Condannati per insulti sessisti a Seymandi, risarcimenti fino a 5mila euro

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Condannati per insulti sessisti a Seymandi, risarcimenti fino a 5mila euro

La vicenda legata agli insulti sessisti sui social che hanno coinvolto Cristina Seymandi, protagonista nell’estate 2023 di una burrascosa separazione dall’imprenditore Massimo Segre, entra in una fase di definizione legale. Dopo le contestazioni rivolte online e la rottura sentimentale, emergono aggiornamenti su scuse, accordi, decreti penali e possibili ulteriori azioni in ambito civile, con conseguenze economiche fino a 5mila euro per alcuni responsabili.

insulti sessisti a cristina seymandi: scuse, risarcimenti e importi fino a 5mila euro

Cristina Seymandi racconta che alcuni hater avrebbero iniziato a chiedere scusa, arrivando a patti con risarcimenti, multe e spese legali. In base a quanto riportato, l’importo complessivo può arrivare fino a 5mila euro a testa. L’imprenditrice, in particolare, riferisce di aver ricevuto insulti legati al genere, con affermazioni che in sostanza delegittimavano la qualità femminile, come quando le veniva attribuito un ruolo da “escort”.

Seymandi sottolinea che si tratta della prima occasione in cui tali attacchi vengono riconosciuti per la loro natura sessista. Sul merito delle scuse, la donna afferma anche di non aver ritenuto quelle ricevute pienamente convincenti.

video e commenti social dopo la rottura: il contesto che ha alimentato gli attacchi

La vicenda si collega alla diffusione di un video della fase successiva alla rottura, in cui l’uomo leggeva una lettera con un presunto tradimento attribuito alla compagna. L’episodio risalirebbe all’estate del 2024: il contenuto sarebbe stato ripreso e rilanciato online, con conseguente aumento di commenti social rivolti contro Seymandi.

Nel tempo, gli attacchi hanno assunto i contorni di un procedimento per insulti con connotazioni sessiste, con un quadro che ha coinvolto più soggetti.

procedimenti legali per gli odiatori via social: 26 indagati e percorsi differenti

Il numero degli indagati per gli insulti sessisti sarebbero stati 26. Tra questi, una parte sarebbe giunta a un accordo: per alcuni, si parla di imbarazzo per quanto scritto online, con richiesta di scuse e concordanza di un risarcimento in favore di Seymandi. Altri avrebbero invece accettato il decreto penale di condanna.

accordi e decreti penali: esiti del percorso giudiziario

Nei casi definiti con accordo, l’idea centrale sarebbe stata la chiusura sul piano economico e formale, attraverso scuse e risarcimenti. Nei casi in cui è intervenuto un decreto penale di condanna, restano comunque possibili ulteriori passaggi, a seconda delle scelte della parte offesa e dell’impostazione delle richieste.

azioni civili e procedimenti ancora aperti

Nei confronti di alcuni responsabili, Seymandi sarebbe assistita dall’avvocato torinese Claudio Strata e starebbe valutando se proseguire con una causa civile. In parallelo, altri procedimenti risulterebbero ancora in corso e, per alcuni, vi sarebbe stata archiviazione per tenuità del fatto. Anche in questi casi, l’imprenditrice potrebbe comunque intraprendere iniziative in ambito civile.

richiesta di archiviazione respinta: dal pm roberto furlan alla gip lucia minutella

All’inizio dell’anno precedente, Seymandi si sarebbe opposta alla richiesta di archiviazione formulata dal pm Roberto Furlan. La decisione della gip di Torino Lucia Minutella avrebbe respinto la richiesta della Procura. Da lì sarebbero scattate verifiche e identificazioni dei responsabili, con l’allerta estesa anche ad altre procure.

cambio culturale e proposta di misure sui social: l’idea della “patente” digitale

Seymandi evidenzia che la legge non può perseguire milioni di hater, riconoscendone la dimensione. La posizione espressa guarda però a un meccanismo di intervento più mirato: l’idea di interdire i condannati dall’uso dei propri social per un periodo proporzionale al reato commesso, con un paragone esplicito al sistema delle patenti per chi guida in stato di ebbrezza.

Riguardo alle prospettive, l’imprenditrice riconosce l’importanza della condanna della magistratura, pur affermando la necessità di un percorso più ampio per arrivare a un vero cambiamento culturale nella parità di genere.

persone citate nella vicenda

Cristina Seymandi, Massimo Segre, Claudio Strata, Roberto Furlan, Lucia Minutella.

Insulti sessisti a Cristina Seymandi, alcuni hater si scusano e risarciscono. Gli altri condannati con decreto penale

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