Truffe informatiche: come i clan svuotano i conti con falsi numeri verdi e poliziotti
Una truffa informatica organizzata dal clan Mazzarella è al centro di un’inchiesta che mette in luce una dinamica criminale di alto livello, capace di unire tecnica, contatti e reti di persone coinvolte. Nel marzo 2024 una residente di Lucca è stata trascinata in una catena di contatti telefonici e operazioni ingannevoli che hanno portato al depauperamento di 48.500 euro dai suoi risparmi.
truffe informatiche della camorra: caso lucchese
modalità operative
prima modalità: sottrazione di carte e accesso ai conti
una delle vie intraprese prevedeva l’estrazione delle carte bancomat e dei documenti, spesso partendo dal centro di smistamento di Milano. con una mail apparentemente proveniente dalla banca, veniva indotto il titolare a cambiare il pin; in breve tempo gli hacker spostavano i fondi verso conti controllati dai truffatori. i delitti venivano commessi lavorando negli stessi orari dei dipendenti e sfruttando l’accesso ai canali interni per facilitare il trasferimento delle somme.
seconda modalità: truffe telefoniche e spoofing
la seconda tecnica, raccontata nel dettaglio dall’indagine, prevedeva contatti telefonici massivi con tecnica di spoofing per simulare l’origine delle chiamate: i truffatori si presentavano come ispettori antifrode o come funzionari di banca, rendendo credibili le richieste di spostare risparmi e fornire dati sensibili. a seconda del saldo presente sul conto, la conversazione poteva proseguire o essere interrotta in modo mirato. adoperavano sinergie tra telefonate, messaggi e-mail simili a quelli ufficiali per guidare la vittima verso conti in filiali diverse e inesistenti o poco controllate.
coinvolgimento e struttura dell’organizzazione
alle operazioni partecipavano soggetti legati al clan e legami con altre formazioni criminali. dietro all’attività vi era una rete che comprendeva un hacker di 25 anni, ritenuto genio informatico, capace di riprodurre fedelmente ambienti bancari online per carpire password e dati sensibili. l’organizzazione mirava anche a reclutare tossicodipendenti per aprire conti correnti sui quali veicolare i proventi, creando una gestione interna delle risorse e delle transazioni.
ambito e impatto delle frodi
gli esiti dell’indagine hanno evidenziato che le truffe hanno colpito correntisti di diverse banche, tra cui BNL, Credem, Poste Italiane e Banca Intesa. la rete operava in Italia e in parte in spagna, tra madrid e barcellona, con vittime che hanno visto svuotare conti da poche centinaia di euro fino a importi superiori a 50.000 euro.
risposta investigativa e arresti
l’imponente attività investigativa, affidata al Nucleo investigativo dei carabinieri di napoli, ha portato all’esecuzione di sedici misure cautelari al culmine di un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Amato e dal coordinamento dell’autorità giudiziaria. le indagini hanno anche evidenziato una coesione tra le forze dell’ordine e la procura per fermare nuove elaborazioni criminali nel campo informatico.
il procuratore Nicola Gratteri ha sottolineato l’importanza di informare sull’esito dell’indagine per mantenere alta l’attenzione delle potenziali vittime. dalle intercettazioni è emerso un quadro di frustrazione tra i responsabili, che riconoscevano come le campagne di sensibilizzazione stessero incidendo sulle loro attività. l’indagine ha distinto due modalità operative, entrambe finalizzate a svuotare i conti correnti e a impiegare conti esterni agli ambienti bancari legittimi.
in chiave operativa, la rete ha dimostrato capacità di adattamento e una certa evoluzione rispetto alle frodi tradizionali, mostrando come strumenti informatici e contatto umano possano convergere in schemi di inganno complessi.
persone chiave coinvolte nel caso
- Ciro Mazzarella
- Michele Mazzarella
- Gennaro Brusco
- Licciardi
- Nicola Gratteri
- Antonio Bagarolo
- Biagio Storniolo
- Sergio Amato
