Crisi natuzzi sindacati sulle barricate: nuovi scioperi e manifestazioni previste
Natuzzi avrebbe dovuto presentare un piano di rilancio industriale legato al rientro in Italia di alcune produzioni precedentemente delocalizzate. La proposta consegnata ai sindacati martedì, invece, delinea un percorso che sposta ulteriori attività all’estero e aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali nelle fabbriche italiane. La reazione sindacale è netta: dopo oltre trenta ore di confronto al ministero delle Imprese e Made in Italy (Mimit), le sigle annunciano una nuova fase di mobilitazione, con scioperi, presidi davanti agli stabilimenti e la possibilità di una manifestazione a Roma.
proposta natuzzi ai sindacati: trasferimenti all’estero e maggiore cassa integrazione
Il documento discusso durante il tavolo ministeriale viene giudicato dalle organizzazioni sindacali un passo indietro rispetto alle aperture registrate a marzo. In particolare, i sindacati richiamano anche una bozza di verbale precedente, redatta nei giorni prima, che indicava condizioni diverse. Al centro della nuova impostazione c’è un cambio di direzione: nelle riunioni di un mese fa si era parlato della possibilità di far rientrare in Italia alcune linee spostate in Romania, mentre ora l’indicazione sarebbe l’opposto.
romania e italia: inversione del piano con ammortizzatori sociali dal 45% al 70%
La principale novità indicata dai sindacati riguarda l’intenzione di aumentare le attività nello stabilimento rumeno, facendo crescere, in parallelo, il peso degli ammortizzatori sociali in Italia. Secondo quanto riportato, la percentuale passerebbe dal 45% al 70%. Per le sigle sindacali, questa giravolta sarebbe collegata a un quadro economico considerato più difficile rispetto alle premesse iniziali.
motivazioni aziendali e posizione sindacale
Natuzzi avrebbe spiegato che l’eventuale trasferimento sarebbe temporaneo, indicato in un orizzonte di un anno, giustificato dalla difficoltà di sostenere i costi della produzione in Italia. La risposta delle sigle è invece di totale chiusura: Tatiana Fazi della Fillea Cgil ha dichiarato che verrebbe bloccato ogni passaggio se dovesse essere avviata l’uscita di attività dagli stabilimenti italiani.
incentivi all’esodo e uscita forzata: da 37mila euro a 50mila dilazionati in cinque anni
Un ulteriore punto critico, secondo i sindacati, riguarda la consistenza e la modalità degli incentivi all’esodo. A dicembre Natuzzi aveva comunicato 479 esuberi su 1.850 dipendenti complessivi in Italia, includendo anche la chiusura di due stabilimenti pugliesi: Graviscella (Altamura) e Jesce 2 (Santeremo in Colle). Dopo le proteste dei primi mesi dell’anno, l’azienda aveva prospettato una modifica: chiusura di uno solo dei due siti, con l’accorpamento, e ricorso a un piano di incentivi alle dimissioni volontarie.
accordo iniziale e nuova offerta
Secondo l’impostazione originaria, l’adesione avrebbe dovuto essere volontaria: un primo passaggio tramite cassa integrazione a zero ore, seguito da un incentivo di 37 mila euro. La proposta illustrata nei giorni successivi, però, avrebbe innalzato l’importo a 50 mila euro, ma con due differenze rilevanti: la somma sarebbe dilazionata in cinque anni e l’adesione non sembrerebbe più necessariamente volontaria. L’obiettivo indicato sarebbe quello di indurre 392 uscite entro il 2029, elemento che le sigle definiscono inaccettabile.
occupazione in puglia: chiusure e ridimensionamento dell’industria del mobile
La conseguenza più evidente, secondo i sindacati, riguarda la perdita di centinaia di posti di lavoro in Puglia e un ridimensionamento dell’industria del mobile, settore che nasce nel 1959. Ulteriore contesto economico arriva dai numeri del piano investimenti: a inizio 2026 Natuzzi avrebbe presentato un programma da 17,5 milioni annui per tre anni, ma i sindacati indicano che gran parte delle risorse sarebbe destinata alla sfera commerciale, come eventi, fiere e marketing, con un impiego limitato sugli stabilimenti produttivi.
pressione finanziaria e quadro geopolitico: scioperi in arrivo
La crisi viene descritta come alimentata anche da fattori esterni. La pressione su Natuzzi arriverebbe da Wall Street e dalla situazione geopolitica internazionale. È richiamato un passaggio specifico: il 6 gennaio il New York Stock Exchange (Nyse) avrebbe inviato un avvertimento, segnalando che valore di mercato e patrimonio netto dell’azienda risultavano sotto le soglie di conformità.
Dopo una tregua durata poco più di un mese, sarebbero pronti scioperi e presidi davanti agli stabilimenti. È inoltre menzionata la possibile organizzazione di una nuova manifestazione a Roma, come risposta alla proposta ritenuta peggiorativa.
pasquale natuzzi e produzione dall’estero: lettere ai dipendenti e caso romania
Nel corso dei mesi, il presidente Pasquale Natuzzi avrebbe inviato lettere direttamente ai dipendenti. L’ultima risalirebbe agli auguri di Pasqua, con la richiesta di accettare il piano industriale. Nel 2024 l’azienda avrebbe riportato in Italia una produzione proveniente dalla Cina per servire il mercato del Nord America, anche con l’obiettivo di contenere l’impatto dei dazi doganali e rendere più produttive le fabbriche italiane, altrimenti ferme per la cassa integrazione. La scelta sarebbe stata definita dal leader aziendale come un “sacrificio enorme”.
I lavoratori pugliesi avrebbero invece atteso che analogo orientamento riguardasse anche la Romania, secondo quanto ipotizzato un mese prima, ma la linea attuale non indicherebbe un ritorno delle produzioni in Italia.
sindacati e sigle del commercio coinvolti nella mobilitazione
- Feneal Uil
- Filca Cisl
- Fillea Cgil
- tre sigle del commercio (nomi non specificati)
