Pesca al tonno rosso e trionfalismo sospetto: cosa c’è dietro
La campagna di pesca del tonno rosso 2026-2028 inizia a delinearsi con numeri precisi e un quadro regolatorio già definito. Il decreto direttoriale del MASAF datato 1° aprile 2026 assegna all’Italia 6.182,610 tonnellate annue, circa 900 tonnellate in più rispetto al 2025, con un incremento vicino al 17%. Un segnale rilevante, che però apre anche interrogativi su come si formano le quote e su come vengono effettivamente gestite nell’intera filiera.
quota tonno rosso 2026-2028: 6.182,610 tonnellate annue per l’Italia
Per il triennio 2026-2028 l’Italia dispone di un contingente annuo pari a 6.182,610 tonnellate di tonno rosso. Il documento individua un aumento di circa 900 tonnellate rispetto al livello del 2025, attestando una crescita prossima al 17%.
Il MASAF presenta il provvedimento come l’atto che disciplina la campagna nazionale del periodo 2026-2028, con una ripartizione interna che riguarda i diversi sistemi di pesca e le imbarcazioni autorizzate.
come si formano le quote tonno rosso: decisioni internazionali e europee
La quota non nasce da una trattativa italiana autonoma. Il contingente viene definito attraverso un meccanismo a più livelli, nel quale risultano determinanti le decisioni internazionali e poi quelle europee. Solo successivamente il decreto nazionale assegna la quota italiana tra i diversi sistemi di pesca e le imbarcazioni autorizzate.
ruolo dell’unione europea nella negoziazione
La cornice richiamata nelle ricostruzioni del nuovo contingente evidenzia che la definizione complessiva avviene entro decisioni europee e internazionali. La Commissione chiarisce che i Sustainable Fisheries Partnership Agreements con i Paesi terzi vengono negoziati e conclusi dalla Commissione per conto dell’Ue.
decreto nazionale e rappresentazione politica: la quota non equivale alla direzione del negoziato
Il provvedimento viene descritto come strumento di disciplina della campagna nazionale, ma il contesto più ampio mostra una dinamica diversa. La disponibilità di una quota di pesca non implica necessariamente che l’Italia abbia guidato il negoziato; indica, piuttosto, l’ottenimento di una porzione definita entro una cornice esterna in cui l’attore principale risulta l’Unione europea.
Ne emerge un punto centrale: la fase interna europea e la gestione a valle in Italia incidono sull’amministrazione e sulla distribuzione, mentre il racconto politico-amministrativo tende a presentare il risultato come prova di una piena direzione. La differenza tra ottenimento e conduzione politica viene indicata come nodo essenziale dell’interpretazione.
debolezze italiane nella pesca mediterranea: stock sotto pressione e misure di compressione
Il focus non resta confinato al dato quantitativo sul tonno. Viene sottolineato che il mare di riferimento non riguarda esclusivamente quote redditizie, bensì una realtà fatta di pressione sugli stock, restrizioni, chiusure e divieti, con ricadute sui conflitti distributivi e sulla fatica della componente marittima.
piccoli pelagici e piano d’azione nazionale: riduzione dell’attività e misure tecniche
Un passaggio riguarda i piccoli pelagici e il quadro di capacità della flotta. Il rapporto italiano 2024 sulla capacità della flotta, trasmesso in sede europea, riporta che il piano d’azione nazionale punta a ridurre la mortalità da pesca anche tramite riduzione dell’attività di traino e riduzione della flotta mediante cessazione definitiva, oltre a misure tecniche e gestionali.
Nel documento vengono richiamate anche chiusure obbligatorie e misure di arresto definitivo finanziate nell’ambito di EMFAF 2021-2027.
ambientalità e ingrasso del tonno rosso: rischi e carenza di regole specifiche
Accanto al quadro economico e politico, viene evidenziata un’ulteriore criticità: la dimensione ambientale. Nell’estate 2025, Greenpeace aveva segnalato la crescita del business dell’ingrasso del tonno rosso in Italia in assenza di un adeguato quadro normativo ambientale. La segnalazione richiama rischi legati alla gestione degli impianti e alla mancanza di regole specifiche.
Nel contesto descritto, l’aumento della quota non viene interpretato come unicamente economico o politico: impone anche di interrogarsi sulla capacità del sistema di reggere su piano ecologico e regolatorio, soprattutto in presenza di una filiera più intensa e più appetibile.
distribuzione delle quote e equità: art. 17, piccola scala e trasparenza
La questione più delicata riguarda il funzionamento della redistribuzione. Non si tratta soltanto di quanta quota arrivi all’Italia, ma anche di come venga distribuita, con quali criteri, e di chi resti strutturalmente ai margini.
Il rapporto FAMENET del 2025 sulla consultazione pubblica per la riforma della politica comune della pesca fotografa un malessere orientato alla mancata piena attuazione di quanto previsto. Vengono indicati: scarsa attuazione dell’articolo 17 sulla ripartizione equa delle quote, danni per i pescatori di piccola scala e a basso impatto, richiesta di maggiore trasparenza, difficoltà di partecipazione per le organizzazioni più piccole.
Il rapporto evidenzia anche una percezione di organismi consultivi sbilanciati a favore delle voci industriali e la necessità di un coinvolgimento più forte della piccola pesca nel processo decisionale.
tonno rosso e successo annunciato: trasformare la quota in giustizia distributiva
Se l’aumento delle quote non porta a una redistribuzione più equa, continuando a prevalere una logica storica che favorisce i soggetti più forti, il decreto sul tonno viene interpretato come un segnale parziale. In questo scenario, la piccola pesca risulta evocata ma non realmente valorizzata, e la disponibilità di contingenti non coincide con la dimostrazione di una capacità di trasformare sostenibilità, Mediterraneo e obiettivi di governance in strategia coerente.
La narrazione del risultato viene contrapposta all’esigenza di tradurre la quota in giustizia distributiva e di impostare il Mediterraneo come priorità politica in grado di integrare sostenibilità biologica, equilibrio sociale, legalità della filiera e tutela della pesca artigianale, insieme all’interesse alimentare nazionale.
Personaggi citati:
- Greenpeace
- FAMENET
