Roberto Farnesi e la fede: cosa ha sentito sulla tomba di Gesù

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Roberto Farnesi e la fede: cosa ha sentito sulla tomba di Gesù

Roberto Farnesi racconta una fede nata da esperienze personali, rafforzata da un viaggio a Gerusalemme e da un legame familiare che continua a fare sentire la sua presenza anche dopo le perdite. Tra memoria, spiritualità e affetti, emerge un quadro coerente: la ricerca di un significato, l’importanza dei valori imparati in casa e il ruolo centrale della figlia Mia.

robeto farnesi fede e viaggio a gerusalemme

Roberto Farnesi descrive i genitori come molto credenti e racconta di essersi avvicinato a una consapevolezza profonda. A Gerusalemme afferma di aver sentito qualcosa di intenso: “sinceramente ho sentito qualcosa di forte”. Spiega di aver appoggiato la mano sulla pietra legata al luogo dove è stato tumulato Gesù, dicendo che intorno a quel sito percepisce una “aura” particolare. Precisa però che non si tratta di una trasformazione mistica improvvisa, quanto di una presa di coscienza: “ho preso coscienza”, e il riferimento al 2026 diventa il modo per ribadire la continuità del messaggio e la sua attuale presenza.

robeto farnesi valori, amore e vita familiare

Nel descrivere il proprio carattere, Farnesi si definisce un esteta, con un gusto per le cose belle e per un contesto arricchito da ciò che ritiene significativo. Ammette anche un possibile passato più materialista, ma indica un cambiamento di priorità: nell’attuale fase della vita ciò che conta davvero è mia figlia Mia.

La figlia arriva tardi, dall’amore con Lucia Belcastro. Il racconto è diretto: “non avevo mai incontrato la persona giusta”. Quando la svolta avviene, a 44 anni, Farnesi afferma di aver subito pensato alla nascita di un figlio; la bambina viene fortemente voluta e nasce quando lui aveva 52 anni. Sottolinea anche la durata della storia: con Lucya parla di 11 anni, definendola un “recordone”, perché in passato le relazioni non arrivavano a oltre due anni.

figli in tarda età e un modello familiare

Farnesi lega la scelta e la tempistica della paternità a un elemento di famiglia: racconta che anche suo padre aveva molti anni più di sua madre, e che lo stesso padre lo ha avuto a 56 anni. Descrive la propria famiglia come molto unita e spiega di aver provato a costruirne una con lo stesso spirito. Dopo la scomparsa del padre, avvenuta quando Farnesi aveva 23 anni, racconta di essersi unito ancora di più alla madre.

la mancanza dei genitori e la domanda che resta

Roberto Farnesi parla del distacco terreno come di qualcosa di difficile da comprendere e accettare. Dice che non c’è giorno o notte che non la pensi e rivela che i pensieri coinvolgono entrambi i genitori: la madre viene ricordata come parte di una relazione vissuta fino a 50 e passa anni con un legame molto forte. Quando la madre viene a mancare, afferma di aver sentito uno shock altrettanto intenso: “il colpo è stato altrettanto forte”.

Il nodo emotivo centrale è la sensazione di strappo: parla di interrogativo e di impossibilità di accettare che tutto finisca così. Descrive il dolore concreto legato all’assenza fisica: non poterla più abbracciare, il vuoto che impedisce di vedere la persona amata come prima. Afferma di trovare questo interrogativo impossibile da superare e lo interpreta come un’esperienza condivisa da tutti gli esseri umani, da quando l’uomo è sulla Terra.

Se potesse rivederli anche solo per un istante, dice che la domanda sarebbe semplice e diretta: “Siete orgogliosi di me?”. La risposta, secondo la sua aspettativa, sarebbe molto probabilmente affermativa.

santo preferito, preghiera e fede nella quotidianità

Farnesi indica come santo preferito San Francesco. Il motivo è collegato a ciò che, secondo il suo racconto, dovrebbe essere una guida: praticare ciò che lui ha praticato e aspirare al suo messaggio di pace, fratellanza, umiltà e carità. Pur riconoscendo la vicinanza ideale, confessa di non essere praticamente un credente nella forma consueta; ricorda però le parole del Padre nostro e dichiara di pregare nel momento del bisogno.

la fede e la scuola di mia

La vita quotidiana, per Roberto Farnesi, ruota intorno alla figlia Mia. Racconta che oggi va a scuola dalle suore, sottolineando che non c’è un legame esplicito legato alla fede o alla religione. La motivazione viene presentata come comodità, perché l’istituto si trova dietro al suo ristorante, Il Ristoro del Parco, a Pisa. Durante un periodo, la bambina lo avrebbe seguito per molte chiese della città, spiegando che si intravedeva un’attrazione particolare: le ferite sembravano affascinarla.

onestà, insegnamenti familiari e complicità

Roberto Farnesi attribuisce alla famiglia un insegnamento decisivo: l’onestà. Spiega che una bugia non viene accettata, aggiungendo che al massimo si può omettere un pensiero. Afferma di aver ritrovato lo stesso valore anche nella compagna: l’onestà è parte della relazione.

persone citate

Nel racconto compaiono figure familiari e riferimenti a persone importanti per la storia personale.

  • Roberto Farnesi
  • Lucia Belcastro
  • Mia
  • Gesù
  • San Francesco
  • Galileo Galilei
“Ero un ‘vitellone’, poi ho scoperto la fede. Ho messo la mano sulla pietra dove è stato tumulato Gesù e ho sentito qualcosa. Il mio santo preferito? San Francesco”: così Roberto Farnesi
“Sono in lutto. Ho paura e sono arrabbiata. Gabriel mi ha denunciato per diffamazione, pensa di tapparmi la bocca, ma dirò sempre la verità”: così Chiara Balistreri
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