Parla harrison ford: raccontare storie mi ha salvato depressione e solitudine

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Parla harrison ford: raccontare storie mi ha salvato  depressione e  solitudine

Prima di diventare uno dei volti più riconoscibili del cinema internazionale, Harrison Ford ha attraversato un periodo di profondo malessere che lui stesso descrive con franchezza. Il racconto riporta alla luce una fase fatta di isolamento, depressione e routine che interrompevano appena la quotidianità, aprendo poi la strada a una trasformazione legata alla narrazione e al teatro.

harrison ford e la depressione: isolamento totale durante il college

Nel corso di un’intervista ripresa da Page Six, l’attore ha rievocato gli anni del college a Ripon, nel Wisconsin, ricordandoli come un momento di chiusura quasi completa. Secondo Ford, la giornata si riduceva a gesti ripetitivi: alzarsi dal letto, passare al telefono, ordinare una pizza e poi tornare a sdraiarsi fino all’arrivo del cibo. Dopo il pasto, i cartoni venivano lasciati in un angolo e il sonno ricominciava.

In quel contesto, uscire dalla stanza risultava un’eccezione. Anche la frequentazione delle lezioni diventava, nella pratica, impossibile: Ford racconta che, nelle rare occasioni in cui si avvicinava agli spazi universitari, arrivava fino alla porta dell’edificio, la toccava e poi faceva dietrofront.

il peso psicologico: depressione e malessere sociale

Il racconto entra nel merito della percezione personale di quello stato. Ford afferma di essere stato più che depresso, precisando che riteneva di essere malato in senso ampio: “socialmente malato” e, soprattutto, psicologicamente non stavo bene. Le sue parole restituiscono un quadro in cui il disagio non era circoscritto all’umore, ma investiva il modo di relazionarsi e il benessere mentale.

il cambiamento: il corso di teatro che ha riacceso la prospettiva

La svolta arriva quasi per caso. Per cercare di migliorare una media accademica troppo bassa, Ford decide di iscriversi a un corso di teatro. L’iscrizione avviene senza aspettative precise: non si tratta soltanto di studio dei testi, ma anche di recitazione. Per l’attore, si apre un terreno completamente diverso da ciò a cui era abituato.

dal sentirsi fuori posto al riconoscere il valore della narrazione

Ford spiega di essere rimasto sorpreso nel constatare che le persone viste in precedenza come “un po’ strane” o fuori posto si rivelavano tra le più interessanti che avesse mai incontrato. Secondo il suo racconto, quelle persone facevano qualcosa che non aveva compreso fino ad allora: raccontavano la vita. I loro racconti venivano descritti come illuminanti, capaci di offrire una comprensione significativa del comportamento umano.

Da qui nasce il cambio di prospettiva: Ford sostiene di aver trovato “il proprio posto” tra coloro che raccontano storie. La narrazione gli avrebbe dato un punto di riferimento, la possibilità di pensare a qualcosa e farne parte insieme ad altre persone.

l’espulsione a quattro giorni dalla laurea: plagio e conseguenze

Il percorso universitario, però, non si chiude con un lieto fine. Ford, che studiava filosofia, viene espulso a quattro giorni dalla laurea per un caso di plagio. L’attore spiega che non era stato abbastanza rigoroso nel controllo delle fonti della tesi. Di fronte all’accusa, afferma di aver riconosciuto che l’episodio fosse accaduto.

Nonostante quel momento, Ford costruisce comunque una carriera straordinaria. Nel suo racconto compare anche l’idea di un percorso sostenuto da una serie di incastri fortunati, che contribuiscono a portarlo oltre l’interruzione del cammino universitario.

Persone citate:

  • Harrison Ford
  • Page Six
  • The Hollywood Reporter
  • Awards Chatter
“Ero più che depresso. Mi alzavo dal letto, ordinavo una pizza, la mangiavo, lasciavo i cartoni in un angolo e tornavo a letto. Mi ha salvato raccontare storie”: parla Harrison Ford
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