Paradisi fiscali 3.550 miliardi: cosa nascondono i super ricchi secondo uno studio oxfam
Nel 2024, una quota enorme di ricchezza è rimasta fuori da qualunque forma di imposizione fiscale: 3.550 miliardi di dollari risultavano detenuti dai super ricchi tramite paradisi fiscali o in conti offshore non dichiarati. Numeri di questo tipo non fotografano soltanto l’entità del fenomeno, ma indicano anche un impatto diretto sulla capacità dei sistemi fiscali di finanziare beni pubblici e ridurre le disuguaglianze.
ricchezza offshore non tassata da parte dei super ricchi: i numeri del 2024
Le stime evidenziano che l’ammontare di ricchezza offshore equivale a circa una volta e mezzo il Pil dell’Italia e raggiunge il doppio del Pil aggregato dei 44 paesi più poveri a livello globale. La sproporzione emerge anche nel confronto tra gruppi sociali: la ricchezza offshore attribuibile allo 0,1% più ricco supera quella detenuta dalla metà più povera dell’umanità.
Secondo le ricostruzioni riferite a Oxfam, a 10 anni di distanza dallo scandalo che ha reso noti i Panama Papers, la dinamica non risulta essersi interrotta: i super-ricchi continuano a utilizzare paradisi fiscali per nascondere patrimoni e evitare obblighi fiscali.
panama papers e continuità degli abusi fiscali
Le stime si collocano a ridosso della memoria dello scandalo dei Panama Papers, un’inchiesta giornalistica basata su oltre 11,5 milioni di documenti riservati provenienti da uno studio legale panamense. Il materiale ha portato alla luce una rete globale di oltre 214mila società offshore impiegate da politici, VIP e criminali per occultare patrimoni, riciclare denaro ed evadere le tasse.
Le elaborazioni di Oxfam indicano che, dal 2016 a oggi, l’assetto degli abusi presenta ancora una continuità marcata: l’uso di strumenti off-shore continua a svolgere una funzione centrale nella sottrazione alla tassazione.
cosa serve per contrastare l’evasione internazionale secondo oxfam
Per arginare gli abusi fiscali, risulterebbero necessari maggiori sforzi di cooperazione fiscale globale. L’analisi segnala che gli interventi attualmente in campo appaiono troppo disomogenei, con conseguenze particolarmente rilevanti nei Paesi del Sud globale.
mancanza di copertura per i paesi del sud globale nei flussi di informazione
Secondo quanto riportato, questa area del mondo risulta esclusa dal sistema di scambio automatico di informazioni in ambito fiscale (Aeoi). Il risultato è l’assenza di strumenti adeguati in un contesto in cui, al contrario, si avverte un bisogno urgente di risorse pubbliche.
Viene inoltre richiamato un punto specifico: minimizzare il contributo dei più ricchi alla collettività comporterebbe effetti tangibili, lasciando ospedali e scuole pubbliche a corto di fondi. Ne deriverebbero un ampliamento delle disuguaglianze e l’indebolimento della coesione sociale.
percentuale della ricchezza offshore sul pil globale e conseguenze
I dati illustrano che, pur registrandosi negli ultimi anni progressi nella riduzione della ricchezza offshore non tassata, l’ammontare rimane comunque rilevante: l’equivalente sarebbe ancora pari a circa il 3,2% del Pil globale.
L’analisi lega l’urgenza dei rimedi al funzionamento delle istituzioni democratiche e alla possibilità di società più regolate e inclusive. Viene sottolineata la necessità di intervenire senza rinvii, perché il ritardo dei correttivi comprometterebbe la capacità di costruire contesti più armonici.
rafforzare la trasparenza fiscale: registri e condivisione tra autorità
Tra le misure principali, si colloca il rafforzamento della trasparenza fiscale. In particolare, viene proposta l’introduzione di registri nazionali di beni mobili e immobili, da rendere disponibili per la condivisione tra autorità fiscali di tutto il mondo.
Nel testo viene indicato che una parte del sistema di controllo già esiste per i conti correnti, fornendo un riferimento operativo su cui far evolvere gli strumenti.
imposte e regole sulla ricchezza estrema: proposta per l’italia
Accanto alla trasparenza, si ritiene fondamentale definire regole fiscali eque e inclusive per la tassazione della ricchezza estrema. Il passaggio passa attraverso il processo negoziale della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sulla Cooperazione Fiscale Internazionale, ritenuto utile anche per costruire un accordo su un standard globale di tassazione minima dei super ricchi.
Per l’Italia, Oxfam indica la necessità di valutare l’introduzione di una imposta nazionale progressiva sui grandi patrimoni a carico dello 0,1% più ricco dei contribuenti. La platea stimata riguarda circa 50mila persone con patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro.
La proposta include anche la rimozione di regimi fiscali preferenziali, citando espressamente quello opzionale per i neo residenti introdotto con l’obiettivo di attrarre ricchi dall’estero.
nomi citati
- Misha Maslennikov
