Italia in crisi: 5700 medici di base mancano all'appello, Lombardia la più colpita
La disponibilità di medici di medicina generale è al centro di una crisi di accesso alle cure: sempre più persone non hanno un punto di riferimento affidabile sul territorio, e quando esistono, spesso operano con carichi di lavoro ben oltre i limiti consigliati. Il quadro nazionale mostra una sofferenza sistemica, con forti disequità tra regioni e una domanda di assistenza in costante crescita, alimentata dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche.
medici di medicina generale: quadro nazionale e criticità
la carenza strutturale e la domanda crescente
In Italia mancano circa 5.700 medici di famiglia, con differenze rilevanti tra i territori. La regione più colpita risulta la Lombardia, dove la carenza supera i 1.500 professionisti e dove i medici in servizio assistono in media oltre 300 pazienti in più rispetto al limite consigliato. Seguono a distanza Veneto (747) e Campania (643).
disuguaglianze regionali e carico di lavoro
Il fenomeno non è omogeneo: alcune aree, storicamente considerate ad alta attrattività, mostrano segnali di minore disponibilità rispetto al passato. Le difficoltà di reperimento e di mantenimento di una rete di riferimento si estendono anche alle grandi città, non solo alle aree interne o rurali.
impatto demografico e complessità clinica
La popolazione italiana continua a invecchiare: nel 2025 gli over 65 hanno raggiunto quasi 14,6 milioni (circa 24,7% della popolazione). Oltre la metà di questi individui convivono con almeno due patologie croniche, aumentando la complessità delle cure e la necessità di un’assistenza continua e coordinata. Entro il 2035 la quota di anziani dovrebbe avvicinarsi al 30% della popolazione.
formazione e ricambio generazionale
Il ricambio generazionale è frenato da una combinazione di fattori: l’età pensionabile dei professionisti è stata innalzata fino a 72 anni, si sono aperte deroghe al massimale di assistiti e sono stati concessi incentivi per chi è in formazione, includendo la possibilità di assistere fino a mille pazienti. Tuttavia, senza una riforma strutturale che aumenti l’attrattività della professione, il flusso di nuovi medici non basta a colmare il divario.
prospettive future e scenari
A gennaio 2025 i medici di medicina generale avevano in carico quasi 51 milioni di assistiti, con una media di 1.383 pazienti per professionista. Questo dato, secondo gli autori della valutazione, probabilmente sottostima la realtà a causa dei livelli elevati di saturazione che comprimono la libera scelta e la disponibilità di professionisti vicino casa. La pressione non è limitata a zone periferiche: riguarda anche regioni con sistemi sanitari consolidati.
interventi correnti e limiti
Negli ultimi anni sono state adottate misure tampone per fronteggiare la carenza, tra cui un innalzamento temporaneo di età pensionabile, deroghe sul numero massimo di pazienti e ampliamenti per la formazione. Secondo Gimbe, però, senza una riforma organica che ripensi formazione, organizzazione del lavoro e integrazione con i servizi territoriali e ospedalieri, il sistema non riuscirà a garantire un adeguato ricambio generazionale né un livello di assistenza sufficiente nel lungo periodo.
prospettive di riforma e ruolo del medico di base
necessità di un disegno organico
Il dibattito politico sembra spesso limitarsi a temi contrapposti tra dipendenza e convenzione, mentre la priorità dovrebbe essere ripensare il ruolo del medico di famiglia in chiave moderna: dalla formazione all’organizzazione del lavoro, fino all’integrazione con l’intera rete di servizi territoriali e ospedalieri. Senza una riforma globale, il medico di base rischia di diventare un collo di bottiglia per l’accesso alle cure, con ripercussioni sui pazienti più fragili e sugli anziani.
protagonisti citati
- Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe
