Guerra e rischio recessione in Italia, lallarme di Confindustria

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Guerra e rischio recessione in Italia, lallarme di Confindustria

La possibile evoluzione della crisi nel Golfo continua a pesare sulle prospettive economiche europee e italiane. Secondo il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, la prosecuzione del conflitto oltre le scadenze attese renderebbe quasi certa una fase recessiva, mentre sul fronte delle filiere emergono segnali di carenza di prodotti e crescono le richieste di risposte più rapide e definite sul tema energetico.

recessione quasi certa se il conflitto nel golfo si estende nel 2026

Nel corso di un intervento a margine dell’evento “India-Italy: business partner, brighter future”, organizzato a Milano da Il Sole 24 Ore e Banco Bpm, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha collegato l’andamento dell’economia alla durata della crisi nel Golfo. Ha evidenziato che, qualora la situazione non si risolvesse e si arrivasse alla fine dell’anno, il rischio di recessione diventerebbe estremamente probabile.

Orsini ha richiamato una valutazione già espressa nelle settimane precedenti, descrivendo scenari differenti in base ai tempi di chiusura del conflitto. In caso di fine rapida della guerra, si configurerebbe una traiettoria del Pil attorno a 0,5%. Se il protrarsi della crisi proseguisse per altri tre mesi, il quadro scenderebbe verso un andamento vicino a zero. Il punto di svolta, secondo la ricostruzione proposta, si collocherebbe nella possibilità di arrivare a fine 2026 senza una soluzione, condizione che porterebbe a una quasi certa recessione.

mancanza di prodotti sugli scaffali e impatto sulla filiera

Accanto alle stime macroeconomiche, Orsini ha posto l’attenzione su un problema operativo legato alla disponibilità di beni. Ha dichiarato di aver appreso, parlando con il presidente di Federdistribuzione, che in Sicilia inizierebbero a mancare alcuni prodotti sugli scaffali. Il tema è stato associato alle difficoltà legate alle dinamiche commerciali con le aree di provenienza.

Nel dettaglio, Orsini ha segnalato un problema sull’alluminio: secondo quanto riportato, comincerebbero a mancare prodotti che arrivavano dal Golfo. La criticità è stata collegata anche al contesto geopolitico, con un riferimento alla chiusura dello stretto di Hormuz, indicata come fattore di pressione per l’interscambio.

stretto di hormuz e interscambio commerciale con saldo positivo

Secondo Orsini, la chiusura dello stretto di Hormuz rappresenta un elemento problematico perché inciderebbe su un flusso commerciale significativo. Ha richiamato un interscambio pari a 32 miliardi, accompagnato da un saldo positivo di 11 miliardi, con conseguenze dirette sulle attività economiche collegate ai traffici.

energia in italia: nuovi impianti e garanzie europee per le banche

Il presidente di Confindustria ha indicato che, in Italia, la priorità sarebbe “fare i compiti a casa” attraverso l’individuazione di aree idonee per lo sviluppo della produzione energetica. Ha citato in particolare il fotovoltaico, le rinnovabili e l’eolico, sostenendo che mettere a terra il possibile sul piano operativo sia una condizione essenziale.

Orsini ha collegato questa fase anche al ruolo dell’Europa, richiedendo garanzie europee rivolte alle banche dei diversi Stati. Lo scopo indicato sarebbe facilitare la costruzione di nuovi impianti, attraverso strumenti finanziari in grado di sostenere gli investimenti industriali.

criticità sulla pianificazione: area idonea e tempi di attuazione

Nel ragionamento presentato, la realizzazione di impianti dipenderebbe anche dalla capacità di individuare rapidamente l’area idonea. Orsini ha sottolineato la necessità di un accordo politico trasversale, indicando che senza una risposta condivisa tra i partiti risulterebbe difficile completare la fase di programmazione e autorizzazione, con conseguenze sul percorso industriale.

nuove tecnologie, reattori e transizione energetica anche con il carbone

Orsini ha citato l’orizzonte delle nuove tecnologie, menzionando il micro reattore nucleare come prospettiva di lungo periodo, stimata in circa dieci anni per l’attuazione. In parallelo, ha indicato la possibilità di intervenire con misure più immediate, richiamando anche l’ipotesi di riaprire centrali a carbone se necessario per assicurare benefici alle imprese.

Ha inoltre fatto riferimento a un esempio di azione già in corso, affermando che la Germania starebbe procedendo in tale direzione.

richiesta di risposta europea: chiarezza e misure di aiuto

Il presidente di Confindustria ha rivolto una richiesta esplicita all’Europa. Ha affermato che l’Unione dovrebbe “svegliarsi” e costruire un percorso operativo, criticando l’approccio percepito come insufficiente rispetto alla necessità di misure concrete. In particolare, ha dichiarato di attendersi un intervento più deciso: secondo Orsini, servirebbero misure di aiuto con chiarezza e certezza, soprattutto a favore dei Paesi che sarebbero più indietro sulla questione energetica.

Categorie: Economia

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