Polifarmacoterapia incontrollata in Italia: caso di un paziente che assume 27 farmaci al giorno

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Polifarmacoterapia incontrollata in Italia: caso di un paziente che assume 27 farmaci al giorno

Un confine estremamente sottile separa una terapia che salva da una prescrizione che complica. Il caso raccontato presso l’ospedale Mauriziano di Torino mette in evidenza una criticità concreta: un paziente è arrivato ad assumere 27 farmaci diversi nello stesso giorno. Episodi come questo non restano confinati in singole storie cliniche, ma diventano il segnale di un fenomeno più ampio, definito polifarmacoterapia incontrollata, che riguarda sempre più persone e soprattutto la fascia più fragile.

polifarmacoterapia incontrollata: perché cresce con l’età

Nel contesto italiano, l’invecchiamento della popolazione rende il tema della gestione dei farmaci particolarmente urgente. Nei dati riportati, una quota rilevante di over 65 arriva a convivere con 10 o più medicinali contemporaneamente: la percentuale indicata è del 28,5%. Con il passare degli anni, la terapia tende a stratificarsi, spesso per rispondere a problemi diversi.

La dinamica descritta è tipica: un medico aggiunge una pastiglia per la pressione, uno specialista interviene sul colesterolo, un altro ancora agisce sul reflusso. Il risultato è una sorta di “torre di Babele” farmaceutica, dove diventa difficile comprendere quale farmaco stia svolgendo un ruolo essenziale e quali effetti possano aumentare il rischio complessivo. In questo scenario, la prescrizione non è più soltanto un atto clinico puntuale, ma una catena di decisioni che, se non coordinate, può perdere coerenza.

rischi per i pazienti: interazioni e fragilità

La polifarmacoterapia incontrollata espone i pazienti a conseguenze rilevanti, con un impatto particolarmente marcato sugli anziani. La SIGG (Società Italiana di Geriatria e Gerontologia) avverte che nelle RSA e nelle comunità ogni anziano assume in media 8 farmaci al giorno. In parallelo, il 42% degli assistiti risulta esposto ad almeno un’interazione potenzialmente pericolosa.

Nei casi più complessi, possono essere presenti fino a sette interferenze contemporanee nello stesso paziente. Il punto centrale, secondo i dati richiamati, è che maggiore è la sovrapposizione dei trattamenti, maggiore è la probabilità che si verifichino combinazioni sfavorevoli, con effetti che possono coinvolgere sicurezza, funzionalità e stabilità clinica.

geriatra e deprescrizione: coordinare le terapie

All’interno di questo quadro emerge una figura determinante: il geriatra. I dati della ricerca SIGG indicano che, nelle strutture in cui è presente questo specialista, le interazioni pericolose tra farmaci diminuiscono in modo significativo. Il calo riportato è compreso tra il 24% e il 37%.

Il ruolo descritto è quello di una figura capace di armonizzare i diversi pareri specialistici e di mettere ordine nel piano terapeutico. Il processo prende forma nella cosiddetta deprescrizione, un’azione medica orientata a rimuovere ciò che risulta inutile o dannoso in relazione alla condizione reale della persona.

psicofarmaci e rischio di cadute: il nodo più critico

Tra le combinazioni più temute viene indicata quella tra più psicofarmaci. In questa area si evidenziano possibili conseguenze come aumento del rischio di cadute e peggioramento dello stato cognitivo nei pazienti più fragili. L’attenzione alla deprescrizione diventa quindi essenziale per ridurre sovrapposizioni che possono aggravare condizioni già delicate.

prescrittomica AIFA: terapia su misura e logica “per sistemi”

Per affrontare la complessità della prescrizione, l’AIFA ha introdotto un concetto presentato in un Position Paper: la prescrittomica. L’obiettivo è superare il modello delle terapie standard, basate su schemi uguali per tutti, per passare a cure su misura costruite attraverso la medicina di precisione.

Nel contenuto richiamato, l’orientamento è chiaro: passare da una logica “per farmaci” a una logica “per sistemi”. La tecnologia, secondo i vertici AIFA, deve avere un ruolo di supporto: non sostituisce il medico, ma fornisce strumenti per decidere in modo migliore. La priorità indicata è mettere realmente al centro la persona, non la singola malattia.

appropriatezza prescrittiva: somministrare ciò che serve

Il criterio proposto dagli esperti è che curare meglio non coincide con somministrare più pillole. Il principio descritto è somministrare le giuste terapie e solo quando serve. In un Paese con una delle popolazioni più longeve al mondo, l’appropriatezza prescrittiva viene presentata non solo come una questione tecnica, ma come un dovere etico.

La sfida indicata si basa su due elementi: l’impiego della tecnologia come strumento decisionale e il coraggio clinico di fermarsi dove la cura non aggiunge valore, evitando un “blister di troppo”. L’innovazione scientifica viene quindi collegata a un risultato pratico: una maggiore sicurezza per i cittadini.

Soggetti citati e organismi coinvolti:

  • paziente presso l’ospedale Mauriziano di Torino
  • SIGG (Società Italiana di Geriatria e Gerontologia)
  • geriatra
  • AIFA
Nell’Italia che invecchia c’è una polifarmacoterapia incontrollata: il caso di un paziente che è arrivato ad assumere ben 27 farmaci diversi al giorno
Categorie: SaluteTecnologia

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