Asiatico e secchiona goffa: perché il cliché nel look è palese
Una clip promozionale della durata di 38 secondi relativa a “Il Diavolo Veste Prada 2” ha innescato una pioggia di accuse online, culminando in contestazioni legate al razzismo anti-asiatico. Il nodo della polemica riguarda la nuova assistente di Andy Sachs, con una caratterizzazione percepita come troppo vicina a uno stereotipo noto e ripetuto.
accuse di razzismo anti-asiatico per la nuova assistente di andy
Il personaggio Jin Chao, interpretato dall’attrice Helen J. Shen, è finito rapidamente sotto i riflettori. Le critiche si sono concentrate sul fatto che la figura riproporrebbe il cliché della “secchiona” asiatica, associata a un’idea rigida dell’ossessione per i risultati accademici e a una presunta inadeguatezza sul piano sociale.
Nel breve filmato diffuso in rete, la giovane stagista si presenta ad Andy (Anne Hathaway), tornata nella redazione della rivista Runway. L’interazione mette in evidenza una ragazza descritta come impacciata: invece di mostrare competenze legate al settore editoriale, la scena la vede concentrata sull’elenco dei propri risultati scolastici.
il contenuto della clip e il passaggio sugli “allori” accademici
La contestazione nasce anche dai dialoghi del filmato. La stagista, in risposta all’eventualità di non essere scelta, dichiara che sarebbe irrilevante e porta una serie di credenziali. Tra le informazioni citate compaiono l’aver frequentato Yale, un GPA di 3,86, il ruolo di soprano principale dei Whiffenpoofs e un punteggio all’ACT di 36 al primo tentativo.
Per una parte degli utenti, questo modo di costruire il personaggio risulterebbe troppo insistente nel richiamare un’immagine stereotipata legata al rendimento scolastico, senza dare spazio a indicatori concreti di adattamento al contesto professionale del mondo della moda e della stampa.
social network in fermento per stereotipi e rappresentazione
La reazione sui social network è stata immediata, con accuse rivolte alla produzione per “palese razzismo anti-asiatico”. Molti commenti hanno sottolineato come la scrittura del personaggio appaia anacronistica rispetto al contesto contemporaneo.
Su X, un utente ha espresso una critica netta: Hollywood sarebbe “fuori dal mondo” e la rappresentazione asiatica nel film, secondo la lettura condivisa online, risulterebbe legata a stereotipi pigri, includendo nome, styling e look.
Il dibattito si è poi esteso anche su piattaforme cinesi, tra cui Weibo. Oltre ai contenuti della caratterizzazione, è stato contestato anche l’abbigliamento della figura, ritenuto non coerente con l’immagine degli stagisti nel settore.
Alcuni utenti hanno aggiunto ironia alle critiche, arrivando a proporre una ridenominazione del film in base al tema del presunto pregiudizio.
controversie anche sul nome: “jin chao” e il confronto con un termine offensivo
La polemica ha trovato ulteriore spazio grazie a un’analisi del quotidiano “South China Morning Post”. L’attenzione si è spostata anche sulla scelta del nome Jin Chao, ritenuto per alcuni utenti difficilmente distinguibile nella pronuncia da “Ching Chong”.
Secondo la ricostruzione richiamata dalla testata, “Ching Chong” sarebbe un termine dispregiativo usato storicamente negli Stati Uniti tra il XIX secolo e l’inizio del XX secolo per prendere di mira la lingua e le persone di origine cinese, in un clima di xenofobia.
impatto sulla promozione: uscita in cina e rischio per l’accoglienza
La contestazione arriva in un momento considerato delicato sul piano promozionale. Il film è previsto in Cina per il 30 aprile. La critica online, secondo la lettura riportata, potrebbe compromettere l’accoglienza in un mercato giudicato cruciale per gli incassi globali.
All’inizio del mese, Anne Hathaway e Meryl Streep avevano partecipato a un’anteprima a Shanghai. In quella occasione, i primi venti minuti della proiezione avevano ricevuto reazioni descritte come positive.
Le nuove accuse, legate alla rappresentazione contestata, vengono quindi presentate come un possibile “passo falso” capace di spostare l’attenzione del pubblico.
manya koetse e il divario tra percezione hollywood e realtà asiatica
A spiegare il divario tra la percezione di Hollywood e la realtà asiatica indicata come attuale interviene Manya Koetse, esperta e fondatrice di “Eye on Digital China”. Il riferimento riguarda l’evoluzione della ricezione del primo capitolo e l’atteggiamento del pubblico nel tempo.
Koetse ricorda che “Il Diavolo Veste Prada” del 2006 è diventato un vero cult in Cina soprattutto grazie alla distribuzione su DVD pirata e, successivamente, tramite piattaforme di streaming. In quel periodo, la pellicola offrì a una generazione di giovani donne urbane uno sguardo su un mondo della moda globale ancora considerato distante, mentre il Paese avviava una rapida espansione nel settore del lusso.
cambiamento del pubblico: 2006 e 2026 non sono comparabili
A distanza di vent’anni, secondo Koetse, le dinamiche di mercato e sociali sarebbero cambiate in modo sostanziale. Il punto centrale riguarda il pubblico cinese del 2026, indicato come non più sovrapponibile a quello del 2006.
Viene sottolineato che oggi molte città cinesi sarebbero alla moda, all’avanguardia e cosmopolite, con un livello paragonabile (o superiore) a quello di New York o Parigi. In questo quadro, inserire un personaggio percepito come stereotipato diventerebbe, nella lettura dell’esperta, un elemento che il pubblico potrebbe riconoscere come riflesso di un’immagine costruita dall’esterno.
personaggi coinvolti nella vicenda
Nel materiale citato emergono le seguenti figure collegate al dibattito:
- Andy Sachs (interpretata da Anne Hathaway)
- Jin Chao (interpretata da Helen J. Shen)
- Meryl Streep
- Shanghai (menzionata come sede dell’anteprima dei primi venti minuti)


