Trump e declino del sovranismo: perché la destra sta perdendo ovunque

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Trump e declino del sovranismo: perché la destra sta perdendo ovunque

La politica internazionale sta cambiando ritmo, e la direzione del vento emerge soprattutto quando si osservano gli effetti concreti delle scelte al potere. In Europa, il tema della capacità di “salvarsi” da dinamiche economiche e sociali più ampie si intreccia con la valutazione delle alleanze e con la crescente distanza tra programmi politici e risultati. Al centro del discorso compare il ruolo di Donald Trump e la conseguenza, secondo la lettura proposta, delle sue politiche nel quadro delle turbolenze economiche. Nel frattempo, le traiettorie di Australia, Canada e Ungheria vengono collegate a segnali elettorali e reputazionali considerati indicatori di quanto le posizioni di destra stiano perdendo presa.

cosa sta incrinando il vantaggio delle destre nel mondo

La perdita di appeal viene attribuita innanzitutto a un fattore economico: viene indicata una recessione che colpirebbe l’Europa e che, nella ricostruzione fornita, avrebbe una relazione con le guerre avviate nel mondo da Donald Trump. In questo quadro, il sovranismo viene descritto come un messaggio che nel passato appariva come una promessa luminosa, riassumibile nel trittico “Dio, Patria e famiglia”. La narrazione si sposta poi su un punto pratico: la mercanzia politica e il lifestyle del leader vengono messi in relazione con la capacità decisionale e con la gestione di alleanze, attacchi e contratti.

Il sovranista viene presentato come una figura che sceglie obiettivi, definisce interlocutori, decide dove fare affari e come impiegare il denaro. La conseguenza attesa, nella cornice del testo, è che gli altri restino a osservare e a subire l’impostazione strategica. Su questo impianto si innesta anche la considerazione che, secondo la fonte, la ricaduta sui bilanci dei governi risulterebbe spesso in rosso, includendo anche quelli considerati alleati.

un caso: ungheria e distanza dal sovranismo

Il discorso si concentra su l’Ungheria, descritta come un Paese da otto milioni di abitanti che, secondo quanto riportato, ha finora beneficiato dei fondi dell’Unione europea. Budapest viene indicata come fruitore netto delle casse di Bruxelles. Un punto quantitativo viene esplicitato tramite un ultimo rendiconto: circa cinque miliardi di euro costituirebbero il saldo incassato da Budapest.

In questo contesto, nasce la domanda centrale: sovranista a chi? Il testo collega la validazione delle ricette politiche alla necessità di tempo e sperimentazione. Viene richiamato che, dopo un periodo di circa due anni, comincerebbero a emergere dubbi sulla tenuta di queste impostazioni.

elezioni e segnali: australia, canada, ungheria

Un ulteriore asse interpretativo riguarda la dimensione reputazionale attribuita a Trump. Nel racconto fornito, la crisi reputazionale del tycoon viene associata anche a un “attacco al Papa”, presentato come un’ultima conferma di una serie di eventi considerati catastrofici. Da qui prende corpo la tesi: le politiche di destra, alla fine, non renderebbero ricchi, ma produrrebbero povertà e difficoltà.

Le ricadute vengono poi messe in relazione con una sequenza di cambiamenti elettorali e scelte politiche in vari Paesi. Prima dell’Australia con l’elezione del quieto leader laburista Anthony Albanese, poi del Canada con l’economista liberale Mark Carney, infine l’Ungheria dove viene menzionata l’incoronazione di Peter Magyar, definito “figlio prediletto di Bruxelles”.

la misura della distanza da trump come indicatore

La frase chiave proposta riconduce questi passaggi a un indicatore: “la misura della distanza da Trump” che, secondo il testo, certifica la capacità di salvarsi. Il collegamento tra questi elementi viene presentato come “strano ma vero”, mantenendo l’idea che l’allontanamento dall’impostazione associata a Trump sia percepito come una via di protezione.

personaggi citati e ruoli menzionati

Nel quadro delineato compaiono diverse personalità politiche ed economiche, indicate come protagoniste di svolte o riferimenti diretti:

  • Donald Trump
  • Anthony Albanese
  • Mark Carney
  • Peter Magyar
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