Artemis II, rientro di Orion nell’inferno di fuoco: cosa succederà

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Artemis II, rientro di Orion nell’inferno di fuoco: cosa succederà

Il rientro atmosferico trasforma la navicella in un crocevia di fenomeni fisici ad alta intensità: vibrazioni improvvise, bagliori vorticosi, lampi di colori diversi e un rapido mutamento di condizioni attorno allo scafo. Le immagini dagli oblò raccontano momenti estremi in cui l’aria, incontrata a velocità enormi, passa da condizione “normale” a ambiente infuocato, fino a rendere quasi invisibile il cielo. La capsula affronta un percorso che, in pochi minuti, porta da velocità molto elevate a valori compatibili con l’arrivo a terra, mentre lo scudo termico lavora per impedire il cedimento della struttura.

rientro atmosferico e velocità: lo scenario fisico dell’urto

Quando un corpo rientra in atmosfera a velocità molto superiori alla velocità del suono, l’aria non riesce ad allontanarsi in modo ordinato. Per la capsula Orion, la velocità indicata è dell’ordine di 40.000 km/h. In queste condizioni si forma attorno al veicolo uno strato di aria molto calda di spessore di poche decine di centimetri: lo strato d’urto. Questo strato è delimitato da una struttura sottile chiamata onda d’urto.

Al di fuori dell’onda d’urto l’atmosfera resta sostanzialmente indisturbata, mentre all’interno dello strato d’urto la pressione e la temperatura raggiungono valori estremi. Qui iniziano processi che modificano la composizione e l’assetto energetico dell’aria, con effetti decisivi sulla traiettoria termica dello scafo.

fenomeni di non-equilibrio termochimico nello strato d’urto

Le condizioni estreme dello strato d’urto innescano fenomeni di non-equilibrio termochimico, indicati come processi capaci di modificare la struttura molecolare e di assorbire energia. L’effetto descritto è cruciale: l’assorbimento energetico porta a una riduzione significativa della temperatura all’interno dello strato d’urto. Questa dinamica permette allo scafo di attraversare l’atmosfera senza fondersi.

dissociazione di azoto e ossigeno: dalle molecole agli atomi liberi

La composizione dell’aria è principalmente legata a azoto e ossigeno, molecole con una struttura simile: entrambe risultano formate da due atomi uniti da legami raffigurabili come piccole “molle”. Quando le molecole ricevono energia, gli atomi entrano in un movimento molto intenso, allungando i legami fino alla rottura. Il fenomeno è la vibrazione molecolare e può culminare nella dissociazione, cioè nella separazione dei due atomi che formavano la molecola.

All’interno dello strato d’urto, dunque, compaiono improvvisamente atomi liberi di azoto e ossigeno. A questa fase si aggiunge l’esistenza di energie molto elevate, che coinvolgono anche gli atomi con processi ulteriori sulla loro struttura interna.

ionizzazione e black-out comunicativo nel plasma

Tra i processi indicati emerge la ionizzazione, in cui gli atomi perdono una parte dei loro elettroni trasformandosi in ioni. Il risultato è un flusso di particelle elettricamente cariche che corrisponde alla comparsa di un ambiente compatto e luminoso.

Questo flusso è collegato anche a un effetto operativo: il black-out comunicativo di alcuni minuti durante il rientro. L’elemento riportato è che le cariche elettriche disturbano le comunicazioni radio.

plasma e temperatura di rientro: perché gli oblò vedono lingue di fuoco

Lo strato d’urto che avvolge la capsula viene descritto come un gas ad alta temperatura, indicato come plasma, popolato da atomi, ioni ed elettroni. Le immagini dagli oblò restituiscono l’idea di particelle e gas che fluttuano come lingue di fuoco.

Le attività termochimiche assorbono una grande quantità di energia, ma nel testo è riportato che all’interno dello strato d’urto permangono temperature dell’ordine di circa 3.000 gradi. Da questa condizione nasce la necessità della protezione dello scafo.

scudo termico di Orion: ablazione, isolamento e gas che allontana il calore

La protezione contro temperature così estreme è affidata allo scudo termico della navicella. Nel caso di Orion, la composizione indicata è materiale ablativo a base di fibre di silice immerse in una resina epossidica fenolica.

Il funzionamento descritto si articola su più meccanismi:

  • ablazione: il materiale si consuma gradualmente a contatto con il gas caldo, assorbendo una parte importante del calore;
  • isolamento termico: lo strato superficiale “bruciato” agisce come isolante rispetto al calore esterno;
  • allontanamento per convezione: il gas prodotto dalla vaporizzazione del materiale ablativo contribuisce a spostare il calore convettivo lontano dallo scafo, disperdendolo nell’atmosfera.

sequenza finale del rientro: decelerazioni, paracadute e ritorno del cielo blu

I lampi terminano e diventano percepibili gli strappi dei paracadute. Le condizioni visive dagli oblò cambiano: il blu del cielo torna visibile e, poco dopo, emerge il riferimento al rumore delle onde.

Il testo descrive anche la drastica variazione di velocità: in pochi minuti la capsula passa da oltre 38.000 km/h a circa 30 km/h, con decelerazioni fino a 4 g e la necessità di resistere a temperature incredibili.

Il passaggio conclusivo collega l’esperienza al lavoro di progettazione che consente il trasferimento “sano e salvo” a terra, attraverso le fiamme e le condizioni dell’inferno di rientro.

consulenza tecnica

La consulenza tecnica riportata è attribuita a:

  • ingegner Giuliano Ranuzzi
Dentro l’inferno di fuoco del rientro di Artemis II: temperature fino a 3000 gradi, lo scudo termico di Orion e l’accelerazione di gravità
Categorie: Tecnologia

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