Ornella Muti e Naike contro Prada: Basta pelli di animali selvatici
Un appello che richiama al rispetto della vita animale e al valore di un legame naturale, quello tra madre e figli. Ornella Muti e Naike Ravelli hanno sottoscritto una lettera legata all’azione di Peta, indirizzata al Gruppo Prada, con la richiesta di cessare l’uso di pelli di animali selvatici nei prodotti e di orientarsi verso materiali vegani.
La missiva nasce dalla convinzione che la pelle appartenga innanzitutto agli animali che la possiedono, e che lo sfruttamento perpetrato dall’industria della moda imponga sofferenze e privazioni incompatibili con un’idea di tutela e responsabilità.
lettera Peta a prada: stop alle pelli di animali selvatici
Ornella Muti e Naike Ravelli hanno firmato un appello di Peta (People for the Ethical Treatment of Animals). Il testo è stato inviato al Gruppo Prada, rivolgendosi in particolare a Miuccia Prada, co-direttrice creativa del gruppo, e a Lorenzo Bertelli, responsabile della Corporate Social Responsibility.
La richiesta centrale è chiara: mettere al bando l’utilizzo delle pelli selvatiche e sostituirle con alternative vegan in grado di rappresentare valori di vita, unità e pace.
il messaggio di ornella muti e naike ravelli sul legame madre-figlio
Nel testo della lettera viene richiamata l’idea che il legame tra madre e prole sia profondo e insostituibile. Parallelamente, viene sottolineato che agli animali sfruttati per la pelle viene negata la possibilità di vivere in modo naturale e pieno.
La coppia madre-figlia, come viene riportato, formula un passaggio particolarmente diretto: gli animali hanno bisogno della propria pelle, non la funzione produttiva la giustifica. Da qui la richiesta di impegno affinché il Gruppo Prada adotti materiali che non richiedano lo sfruttamento di animali selvatici.
documentazione Peta: crudeltà nei macelli e violenze sulle specie
Peta evidenzia di aver documentato la crudeltà nei macelli che riforniscono l’industria della moda. Nel contenuto riportato, vengono descritti comportamenti violenti attribuiti a processi di macellazione e lavorazione che colpirebbero diverse specie.
violenza su serpenti, coccodrilli e lucertole
Tra gli episodi indicati da Peta, compaiono procedure come gonfiare serpenti vivi con acqua, colpirli alla testa con martelli e tagliarli con rasoi. Per i coccodrilli viene richiamata l’azione di incidere il collo e infilare barre di metallo nella colonna vertebrale. Per le lucertole viene indicato che vengono decapitate vive con machete.
macellazione di struzzi: trasporto, scosse elettriche e sgozzamento
Un’inchiesta di Peta sulle grandi aziende di macellazione di struzzi avrebbe rivelato che i giovani uccelli vengono caricati su camion e trasportati ai macelli. Nel racconto riportato, vengono poi sottoposti a scosse elettriche e quindi sgozzati.
alternative e precedenti nel settore: altre case di moda vietano pelli selvatiche
Accanto alla richiesta rivolta a Prada, Peta segnala che diverse altre importanti case di moda avrebbero vietato l’uso di pelli di rettili o di altri animali selvatici. Nell’elenco riportato compaiono Balenciaga, Chanel, Burberry, Diane von Furstenberg, Victoria Beckham, Mulberry e Vivienne Westwood.
contrasto tra cure materne naturali e allevamenti intensivi
Un ulteriore passaggio della lettera utilizza l’immagine della protezione parentale nella natura per mettere in luce la distanza con gli allevamenti intensivi. Nel testo si ricorda che, secondo quanto riportato, le specie mostrano comportamenti di cura nei confronti dei piccoli: ad esempio madri coccodrillo e alligatore sorvegliano le uova e accompagnano i piccoli in acqua; gli struzzi si alternerebbero nella cova; le femmine di pitone proteggerebbero le uova per mesi.
Nel contrasto con questo scenario, viene descritta una realtà diversa negli allevamenti intensivi da cui si rifornirebbe Prada. Tra gli elementi citati: coccodrilli rinchiusi in vasche di cemento prima di essere portati ai mattatoi, e l’uso di barre di metallo per consentire la lavorazione della pelle. Per gli struzzi, viene indicato che possono vivere fino a 40 anni in natura, mentre nell’industria della moda sarebbero uccisi intorno a un anno di età, spesso in presenza del branco.
La lettera menziona inoltre che le lucertole sarebbero decapitate senza pietà e che i serpenti verrebbero inchiodati agli alberi, gonfiati d’acqua e scuoiati vivi, secondo quanto riportato come prassi.
persone citate nella missiva
La lettera viene associata a firmatari e destinatari indicati nel testo.
- Ornella Muti
- Naike Ravelli
- Miuccia Prada
- Lorenzo Bertelli


