Deficit pil 2025 al 3,1%: Italia ancora in procedura d’infrazione europea
Il rapporto deficit/Pil dell’Italia nel 2025 resta fermo al 3,1%. La conferma arriva dai dati Istat provvisori diffusi a marzo e, allo stesso tempo, il valore è stato poi ufficializzato da Eurostat poco prima di una riunione del Consiglio dei ministri convocata per approvare il Documento di finanza pubblica. Il quadro, nel complesso, mantiene l’Italia all’interno della procedura di infrazione europea per deficit eccessivo, impedendo una rapida uscita dalla sorveglianza.
rapporto deficit/pil 2025 al 3,1% e procedura per deficit eccessivo
Secondo le informazioni provvisorie Istat, il rapporto deficit/Pil nel 2025 si attesta al 3,1%. Il dato, una volta reso definitivo tramite l’ufficializzazione di Eurostat, ha chiuso una fase di incertezza durata alcuni giorni, con l’attenzione concentrata sulla distanza rispetto al parametro di riferimento.
La cifra del 3,1% significa che la Penisola non può ancora uscire dalla procedura di infrazione legata al deficit eccessivo. In altre parole, rimane attiva la cornice di controllo europeo che limita lo spazio di manovra e condiziona le scelte di bilancio.
maastricht sotto al 3% e clausola di salvaguardia per la difesa
Il risultato assume particolare rilievo per il governo guidato da Meloni. L’obiettivo era scendere sotto il parametro di Maastricht, soglia che, se raggiunta, avrebbe consentito l’attivazione della clausola di salvaguardia prevista dalle nuove regole di bilancio europee.
La clausola avrebbe potuto aprire la strada a un margine aggiuntivo sulla spesa, permettendo di aumentare la spesa in armi e sicurezza al di fuori dei vincoli Ue riferiti alla spesa primaria netta introdotti dal nuovo Patto di stabilità.
spesa militare 12 miliardi entro il 2028 e rischio di rientrare sopra il 3%
Con il rapporto deficit/Pil confermato al 3,1%, il mantenimento dell’impegno relativo agli stanziamenti per il settore militare risulta più complesso. L’indicazione politica è quella di investire, per finalità di difesa, 12 miliardi di euro in più entro il 2028, come delineato nell’ultimo Documento programmatico di finanza pubblica.
finanziamento dei 12 miliardi e ruolo di Btp e Safe
Nel quadro illustrato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, i 12 miliardi avrebbero potuto essere coperti tramite Btp oppure tramite Safe, ossia il programma Security Action for Europe, descritto come un insieme di prestiti dell’UE destinato a finanziare l’industria della difesa.
safe non attivato e priorità a uscire dalla procedura nel 2025
Giorgetti ha chiarito che la clausola Safe non è stata ancora attivata. La motivazione indicata è la volontà di riuscire a uscire dalla procedura di infrazione un anno prima rispetto alle tempistiche previste, quindi già nel 2025.
Secondo la linea espressa, l’intento è evitare che la spesa per la difesa possa riportare i conti sopra la soglia del 3%, dopo essere riusciti, con difficoltà, a scendere al di sotto del limite.
Personaggi citati:
- Giorgia Meloni
- Giancarlo Giorgetti
