Michael jackson era peggio di epstein reed parla di bambini abusati e silenzi

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Michael jackson era peggio di epstein  reed parla di bambini abusati e silenzi

Un genio infantile costruito a tavola per coprire qualcosa di più oscuro: Dan Reed, regista del controverso documentario Leaving Neverland, alza il tono e punta il dito contro il nuovo film biografico Michael, diretto da Antoine Fuqua. Nel corso di una lunga intervista, il documentarista mette sul banco questioni legali, mediatiche ed economiche, contestando con forza l’idea stessa di raccontare la vicenda senza includere le accuse che lo hanno accompagnato per anni. La polemica si sviluppa su più livelli: dal merito storico del biopic fino al ruolo della stampa e della risposta del pubblico.

dan reed contro il film biografico michael: falsificazione storica e omissioni

Dan Reed descrive il biopic Michael come una falsificazione storica gravissima e lo fa in modo netto, accusando la produzione di presentare un ritratto non fedele alla complessità delle accuse emerse nel tempo. Secondo il regista, il film sarebbe costruito per risultare appetibile, puntando su un’operazione di intrattenimento che lascia fuori elementi ritenuti centrali per raccontare “una storia autentica”.

Nel giudizio di Reed, l’attenzione del progetto cinematografico sarebbe orientata soprattutto ai risultati economici, arrivando a definire l’operazione come una strategia che specula nascondendo la verità, mentre il pubblico continua ad assorbire la narrazione senza affrontare i contenuti più pesanti legati all’artista.

accuse di pedofilia e scomparsa delle accuse nel biopic

Al cuore della critica di Reed c’è la scelta di non menzionare le gravi accuse di pedofilia che, a suo dire, hanno perseguitato Michael Jackson a partire dal 1993. Reed si dice incapace di comprendere come si possa raccontare la vicenda senza riferirsi direttamente a questi passaggi, chiedendo come sia possibile costruire un racconto complessivo senza inserire l’elemento che, secondo lui, è determinante.

Il regista sostiene che la rimozione di tali accuse alteri il senso della storia, arrivando anche a indicare una responsabilità morale: Michael Jackson viene descritto come una persona che ha fatto del male ai bambini, con l’idea che la dimensione artistica non annulli l’altra parte del quadro.

il paragone con epstein e la critica alla separazione tra musica e colpe

Reed inserisce un confronto diretto, sostenendo che molte persone finirebbero per ingoiare qualunque dubbio pur di poter dire che si tratti “di un grande film musicale”, ignorando il punto centrale. In questo schema, Jackson viene accostato a Jeffrey Epstein come esempio di un comportamento ritenuto gravissimo, accompagnando la tesi con un giudizio duro: i pedofili esisterebbero e Jackson ne sarebbe stato parte, secondo la ricostruzione espressa dal documentarista.

antoin fuqua nel mirino: soldi, vittime e insinuazioni sugli accusatori

La polemica prosegue con un bersaglio specifico: Antoine Fuqua. Reed replica alle dichiarazioni attribuite al regista del biopic, che aveva insinuato sospetti sugli accusatori di Jackson, suggerendo che alcune persone compirebbero azioni “per un po’ di soldi”. Nel linguaggio di Reed, l’accusa viene definita ironica, perché, a suo parere, chiunque sia coinvolto nel progetto cinematografico starebbe facendo soldi a palate.

Per il documentarista, se esiste un arricchimento, i beneficiari sarebbero gli eredi di Michael Jackson e coloro che hanno lavorato al film biografico. Il ragionamento si collega a una lettura complessiva dell’operazione: non solo narrazione, ma anche monetizzazione delle controversie.

punto legale: wage e james non avrebbero guadagnato dai loro accuse

Reed richiama un aspetto legale ritenuto fondamentale: Wade Robson e James Safechuck, secondo quanto dichiarato, non avrebbero guadagnato un centesimo dalle loro accuse. Il regista afferma che, se si avvia una causa da 400 milioni di dollari, i pagamenti non verrebbero percepiti finché non si arriva a una decisione in tribunale, evidenziando che sarebbero passati dieci anni senza incassi.

stampa e fanatismo: perché la popolarità continua a crescere

Reed cerca di spiegare come sia possibile che la popolarità di Michael Jackson e i numeri in streaming continuino ad aumentare, nonostante le accuse riportate in Leaving Neverland. Secondo lui, gran parte del pubblico non avrebbe interesse reale nel merito delle accuse, concentrandosi sull’opera musicale e “chiudendo un orecchio” rispetto ai contenuti più gravi.

Nel ragionamento del regista, la disponibilità a cambiare idea sarebbe minima: servirebbe un elemento capace di ribaltare completamente la percezione, descritto con un esempio esplicito nel quale verrebbe mostrata una condotta sessuale con un bambino di sette anni.

la macchina jackson: minacce, pressione e preferenza per l’oblio

Un ulteriore punto centrale della critica di Reed riguarda un fanatismo che paragona a una setta religiosa. Il documentarista sostiene che chi contesta Jackson venga sommerto di minacce di morte, e che l’ambiente costruirebbe un’immagine di Michael come figura elevata, descritta come Dio, genio trascendente, puro e infantile, priva di identità sessuale. In questo scenario, chi “bestemmia” contro la divinità verrebbe minacciato, secondo quanto riferito.

Reed attribuisce alla stampa un ruolo di cedimento a questa pressione, affermando che una parte dei media starebbe facendo il gioco della “macchina Jackson”. Da un lato, secondo il regista, arriverebbero anni di diffamazioni contro chi critica l’artista; dall’altro, si aprirebbe la possibilità di guadagni legati all’associazione al marchio e al progetto cinematografico. Il risultato sarebbe una preferenza per dimenticare i bambini abusati e godersi la musica.

figure citate: dan reed menziona nomi e protagonisti delle accuse

Nel corso delle sue affermazioni, Dan Reed richiama diverse figure collegate al racconto cinematografico, alle accuse e alla produzione. Vengono citati:

  • Dan Reed
  • Michael Jackson
  • Antoine Fuqua
  • Wade Robson
  • James Safechuck
  • Jeffrey Epstein
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