Enrica Bonaccorti, Verdiana racconta a Verissimo la frase Le ho detto di andare

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Enrica Bonaccorti, Verdiana racconta a Verissimo la frase Le ho detto di andare

La scomparsa di Enrica Bonaccorti ha lasciato un vuoto profondo, ma anche un racconto intimo fatto di legami e di presenze condivise. Verdiana, sua figlia, ripercorre in studio alcuni passaggi decisivi, dall’improvviso peggioramento che ha preceduto il ricovero fino al momento dell’addio, descrivendo un legame durato anni e vissuto con intensità.

verdiana bonaccorti ricorda enrica bonaccorti e la fase finale

Verdiana racconta che con la madre si viveva in una condizione di grande vicinanza: “eravamo sempre insieme”, definendo la relazione degli ultimi anni come “in simbiosi”. Nel ricostruire la fase conclusiva, la figlia sottolinea che le condizioni di Enrica Bonaccorti sono precipitate improvvisamente durante una giornata di febbraio, segnando un punto di svolta netto.

emorragia, ricovero e operazione nella notte tra paura e intervento

Nel racconto, un passaggio centrale riguarda il 18 febbraio: Verdiana riferisce che Enrica Bonaccorti ha avuto un’emorragia, è stata ricoverata e operata nella notte che definisce come “infernale”. La figlia spiega che la gravità delle condizioni le è apparsa subito evidente: secondo quanto riferitole, Enrica aveva perso molto sangue e la situazione era molto critica.

Verdiana racconta che, dopo l’intervento, la madre è uscita dalla sala operatoria, ha trascorso cinque giorni in terapia intensiva e sembrava aver mostrato segnali di ripresa. In quei giorni, una dinamica personale si è trasformata in una forma di continuità: Enrica dettava il suo libro e Verdiana lo scriveva, perché la volontà era quella di portare avanti il progetto.

dedizione al libro: dettatura e scrittura nei giorni di terapia intensiva

Verdiana descrive un dettaglio significativo: la madre desiderava proseguire. La dettatura del testo e la trascrizione da parte della figlia diventano un ponte concreto tra sofferenza e attività condivisa, sostenendo un’attenzione che andava oltre l’emergenza.

dal 12 marzo all’ultimo respiro: presenza quotidiana in clinica

Il 12 marzo, Enrica Bonaccorti è scomparsa. Verdiana racconta di essere stata lì con lei e di essersi trasferita in clinica per 22 giorni, restando nella stanza con la madre. Il processo dell’addio viene descritto come graduale: “si è spenta piano piano”.

il momento della separazione: 7.30 del mattino

Verdiana riferisce che la madre è andata via alle 7.30 del mattino. In quel frangente, la figlia parla di emozioni forti, con una condizione di arrabbiatura e sofferenza, mentre accanto a loro era presente anche una persona abituata a stare con pazienti in fase terminale.

la conversazione con la madre e il respiro che si calma

Nel racconto, un elemento decisivo riguarda una frase ascoltata da Verdiana e rivolta alla madre: la persona presente le avrebbe detto che, se la figlia non avesse comunicato alla madre che poteva andare, lei non se ne sarebbe andata. A quel punto Verdiana si sarebbe avvicinata e avrebbe parlato con Enrica, spiegando che non doveva trattenersi per egoismo e che non era necessario tenerla accanto per forza.

Verdiana afferma che dopo quel discorso la madre l’ha sentita: “ha sentito tutto”. A livello fisico, il racconto indica un cambiamento del respiro: il respiro dopo il discorso si sarebbe calmato. Da lì, Verdiana descrive la condivisione fino all’ultimo momento: “abbiamo respirato insieme” e le avrebbe fatto capire che ce l’avrebbe fatta.

parole pronunciate come conforto: scelta di non trattenere

La figlia lega il gesto al senso di libertà e al superamento del timore di lasciare andare. Nel racconto emerge che l’obiettivo era comunicare alla madre la possibilità di concludere il percorso, senza ostacolarlo.

un periodo surreale e la celebrazione della vita dopo l’operazione

Verdiana descrive quei giorni come “surreali”, sottolineando quanto lei e la madre siano state vicine, molto amiche e con una condivisione totale. La madre avrebbe voluto condividere tutto: per lei il tempo è stato definito come meraviglioso.

Nel ricostruire il modo in cui Enrica Bonaccorti interpretava la situazione, Verdiana riferisce che dopo l’operazione la madre avrebbe iniziato a telefonare a persone che non sentiva da tempo. Secondo la figlia, Enrica aveva capito: sarebbe stato un momento di celebrazione della vita, descritto anche come una sorta di magia, con una nota particolare legata a desideri e ricordi.

Verdiana aggiunge che la madre avrebbe dovuto sistemare molte cose e avrebbe voluto scusarsi per una presentazione del libro saltata.

personaggi citati

Enrica Bonaccorti, Verdiana Bonaccorti, Silvia Toffanin.

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