Guerra Iran: quanto è costata finora agli Usa e la rivelazione sullo svuotamento delle scorte di missili
La guerra con l’Iran sta producendo conseguenze profonde sul piano degli armamenti. Secondo quanto riportato dal New York Times, citando analisi interne del dipartimento della Difesa confermate da fonti del Congresso, gli Stati Uniti avrebbero impiegato quantità molto elevate di munizioni, con un impatto diretto sulla disponibilità di arsenali strategici. Il nodo centrale riguarda la prontezza operativa su altri possibili fronti, anche perché missili e bombe sarebbero stati spostati in queste settimane dal teatro asiatico ed europeo verso il Medio Oriente.
arsenali statunitensi svuotati: impatto sulla prontezza
Dall’avvio del conflitto con l’Iran, gli Stati Uniti avrebbero usato migliaia di missili, consumando in modo significativo scorte realizzate negli anni per scenari considerati cruciali. Il quadro delineato dal New York Times evidenzia che lo svuotamento di questi arsenali potrebbe mettere a rischio la capacità di risposta a eventuali nuovi conflitti. Un ulteriore elemento citato riguarda lo spostamento di sistemi d’arma: in queste settimane sarebbero stati trasferiti missili e bombe da basi in Asia e Europa verso il Medio Oriente, lasciando gli Stati Uniti meno coperti su altri fronti potenziali.
consumi di munizioni: numeri e categorie di armamenti
Le stime riportate indicano un impiego consistente di diverse tipologie di sistemi:
- circa 1.100 missili cruise stealth a lungo raggio, costruiti per un conflitto con la Cina;
- più di 1.000 Tomahawk, un valore indicato come quasi 10 volte superiore al numero di missili da crociera subsonici a lungo raggio acquistati ogni anno;
- 1.200 missili intercettori Patriot, con un costo unitario indicato in oltre 4 milioni di dollari;
- 1.000 missili di precisione e sistemi terrestri Atacms.
Secondo quanto riportato, questi livelli di utilizzo avrebbero lasciato le scorte su livelli considerati bassi. Il New York Times riferisce anche che l’amministrazione Trump stia cercando soluzioni per accelerare la produzione bellica e riempire nuovamente gli arsenali.
costi e tempi di ricostruzione degli arsenali
Oltre al consumo di materiali, emerge anche il carico economico del conflitto. Alcune stime attribuite a gruppi indipendenti indicano che, finora, gli Stati Uniti avrebbero “bruciato” tra 28 e 35 miliardi di dollari, pari a poco meno di un miliardo al giorno.
spese iniziali e capacità di ricostruzione
Fonti della Difesa avrebbero dichiarato a esponenti del Congresso che nei primi due giorni di bombardamenti sarebbero state usate munizioni per 5,6 miliardi di dollari. Il Pentagono non avrebbe invece reso noto quante munizioni siano state impiegate nei 38 giorni precedenti alla dichiarazione del cessate il fuoco del 7 aprile, limitandosi a indicare di aver colpito oltre 13mila target.
Jake Reed, capogruppo dem della commissione Difesa del Senato, ha collegato la ricostruzione delle scorte ai tempi di produzione, affermando che con l’attuale tasso di produzione sarebbero necessari anni per ricostruire quanto utilizzato. In tale contesto, secondo la ricostruzione riportata, la necessità di rimpiazzare gli arsenali potrebbe richiedere scelte difficili su dove mantenere la forza militare durante la fase di riassetto.
vincoli preesistenti sulle scorte
Mark Cancian, colonnello dei Marine a riposo e consigliere del Center for Strategic and International Studies, viene citato per un ulteriore elemento: le riserve di alcune munizioni per attacchi terrestri e per la difesa missilistica sarebbero state già basse anche prima della guerra.
risposta della casa bianca: contestazione dei presupposti
Alla richiesta di un commento, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha respinto l’impostazione della ricostruzione. La dichiarazione riportata sostiene che le premesse della storia sarebbero false e che gli Stati Uniti avrebbero la forza militare più potente del mondo, con armi e munizioni completamente rifornite e disponibili in arsenali negli Stati Uniti e anche nel resto del mondo.
accordi per aumentare la produzione di sistemi di difesa
Nel testo viene richiamata anche un’impostazione già annunciata: lo scorso gennaio l’amministrazione avrebbe comunicato accordi di sette anni con i principali contractors del Pentagono, finalizzati ad aumentare fino a quattro volte la produzione di sistemi di difesa, tra cui gli intercettori di missili.
Secondo la ricostruzione, il Pentagono starebbe aspettando l’approvazione da parte del Congresso di finanziamenti aggiuntivi per contratti mirati a rifornire gli arsenali svuotati dalla guerra di Trump in Iran.
figure citate nel quadro informativo
- Jake Reed
- Mark Cancian
- Karoline Leavitt