Giovane milanese vede occhio solo e perde il certificato per giocare a calcio: il dramma

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Giovane milanese vede  occhio solo e perde il certificato per giocare a calcio: il dramma

Sport agonistico e salute non sempre riescono a trovare un punto di equilibrio. A Milano una ragazza adolescente con una patologia oculare grave non è riuscita a ottenere l’idoneità medica per praticare calcio in forma agonistica, a causa di valutazioni cliniche che hanno considerato troppo elevato il rischio legato agli urti tipici del gioco.

idoneità medica calcio negata a milano per rischio visivo

Il caso riguarda una giovane che, a seguito di un’operazione a un occhio avvenuta durante l’infanzia, presenta un campo visivo ridotto a un solo occhio. Proprio questa condizione ha pesato sulla decisione finale in ambito sanitario, impedendo il rilascio del certificato necessario per continuare a partecipare alle attività agonistiche.

Secondo quanto ricostruito, i medici coinvolti hanno deciso di rifiutare la firma dell’idoneità. La motivazione centrale è stata l’impossibilità di considerare il rischio accettabile in presenza di un’attività in cui possono verificarsi colpi e urti. In particolare, il rischio percepito è legato alla possibilità che un colpo possa comportare conseguenze gravi per la giovane.

motivo del diniego: urti e conseguenze potenzialmente gravi

Il rifiuto della certificazione nasce da una valutazione prudenziale sul possibile impatto degli episodi traumatici tipici dell’attività calcistica. In un contesto sportivo in cui possono verificarsi scontri e contatti ravvicinati, l’eventuale evento lesivo viene considerato un fattore critico, soprattutto in presenza di un assetto visivo compromesso.

campo visivo ridotto: valutazione clinica decisiva

La condizione descritta, con un campo visivo ridotto a un solo occhio, rende il quadro clinico particolarmente sensibile a qualunque evenienza che possa coinvolgere l’area oculare. Da qui la conclusione che l’attività agonistica nel calcio, per la specifica circostanza sanitaria, non possa essere autorizzata.

ricorso al tar respinto: occhiali protettivi non sufficienti

Contro la decisione dei medici, i genitori hanno presentato ricorso al Tar, con l’obiettivo di ottenere comunque l’autorizzazione. La linea difensiva si è basata sulla possibilità di utilizzare occhiali protettivi durante le partite, prospettando una gestione del rischio tramite dispositivi di protezione.

Il tribunale amministrativo, però, ha respinto la richiesta. Di conseguenza, non è stato riconosciuto il via libera richiesto per consentire la prosecuzione dell’attività agonistica nel calcio.

decisione finale e conseguenze per l’attività sportiva

Con il ricorso respinto, resta ferma l’impossibilità di ottenere il certificato medico necessario. La situazione si traduce in una interruzione dell’accesso all’attività agonistica, lasciando la ragazza in attesa del riconoscimento dell’idoneità per poter continuare a giocare a pallone.

delusione e attesa del certificato per tornare a giocare

La vicenda si chiude con la conferma del diniego, lasciando spazio alla frustrazione per l’esito del procedimento. La ragazza resta in attesa di un certificato che, per il momento, non è arrivato, mentre l’argomento centrale resta legato alla valutazione del rischio e alla considerazione dei possibili urti durante l’attività sportiva.

Vuole giocare a calcio, ma non riceve il certificato perché vede da un occhio solo: il dramma di una giovane milanese

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