Intelligenza artificiale e future sentenze: quando decide al posto del magistrato
La diffusione dell’intelligenza artificiale nel lavoro legale sta portando con sé un tema centrale: affidabilità dell’output e responsabilità professionale. Le decisioni dei giudici, sia negli Stati Uniti sia in Italia, convergono su un punto fermo: l’uso di strumenti tecnologici non esonera dal controllo umano e dalla verifica di ciò che viene effettivamente depositato o richiamato negli atti.
intelligenza artificiale negli atti giudiziari: cosa contestano i giudici
La criticità evidenziata dalle pronunce riguarda soprattutto i casi in cui vengono inseriti precedenti o contenuti inesistenti oppure citazioni fuori contesto. Il fulcro non è la presenza di strumenti di IA, ma la mancata supervisione sul materiale prodotto o suggerito, con ricadute dirette sulla tenuta dell’attività difensiva.
condanna negli stati uniti per citazioni inesistenti create dall’ia
Un passaggio determinante risale al 22 giugno 2023, quando la Corte del distretto meridionale di New York ha emesso un’ordinanza con cui ha irrogato a due avvocati una sanzione di 5.000 dollari. La contestazione riguardava una causa di risarcimento danni in cui, in atti depositati a favore del cliente, erano stati citati precedenti di giurisprudenza con termini giuridicamente inappropriati, elaborati tramite un sistema di intelligenza artificiale e risultati inventati, quindi inesistenti.
La condanna non colpisce l’impiego della IA di per sé. È richiamato, invece, un obbligo professionale: il legale deve controllare il materiale destinato al deposito e verificarne l’affidabilità. Nel caso concreto, tale controllo non era stato effettuato, nemmeno dopo che la controparte aveva dimostrato l’inesistenza delle fonti riportate.
Parallelamente, nello stesso periodo, un giudice federale statunitense ha stabilito che le conversazioni con chatbot non godono delle tutele del segreto professionale tra avvocato e cliente, con rischio di responsabilità per il legale in relazione alla possibile violazione di tale dovere.
italia: tribunale di rovigo e dovere di verifica umana dell’output
Il quadro delineato negli Stati Uniti viene richiamato come modello di criticità già presente anche nel contesto nazionale. È stata infatti depositata una sentenza del Tribunale di Rovigo (sez. 1, 7 aprile 2026, n. 219) in materia civile, riferita a una memoria del legale indirizzata al codifensore in cui si leggeva la possibilità di proseguire con l’inserimento di una parte in un atto completo (indicazione relativa a atto di citazione in opposizione ex art. 615 c.p.c. o comparsa conclusionale).
Il giudice ha evidenziato un nodo processuale: lo stile degli atti, riconducibile a sistemi di intelligenza artificiale, induce a richiamare una maggiore cura nella verifica di ciò che viene depositato. Pur non risultando vietato il ricorso a nuove tecnologie, viene ribadita la necessità che l’output sia sottoposto a supervisione e verifica umana, restando fermo che il procuratore si assume la responsabilità degli atti processuali in cui il contenuto confluisce.
tar lombardia: citazioni sbagliate e “allucinazioni da ia”
Anche il TAR della Lombardia (sez. V, 21.10.2025, n. 3348) ha affrontato una controversia relativa a una scuola, in cui la difesa aveva inserito nell’atto numerose citazioni di sentenze che avrebbero dovuto sostenere le tesi del ricorrente.
Il Collegio ha rilevato che i precedenti richiamati si sono rivelati palesemente inconferenti rispetto ai motivi dedotti, riguardando materie del tutto estranee tra cui urbanistica, condono edilizio, gestione di centri di accoglienza e pubblico impiego. La difesa ha giustificato la situazione sostenendo di aver utilizzato strumenti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale che avevano prodotto risultati errati, riconducibili alle note “allucinazioni da IA”, vale a dire informazioni inventate ma plausibili nel contesto.
La decisione del TAR ha confermato un principio analogo a quello richiamato altrove: la sottoscrizione dell’atto attribuisce la paternità e la responsabilità degli scritti difensivi al legale, indipendentemente dal fatto che li abbia redatti personalmente o si sia avvalso di collaboratori o strumenti di intelligenza artificiale.
cassazione: rischio di attingere “aliunde” e dovere valutativo del giudice
La questione dell’uso improprio o distorto di strumenti automatizzati è stata trattata anche dalla Corte di Cassazione. In una prima pronuncia del luglio 2025 (Cass. Pen. n. 25455/2025), il riferimento riguardava una sentenza di una Corte d’Appello che citava precedenti di legittimità a sostegno della decisione. In quel caso, tali precedenti non risultavano reperiti dalla difesa, nonostante ricerche effettuate anche presso gli uffici della Suprema Corte, con il timore di un impiego improprio di strumenti di intelligenza artificiale nella redazione dell’atto.
In un’ulteriore decisione dell’ottobre 2025 (Cass. Pen. n. 34481), è stato sottolineato che l’impiego di strumenti informatici agevola la redazione dei provvedimenti, ma aumenta il rischio — accresciuto dall’arrivo dell’intelligenza artificiale — che il giudice attinga “aliunde” argomenti della decisione, abdica al dovere di apportare il proprio momento valutativo e faccia venir meno il nucleo del suo essere terzo e imparziale.
csm e ai act: principi di trasparenza, verifica e tutela dei diritti
Nel medesimo periodo, il CSM ha emanato una delibera plenaria dell’8.10.2025 dedicata alle “Raccomandazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’amministrazione della giustizia”. Le indicazioni richiamano anche la normativa comunitaria e pongono l’accento su rischi significativi relativi a diritti fondamentali, dati personali e riservatezza, oltre che sull’affidabilità dei dati acquisiti.
Secondo il quadro delineato, l’inserimento di sistemi di IA in ambito giudiziario risulta compatibile con la funzione giurisdizionale solo se integrato nel rispetto dei principi processuali. Sono menzionati requisiti come trasparenza dell’elaborazione algoritmica, possibilità di verifica e contestazione degli output, subordinazione all’autonomia valutativa del giudice e parità informativa tra le parti. Solo un uso coerente con tali condizioni viene descritto come compatibile con legalità, giusto processo e tutela effettiva.
Per la disciplina europea è richiamato il Regolamento (UE) 2024/1689 noto come AI act, che include l’amministrazione della giustizia tra i settori di utilizzo di sistemi di IA ad alto rischio e introduce prescrizioni cautelative. È segnalato anche un precedente passaggio legislativo interno, la legge 132/2025, indicata come anticipazione, con entrata in vigore completa prevista nei mesi seguenti.
mercato di strumenti e rischio operativo: dall’uso negli atti alle richieste sui giudici
Il quadro descritto evidenzia un mercato di prodotti che promettono — soprattutto per studi legali — la redazione di atti, pareri legali, contratti e documenti giuridici di ogni tipo, a partire da richieste e documenti caricati. La riflessione si estende al modo in cui questi strumenti potrebbero essere impiegati anche per la produzione di testi destinati alla decisione giudiziaria, con riferimento al tema dell’affidabilità e della responsabilità implicate.
decisioni e soggetti citati
Soggetti menzionati:
- Corte del distretto meridionale di New York
- due avvocati sanzionati con 5.000 dollari
- giudice federale statunitense che ha escluso il segreto professionale per conversazioni con chatbot
- Tribunale di Rovigo (sez. 1, 7 aprile 2026, n. 219)
- TAR della Lombardia (sez. V, 21.10.2025, n. 3348)
- Corte di Cassazione (Cass. Pen. n. 25455/2025 e Cass. Pen. n. 34481)
- CSM (delibera plenaria dell’8.10.2025)
