Spioni in italia che odiano i testimoni: squadra fiore e dossieraggi

• Pubblicato il • 5 min
Spioni in italia che odiano i testimoni: squadra fiore e dossieraggi

L’atmosfera che emerge tra inchieste, processi e protezioni “a intermittenza” racconta un Paese dove le informazioni riservate, quando diventano strumento di potere, sembrano passare; mentre, quando affiorano per esporre abusi, suscitano paura e reazioni difensive. La vicenda Squadra Fiore riporta al centro un nodo irrisolto: il confine tra raccolta e uso delle notizie nell’ambito pubblico e il mercato illegale potenzialmente eversivo dell’ordine democratico.

testimoni sotto pressione e paura di parlare

La ricostruzione intreccia più storie, accomunate dal timore di chi ha scelto di collaborare o di denunciare. La “paura” compare come filo conduttore: quella maturata nella Milano descritta da una “gola profonda” che ha svelato traffico di sesso e denaro e che ora afferma di temere conseguenze.

Un timore che viene accostato anche alla morte di Bernardo Pace, condannato per mafia nell’abbreviato del processo Hydra e poi deciso a collaborare con la magistratura. Il ritrovamento avviene impiccato nel carcere di Torino il 16 marzo, nei suoi ultimi giorni di vita.

La stessa inquietudine viene attribuita a un importante testimone di giustizia contro la ‘ndrangheta: l’imprenditore calabrese Pino Masciari. Pur in presenza di inchieste giudiziarie che avrebbero confermato la presenza capillare delle cosche denunciate, l’uomo viene regolarmente richiamato dalle autorità di pubblica sicurezza per dare prova dell’attualità della minaccia, secondo una dinamica che viene descritta come un ribaltamento dei ruoli.

Nel quadro rientra anche la situazione di un altro testimone centrale, impegnato in un percorso di protezione con l’intero nucleo familiare. Viene presentato come costretto a difendersi tramite procedure formali contro una burocrazia della sicurezza giudicata sorda ai bisogni elementari e ai riguardi umani che la persona, stando alla narrazione, dovrebbe ricevere.

Infine, la paura investe un giornalista indicato come testimone scomodo di traffici “immondi” ad Arzano, Mimmo Rubio. La sua vicenda viene collegata alla decisione del Viminale di togliere la scorta “inopinatamente” mentre risultano in corso processi in cui il giornalista è parte offesa e crescono le intimidazioni.

modica mazzetta e scelte di denuncia

Le testimonianze vengono messe in relazione con le parole attribuite al ministro della Giustizia Nordio alla Camera, rispetto alla nozione di “modica mazzetta” e all’idea della non punibilità di una corruzione sotto soglia. La narrazione sottolinea l’effetto di smarrimento: se si fosse saputo prima, sarebbe stato possibile evitare di denunciare pur di non accettare compromessi.

inchiesta squadra fiore e mercato illegale delle informazioni

L’esplosione dell’ennesima indagine su una presunta centrale di intercettazioni illegale, attribuita alla Squadra Fiore, riapre il tema del mercato illegale e potenzialmente eversivo dell’ordine democratico legato a informazioni riservate: raccolte abusivamente e poi utilizzate con finalità considerate inaccettabili.

La gravità della vicenda viene descritta anche attraverso collegamenti con altri tasselli: vengono citate Striano/Laudati e la vicenda Equalize, segnata dalla prematura e improvvisa morte dell’ex super poliziotto Carmine Gallo, indicato come soggetto che aveva da poco deciso di collaborare con la magistratura.

commissione antimafia e interrogativi sulle connessioni tra casi

Nel testo compare il riferimento a Colosimo, chiamata a gestire in Commissione antimafia l’audizione dell’ex sotto segretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, legata alla vicenda definita “Le 5 forchette”. Da lì nasce l’interrogativo sull’intenzione di approfondire anche il filone Squadra Fiore.

La narrazione pone poi una questione di collegamento: per la composizione della Squadra Fiore si chiede se esista una connessione con la vicenda Paragon/Graphite. In questo passaggio si distingue tra l’uso del software spia indicato come impiegato legittimamente dai servizi segreti contro target ammessi dalla legge, e l’uso attribuito “da qualcun altro” (non identificato) contro target proibiti dalla legge, citando i giornalisti professionisti come Francesco Cancellato di FanPage.

governo meloni, Giuseppe del deo e le domande sul rapporto con i vertici

La ricostruzione introduce un’ampia serie di interrogativi sul coinvolgimento istituzionale e sui tempi. Il testo afferma che il governo Meloni sarebbe stato a conoscenza dell’esistenza della Squadra Fiore e del coinvolgimento di Giuseppe Del Deo, indicato come numero due di AISI e poi di DIS. Viene chiesto perché, nonostante tale quadro, Del Deo sia stato “pensionato” a soli 51 anni con una buona uscita nel marzo 2025.

Le domande si estendono al rapporto tra le presunte condotte attribuite a Del Deo e le improvvise dimissioni di Elisabetta Belloni dal vertice del DIS il 15 gennaio 2025, pochi giorni prima dell’esplosione del caso Almasri.

Ulteriori elementi sono collegati a due vicende che avrebbero incrinato il rapporto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: il caso Giambruno e il caso Caputo. In base alla ricostruzione, se effettivamente così fosse, resterebbe da capire se la parabola di Del Deo sia virata “verso il basso” per un possibile pagamento di presunte infedeltà o di imperizia nel fare ciò che non avrebbe dovuto.

personaggi citati nella narrazione

  • Nordio
  • Bernardo Pace
  • Pino Masciari
  • Mimmo Rubio
  • Francesco Cancellato
  • Colosimo
  • Andrea Delmastro Delle Vedove
  • Giuseppe Del Deo
  • Elisabetta Belloni
  • Giorgia Meloni
  • Carmine Gallo
Squadra Fiore e altri dossieraggi: l’Italia è un Paese di “spioni” che però odia i Testimoni

Per te