a trasformarsi in forme ancora più opache. Viene richiamata la formula del Dio denaro e viene citato Keynes, con l’idea che il problema morale dell’epoca riguardi l’amore per il denaro.
personaggi citati e figure coinvolte nelle dinamiche descritte
Nel quadro complessivo vengono menzionati diversi protagonisti legati agli eventi e alle posizioni descritte:
- Hugo Grozio
- Lele Adani
- Diego Armando Maradona
- Alessandro Sallusti
- Silvio Berlusconi
- Donald Trump
- papa Leone
- Jeffrey Epstein
- Netanyahu
- Giorgia Meloni
- Elly Schlein
- Stefano Bonaccini
- Paolo Mieli
- Luca Telese
- Marianna Aprile
- Giuseppe Conte
- Keynes
