Perfect spiegazione del delicato finale del film di Wim Wenders

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Perfect  spiegazione del delicato finale del film di Wim Wenders

Il finale di Perfect Days, film di Wim Wenders uscito nel 2023, concentra l’attenzione sull’interiorità di Hirayama trasformando una routine quasi essenziale in un percorso emotivo, discreto e ricco di sfumature. In chiusura, la narrazione lascia spazio a dettagli silenziosi, momenti di rottura e ritorni alla normalità, fino a delineare un’idea di vita fatta di scelte consapevoli e piccoli gesti quotidiani.

perfect days: hirayama e la rivelazione del passato

La storia si muove con delicatezza, fino a far emergere con maggiore chiarezza ciò che sta dietro l’apparente semplicità dell’esistenza di Hirayama. L’arrivo improvviso della nipote Niko e il confronto con la sorella Keiko diventano il punto di svolta attraverso cui affiora il passato: una famiglia benestante, un padre malato di demenza e un mondo da cui Hirayama sembra essersi allontanato senza clamore.

Quando Keiko gli chiede se si recherà a trovare il padre nella casa di riposo, la risposta di Hirayama è un rifiuto. Da quella negazione nasce un dolore a lungo trattenuto che esplode in un pianto inconsolabile. È uno dei pochi momenti in cui la sua compostezza, fino ad allora rigorosa, si incrina con evidenza.

perfect days: la fine della parentesi luminosa e la perdita dell’equilibrio

La partenza della nipote chiude una breve parentesi più luminosa. Subito dopo, anche Takashi abbandona il lavoro senza preavviso, costringendo Hirayama a coprire i turni da solo. L’equilibrio quotidiano comincia a vacillare in modo tangibile.

La destabilizzazione cresce ulteriormente quando Hirayama scopre che la proprietaria del ristorante che frequenta è abbracciata a un uomo. Ferito e disorientato, compie un gesto insolito: acquista sigarette e alcolici e si isola lungo il fiume.

perfect days: la connessione inattesa e la fragilità dell’esistenza

Nel momento in cui sembra più chiuso nel suo smarrimento, avviene un incontro che cambia il tono della scena: l’uomo con cui Hirayama dialoga è l’ex marito della ristoratrice, malato terminale. Tra loro si crea un contatto sospeso e autentico fatto di gesti semplici.

I due condividono una sigaretta e si scambiano poche parole sulla vita e sulla morte. La conversazione non pretende di spiegare l’inevitabile: procede invece per immagini e micro-azioni, includendo persino un gioco infantile con le ombre. In questo scambio, Hirayama accetta la fragilità dell’esistenza, senza ricorrere a grandi discorsi o a consolazioni rumorose.

perfect days: ritorno alla routine e felicità nei piccoli gesti

La sequenza finale riporta la narrazione alla quotidianità. All’alba, Hirayama ricomincia il lavoro. In auto ascolta Feeling Good di Nina Simone e il volto attraversa una gamma precisa di emozioni: malinconia, gratitudine, tristezza, serenità.

Non emerge una catarsi spettacolare. Il senso del finale è affidato a una consapevolezza più silenziosa: la felicità trova spazio nei piccoli gesti quotidiani. Tra le immagini ricorrenti ci sono la luce tra gli alberi, la presenza di una musica amata e la cura, continua e appartata, del proprio lavoro.

La conclusione suggerisce che la vita di Hirayama, pur attraversata da rinunce e solitudine, sia il risultato di una scelta consapevole. Un’esistenza minimale ma autentica in cui anche un giorno imperfetto può trasformarsi, semplicemente, in un perfect day.

personaggi presenti nella chiusura

  • Hirayama
  • Niko
  • Keiko
  • Takashi
  • l’ex marito della ristoratrice
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