Febbre alta e convulsioni, chiamò il notaio per il testamento dopo la paura di morire: la confessione di Frey

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Febbre alta e convulsioni, chiamò il notaio per il testamento dopo la paura di morire: la confessione di Frey

Sebastien Frey ha costruito una carriera di grande livello, con oltre 400 partite in Serie A e un ricordo positivo in molte piazze. Dietro la solidità tra i pali, però, si è sviluppato un percorso complesso: infortuni importanti, tensioni personali e familiari, fino a momenti di forte sofferenza psicologica e a problemi di salute emersi dopo il ritiro dal calcio. Le testimonianze raccontano una sequenza di episodi che hanno cambiato il suo modo di vivere quotidianamente, imponendo interventi medici e un confronto diretto con la propria fragilità.

sebastien frey e la fase difficile: febbre, convulsioni e ricoveri

Uno dei passaggi più delicati riguarda il periodo in cui Frey ha sofferto di una sintomatologia intensa: 40 di febbre e convulsioni per due settimane. Durante quei giorni ha descritto un quadro segnato da sudorazione e brividi, arrivando a rivolgersi all’ospedale. Il racconto include l’impressione di non avere risposte chiare: la sensazione era di avere un problema serio, ma senza una diagnosi immediata.

Dopo il rientro a casa, la situazione non ha avuto miglioramenti. Una mattina si è svegliato con la possibilità di muovere solo la testa, mentre il resto del corpo risultava immobilizzato. La condizione è stata indicata come una malattia autoimmune. Il medico, secondo quanto riferito, ha espresso un avviso netto: “Può essere mortale”. In quel momento Frey ha raccontato anche pensieri estremi, legati alla possibilità che la fine fosse vicina, fino a richiedere al notaio la preparazione del testamento, rimasto poi sigillato.

infortuni e salute mentale: depressione dopo il secondo infortunio al ginocchio

La difficoltà non nasce soltanto dai problemi di salute fisica. Nel suo percorso, anche il tema mentale ha assunto un ruolo centrale, collegato a un evento specifico: il secondo grave infortunio al ginocchio. Frey ha descritto un periodo in cui non riusciva più a dormire, travolto da pensieri continui, con una perdita di autostima che ha reso la gestione della situazione particolarmente gravosa. Il riferimento non è a un disagio lieve, ma a un carico emotivo che, secondo la sua narrazione, non era sostenibile senza supporto.

richiesta di aiuto psicologico e timore del giudizio nel mondo del calcio

Frey ha spiegato di aver chiesto aiuto a uno psicologo, affermando che da solo non avrebbe affrontato tutto. Pur avendo intrapreso un percorso, non ne ha parlato con amici, dichiarando di avere paura che la notizia potesse diffondersi. Ha collegato questo timore anche al contesto del calcio di allora: a suo dire, l’ambiente non era pronto ad affrontare apertamente il tema della salute mentale, con rischio di essere considerato come un malato o un debole.

attentato a nizza nel 2016: angoscia dopo la mancata presenza in centro

Il racconto include anche l’episodio legato a un attentato scampato a Nizza nel 2016, quando Frey aveva 35 anni e si era da poco ritirato. In quella serata avrebbe dovuto trovarsi in centro con amici per la Festa Nazionale Francese, ma un ritardo del volo lo ha trattenuto fuori dai piani. A casa, secondo quanto riferito, si è mantenuto tranquillo finché non ha iniziato a ricevere chiamate preoccupate.

Frey ha descritto l’emergere dell’angoscia e ha affermato che, per mesi, non è tornato in quella zona della città, segno dell’impatto emotivo lasciato dall’episodio anche in assenza di una presenza fisica all’evento.

famiglia, trasferimento a 10 anni e legame con i nonni

Un’altra parte rilevante del percorso riguarda la dimensione familiare. A 10 anni Frey ha dovuto lasciare casa perché i genitori non potevano accompagnarlo. Il trasferimento avviene presso i nonni, in un passaggio descritto come traumatico: la scelta nasce dall’impossibilità di raggiungere l’obiettivo personale che lo attirava, legato al fatto che Cannes risultava troppo distante. Ha ricordato la richiesta dei genitori, con la necessità di spostarsi presso i nonni e di non restare nella propria abitazione.

Nel racconto emerge anche il lato emotivo: Frey ha affermato di aver pianto tutte le sere. Ha inoltre ricordato il gesto di sua nonna, che avrebbe staccato il telefono per evitare le chiamate con i genitori. Il riferimento finale è alla gratitudine verso nonna e nonno per il ruolo svolto in quel momento.

quattro generazioni nel calcio: il record familiare raccontato da frey

Frey ha poi aperto una parentesi dedicata a una particolarità della sua famiglia: l’esistenza di quattro generazioni che hanno giocato a livelli alti. Ha espresso orgoglio nel ricordare i diversi passaggi: il nonno con la Nazionale francese, il padre in Ligue 2, lui e il fratello in Serie A, e la continuità con il figlio che gioca nella Cremonese. La narrazione sottolinea l’eccezionalità del caso, presentato come “chi può dire lo stesso?”.

personaggi citati

  • Sebastien Frey
  • i genitori di Frey
  • i nonni di Frey
  • il fratello di Frey
  • il figlio di Frey
  • il notaio
  • il medico
  • Corriere della Sera
“40 di febbre e convulsioni, ho avuto paura di morire. Chiamai il notaio per prepararmi il testamento”: la confessione di Frey

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