Divieto dei social network per i minori lo Stato rischia il risarcimento se non agisce

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Divieto dei social network per i minori lo Stato rischia il risarcimento se non agisce

Un episodio di violenza che scuote l’opinione pubblica riporta al centro un tema già acceso: protezione dei minori, regole sull’accesso ai social e verifica dell’età. A Trescore, in provincia di Bergamo, l’aggressione con una lama a una docente fa da sfondo alla domanda su perché il governo abbia congelato un divieto per i più giovani, mentre le istituzioni europee e altri Paesi accelerano con interventi normativi e controlli.

ddl stop social ai minori: Senato bloccato e richieste di accelerazione

La proposta di legge per vietare i social network ai minori di 15 anni resta ferma in commissione del Senato dal 21 ottobre 2025. Il testo risulta sostenuto dalle opposizioni e risulta anche firmato dalla parlamentare di Fdi Lavinia Mennuni. Sul tema interviene il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, chiedendo di accelerare, sostenendo che il divieto “non è più rinviabile” e collegando i ritardi a “motivi tecnici legati alla riservatezza”.

Secondo quanto riportato, il ministro viene però smentito dal Garante della privacy. In un comunicato datato 30 marzo, l’Autorità dichiara di essere stata “coinvolta dal governo” nella risoluzione delle criticità. Il testo arrivato in Commissione avrebbe recepito le indicazioni formulate, mentre il ddl n. 1136 si sarebbe impantanato per ragioni che “non risultano note”.

La senatrice dem Simona Malpezzi attribuisce il blocco a palazzo Chigi, sottolineando che mancherebbero ancora i pareri del governo, con un congelamento che durerebbe “da mesi” e apparirebbe incomprensibile rispetto a un provvedimento sottoscritto da più forze politiche.

procedure agcom e verifica dell’età: applicazione ai social prevista

Nel frattempo, le procedure tecniche per accertare l’età online sono state già definite dall’Agcom, con la delibera n. 96/25 pubblicata il 12 maggio. Il documento è rivolto alle piattaforme pornografiche, per effetto del decreto Caivano che impone il divieto di accesso ai siti hard ai minori di 18 anni. Lo schema, però, viene descritto come potenzialmente utilizzabile anche per altri servizi.

La possibilità di trasferire le stesse regole ai social emerge anche da un’analisi riportata tramite l’avvocato Giuliano De Vivo, specializzato in diritti digitali: lo schema previsto per i contenuti sessuali sarebbe “teoricamente applicabile anche ai social network”.

come funziona il sistema: token e controllo dell’età senza conoscere i contenuti

La logica indicata viene sintetizzata come una sequenza “a triangolo”. L’utente fornisce crediali a un soggetto terzo deputato a certificare la maggiore età. Il terzo invia alla piattaforma un token, descritto anche come “distintivo”, che sblocca o blocca l’accesso in base all’età, con un segnale paragonato a un “semaforo verde” quando la data di nascita lo consente.

Secondo la ricostruzione, la privacy sarebbe garantita perché l’ente terzo conosce l’identità del fruitore ma non il servizio specifico, mentre la piattaforma non avrebbe accesso all’identità dell’utente, limitandosi a verificare la possibilità di accesso in base all’età.

responsabilità dello stato e caso trescore: contestazioni su inerzia e rischi legali

Nel dibattito riportato, resta centrale la domanda su perché il governo non imponga analoghe verifiche dell’età anche ai grandi social, sostenendo l’obiettivo di tutela dei minori. La questione viene collegata a possibili conseguenze giuridiche: dopo condanne in territori statunitensi, l’inerzia potrebbe avere costi.

L’avvocato Stefano Bertone indica che gli organi dello Stato potrebbero incorrere in ipotesi di colpa per responsabilità civile ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, in modo solidale con le piattaforme, qualora non si informasse la popolazione e non si regolasse la materia. Nel ragionamento riportato, il riferimento è a un principio: per il fumo di sigaretta la popolazione sarebbe stata avvisata anche se in ritardo.

Il legale menziona il precedente sul sangue infetto, associandolo a una condanna per omissioni istituzionali. L’argomentazione sottolinea un possibile trasferimento dei costi sulla collettività, con un riferimento all’algoritmo nocivo delle piattaforme e all’inerzia dei ministeri.

obiezione etica e responsabilità erariale

Bertone formula anche un’obiezione sul piano etico: il risarcimento potrebbe ricadere sugli Stati e quindi sui cittadini. Ne discenderebbe, secondo l’impostazione riportata, una possibile responsabilità dei titolari dei dicasteri per danno erariale e un ruolo della Corte dei conti chiamata ad attivarsi.

Nella stessa linea, viene riportato che, se la responsabilità risulta “sempre storica e politica” e non individuale, i cambiamenti potrebbero non consolidarsi.

azioni legali in corso: class action contro meta e tiktok

Lo stesso avvocato Stefano Bertone risulta promotore di una class action contro Meta e TikTok, depositata presso il tribunale civile di Milano. Un procedimento analogo, contro gli stessi colossi, viene indicato come in corso a Roma, sostenuto da Adusbef e Codacons.

social e violenza: intervento di valditara e ricostruzione di trescore

Dopo l’aggressione avvenuta a Trescore, Valditara collega l’episodio all’influenza dei social. In un’intervista al Corriere datata 26 marzo, il ministro sostiene che “episodi di violenza” come quello di Bergamo scontino “l’influenza negativa dei social”, richiamando studi internazionali.

La docente aggredita avrebbe descritto il tredicenne come “confuso”, “trascinato” e “indottrinato dai social”. Nel quadro descritto, l’adolescente appare timido e “recluso nella sua bolla”, con l’obiettivo di “esistere ed essere visto” nel mondo virtuale frequentato e conosciuto.

algoritmi e maturità: argomenti sulla capacità di gestione dei rischi

La direttrice del Dipartimento salute mentale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Emi Bondi, viene riportata come riferimento della descrizione. In parallelo, viene riportato l’assunto del ministro: esisterebbe “un’esplosione di questo tipo di violenza in tutto il mondo”, con esempi internazionali, tra cui casi in Francia e in Messico. In questa cornice i social diventano “cause scatenanti”, capaci di amplificare la violenza contenuta e propagata verso ragazzi che non avrebbero la maturità necessaria per gestire le insidie.

dipendenza, trasparenza e privacy: richieste di campagne informative e limiti certi

Nel ragionamento riportato, si evidenzia l’urgenza di campagne informative rivolte agli utenti. Le richieste arrivano dai promotori delle due class action italiane. Le sentenze statunitensi sarebbero servite a confermare che i social possono infierire “danni gravissimi”, secondo l’avvocato Stefano Bertone.

Bertone propone di illustrare il modello di business delle piattaforme per chiarire che la dipendenza non rappresenterebbe un effetto collaterale, ma un obiettivo aziendale. L’impostazione include anche l’attenzione alla percezione dei genitori: un conto sarebbe sentirsi fruitori di un servizio gratuito, un altro scoprire che il figlio diventa “oggetto del business”.

Secondo quanto riportato, lo Stato dovrebbe informare “in ogni luogo pubblico” a partire da scuole, ospedali e studi medici, oltre che tramite i media, con avvertenze ben visibili sui prodotti usati. L’obiettivo finale viene indicato come la garanzia di verifica certa che nessun minore di 14 anni possa utilizzare i social network.

verifica dell’età nei siti pornografici e controversie sulla privacy

Per le piattaforme pornografiche, l’obbligo di verifica dell’età risulta già vigente in base al decreto Caivano. La stessa Agcom avrebbe bloccato due siti italiani inadempienti, indicati come giochipremium.com e hentai-ita.ne, il 18 marzo 2026. Il tema resta aperto su altri operatori: Pornohub rimarrebbe accessibile anche ai minori, perché il Tar del Lazio avrebbe accolto il ricorso, sospendendo le delibere del Garante in attesa della sentenza, a causa di dubbi sulla tutela della privacy.

Nel quadro descritto emergono anche critiche: il 5 marzo Federprivacy avrebbe rilanciato un appello firmato da 370 esperti contro la verifica dell’età online. Viene inoltre citata l’osservazione secondo cui basterebbe una vpn per aggirare l’obbligo, oppure l’uso del token di un’altra persona.

Sul punto interviene un’altra posizione attribuita a Valditara, secondo cui la sicurezza dei giovani e la loro salute verrebbero prima della privacy.

europa e australia accelera sui divieti: scelte legislative e indagini su big tech

Le richieste di maggior tutela non arrivano solo dall’Italia. In Europa, diversi Paesi sarebbero già orientati verso misure simili: viene citata l’intenzione di Austria di introdurre un divieto fino al compimento dei 14 anni. La stessa indicazione riguarda Francia, Spagna, Portogallo, Danimarca e Grecia.

In Australia, il divieto risulta già in vigore da dicembre. Parallelamente, le Big Tech sarebbero oggetto di un’indagine dell’Autorità nazionale a partire dal primo aprile, con l’accusa di aver evaso le regole. Secondo quanto riportato, la ministra australiana delle Comunicazioni Anita Wells avrebbe dichiarato che le norme non sarebbero difficili da rispettare per aziende definite “innovative” ma con dimensioni da miliardi di dollari.

attori citati: figure istituzionali e legali coinvolti nel dibattito

  • Giuseppe Valditara
  • Simona Malpezzi
  • Lavinia Mennuni
  • Simona Malpezzi
  • Giuliano De Vivo
  • Stefano Bertone
  • Emi Bondi
  • Anita Wells
“Divieto dei social per i minori? Se lo Stato non agisce rischia risarcimento danni”. Ma il governo ha congelato il ddl da ottobre

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