Ucraina in stand-by, guerra in Iran blocca negoziati e veto dell Ungheria su prestito a Kiev

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Ucraina in stand-by, guerra in Iran blocca negoziati e veto dell Ungheria su prestito a Kiev

Le trattative di pace tra Stati Uniti, Russia e Ucraina risultano sospese. La motivazione indicata riguarda la guerra con l’Iran, circostanza che secondo gli aggiornamenti disponibili potrebbe influire sulla posizione di Kiev e aprire la strada a un possibile compromesso. Sul fronte russo, il Cremlino ha confermato il rallentamento dei negoziati, precisando al contempo l’attività dell’inviato presidenziale su dossier economici.

colloqui di pace sospesi per la guerra con l’iran

Secondo quanto riportato dal quotidiano russo Izvestia, i colloqui trilaterali di pace tra Stati Uniti, Russia e Ucraina sarebbero in pausa. La decisione viene collegata al conflitto con l’Iran, che avrebbe un impatto diretto sulla dinamica negoziale.

La stessa ricostruzione evidenzia che, con la guerra in corso, Kiev potrebbe essere spinta verso un compromesso. In parallelo, il Cremlino avrebbe confermato la pausa dei negoziati e indicato che l’evoluzione della situazione militare contribuisce a rallentare i contatti tra le parti coinvolte.

attività su investimenti e cooperazione economica, ma trattative in pausa

Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha dichiarato che l’inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev continuerà a lavorare su investimenti e cooperazione economica. Nel contempo, Peskov ha specificato che i colloqui trilaterali sono in pausa, chiarendo così la separazione tra l’impegno su ambiti economici e il congelamento della fase negoziale.

veto ungherese sul prestito da 90 miliardi: ricerca di una soluzione

Nel quadro europeo, la discussione odierna si concentra sul veto dell’Ungheria relativo all’erogazione di un prestito da 90 miliardi di euro, su cui era stato raggiunto un accordo a dicembre. I leader del Consiglio europeo avrebbero previsto un confronto specifico per valutare possibili sbocchi.

L’Alta rappresentante UE per gli Affari esteri, Kaja Kallas, entrando alla riunione ha dichiarato di non sentirsi molto ottimista, ma ha sottolineato che il presidente Antonio Costa starebbe lavorando con impegno per individuare una soluzione anche insieme a Viktor Orban. Kallas ha aggiunto che esistono alternative, pur restando da vedere l’esito dei lavori.

cambio di posizione ungherese e clausola di cooperazione in buona fede

Secondo Kallas, il nodo centrale sarebbe che l’Ungheria, in precedenza, aveva già accettato la soluzione, ma avrebbe poi rivisto la propria posizione, “rimangiandosi” l’accordo. Nei Trattati UE sarebbe presente una clausola che richiama la cooperazione in buona fede, tema indicato come problematico nel caso specifico.

Kallas ha posto l’accento sulla domanda politica: come far rispettare l’attuazione dell’accordo raggiunto a dicembre. Al contempo, ha richiamato il clima emerso nelle discussioni precedenti, ricordando che ai lavori di lunedì i ministri UE sarebbero stati molto determinati nel chiedere all’Ungheria di accettare e di fornire soluzioni.

Nel descrivere l’approccio del negoziato, Kallas ha menzionato che, in caso di problemi legati al petrolio, la Croazia può rifornire l’Ungheria. Ha inoltre collegato la rigidità delle posizioni al contesto elettorale, citando le elezioni ungheresi del 12 aprile.

posizione di orban: petrolio necessario, nessuna decisione favorevole finché non arriva

All’ingresso nella riunione del Consiglio europeo, il premier ungherese Viktor Orban ha espresso una posizione netta: l’Ungheria sarebbe pronta a sostenere l’Ucraina solo quando sarà disponibile il proprio petrolio, indicato come bloccato da Kiev. Orban ha dichiarato che, fino a quel momento, non ci sarà alcuna decisione favorevole per l’Ucraina.

La motivazione ribadita riguarda la promessa di Kiev di riparare l’oleodotto Druzhba, che trasporta petrolio russo attraverso l’Ucraina ed è stato danneggiato da raid russi. Orban ha collegato la richiesta alla continuità delle forniture, affermando che l’Ungheria attende il petrolio e che, per ora, tutto il resto sarebbe considerato inconcludente finché il rifornimento non raggiungerà il paese.

petrolio russo come questione esistenziale per famiglie e imprese

Orban ha aggiunto che l’Ungheria avrebbe bisogno del petrolio russo perché lo considera una questione esistenziale. Il premier ha sostenuto che senza quel petrolio famiglie ungheresi e aziende andrebbero in bancarotta, presentando l’argomento come non politico e non legato a dinamiche di breve periodo.

Orban, che dovrà affrontare elezioni nazionali il prossimo 12 aprile, ha concluso richiamando la necessità di riconoscere l’urgenza del tema legato alle forniture energetiche, citando anche il nome di Volodymyr Zelensky.

personaggi citati

  • Dmitry Peskov
  • Kirill Dmitriev
  • Kaja Kallas
  • Antonio Costa
  • Viktor Orban
  • Volodymyr Zelensky

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