Iran, arroganza e incompetenza che hanno messo all’angolo usa e israele

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Iran, arroganza e incompetenza che hanno messo all’angolo usa e israele

L’escalation militare nell’area mediorientale ha prodotto effetti che ribaltano le previsioni iniziali. A quasi un mese dall’avvio della guerra di aggressione attribuita a Usa e Israele contro l’Iran, l’insieme dei piani israelo-americani viene descritto come saltato: l’eliminazione mirata di figure di vertice non ha causato il collasso del potere a Teheran, mentre la risposta iraniana viene presentata come rapida e coesa. Il risultato complessivo è uno shock economico, con prezzi energetici in forte crescita e catene di fornitura interrotte, con ricadute che si estendono ben oltre la regione.

guerra usa-israele contro l’iran: perché i piani israelo-americani falliscono

La decapitazione della Repubblica Islamica, associata all’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei e di altri leader politici e militari iraniani, viene indicata come incapace di determinare il crollo del regime. In base alla ricostruzione, l’elemento decisivo è la compattezza con cui i vertici di Teheran avrebbero risposto all’attacco, infrangendo l’idea di una guerra lampo immaginata da Washington e Tel Aviv.

La paralisi della navigazione nel Golfo Persico e l’estensione del conflitto su scala regionale sono descritte come fattori che innescano uno shock economico senza precedenti. Secondo la fonte, lo shock si traduce in inflazione, recessione e instabilità a livello mondiale, alimentati anche dall’aumento dei costi dell’energia e dalle interruzioni nelle filiere.

pazienza strategica iraniana e ritorsioni limitate: come evolve la postura di teheran

Alla base degli errori attribuiti agli attori israelo-americani viene richiamato un deficit di lettura della realtà iraniana, ricondotto a arroganza e incompetenza. Nel 2018, quando il presidente Donald Trump esce unilateralmente dall’accordo sul nucleare firmato dal predecessore Barack Obama, l’Iran viene descritto come capace di mantenere per oltre un anno l’osservanza dei termini dell’intesa, seguendo una dottrina definita “pazienza strategica”.

Successivamente, Teheran aumenterebbe il livello di arricchimento dell’uranio e ridurrebbe la collaborazione con l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, con l’obiettivo di rafforzare il proprio potere negoziale, senza però abbandonare i canali di trattativa. Sul piano delle ritorsioni, viene citata la risposta limitata all’assassinio di Qassem Soleimani, generale della Guardia Rivoluzionaria Iraniana (Irgc), ordinato da Trump nel gennaio 2020.

ritorsione contenuta dopo hamas: limiti dell’autocontrollo e segnali di svolta

In seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, i vertici iraniani avrebbero mantenuto un modello analogo di ritorsione limitata, fronteggiando attacchi israeliani crescenti contro interessi di Teheran nella regione. Anche dopo l’assassinio del leader di Hamas Ismail Haniyeh nella capitale iraniana, la Repubblica Islamica viene indicata come astensionista da ogni rappresaglia, al fine di evitare un’escalation.

Parallelamente, la strategia di “pazienza strategica” subisce critiche crescenti soprattutto in ambienti dell’Irgc. Secondo quanto riportato, l’autocontrollo di Teheran sarebbe percepito dagli avversari come debolezza, alimentando la convinzione che l’assenza di risposta non riduca i rischi, ma li accresca nel tempo.

assassinio di nasrallah e cambio di calcolo: la deterrenza verso una nuova fase

Il primo passaggio decisivo nel ricalcolo strategico iraniano è associato all’assassinio di Hassan Nasrallah, segretario generale del partito sciita libanese Hezbollah, avvenuto il 27 settembre 2024. L’episodio viene descritto come un trauma per l’establishment politico di Teheran, con la conseguenza che molti avrebbero ritenuto l’Iran comunque nel mirino di Israele. In tale scenario, il costo della mancata risposta sarebbe stato considerato superiore a quello che deriverebbe da una ritorsione militare.

La rappresaglia missilistica di Teheran contro il territorio israeliano viene indicata come attesa e, insieme alla precedente ritorsione più limitata successiva all’attacco israeliano al consolato iraniano di Damasco nell’aprile 2024, risulterebbe undervaluata da Tel Aviv e Washington.

decapitazione e guerra dei dodici giorni: fine della “pazienza strategica” e rafforzamento dell’irgC

La ricostruzione attribuisce un ruolo centrale alla “guerra dei dodici giorni” dello scorso giugno, con l’uccisione di vertici militari di Teheran per mano di Israele, oltre all’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei e di altri leader della Repubblica Islamica a partire dal 28 febbraio. Questi eventi avrebbero posto una pietra tombale sulla dottrina iraniana della “pazienza strategica”.

Con il baricentro del potere che si sposterebbe decisamente verso l’Irgc, viene evidenziato che la generazione più giovane di comandanti salita alla guida ritiene necessaria una risposta militare vigorosa e inflessibile per ristabilire la deterrenza iraniana. L’autocontrollo praticato per anni verrebbe considerato, nella lettura interna riportata, come indecisione o arrendevolezza da parte di Washington e Tel Aviv.

errori di intelligence e sottovalutazioni: società iraniana, mossa e infrastrutture

La fonte attribuisce anche una sottovalutazione, da parte dell’intelligence israeliana, della compattezza delle istituzioni iraniane e della coesione della società. Secondo quanto riportato dal New York Times, nei mesi precedenti il Mossad sarebbe stato persuaso della possibilità di scatenare proteste popolari nel paese anche dopo giorni di bombardamenti israelo-americani e dopo l’uccisione dei leader iraniani.

Ad oggi, tali proteste non si sarebbero materializzate. L’aggressione esterna viene descritta come percepita come un attacco alla nazione iraniana più che come una minaccia rivolta esclusivamente al regime, con l’effetto di ricompattare l’unità del paese.

Viene inoltre indicata la capacità iraniana di rimpiazzare rapidamente i vertici e di strutturare catene di comando decentralizzate ma estremamente efficaci.

stretto di hormuz e monarchie del golfo: fragilità energetica ignorata

La fonte sostiene che la Casa Bianca non avrebbe preso in considerazione la vulnerabilità dello Stretto di Hormuz e non avrebbe tenuto conto della fragilità infrastrutturale delle monarchie del Golfo. In particolare, impianti energetici e di desalinizzazione, definiti vitali per la sopravvivenza di questi paesi, potrebbero essere colpiti tramite missili e droni di Teheran, con conseguenze potenzialmente devastanti.

dilemma per washington: de-escalation o prolungamento della campagna militare

Il quadro delineato porta a un dilemma descritto come irrisolvibile. Da un lato, un percorso di de-escalation viene considerato equivalente a una grave sconfitta, poiché lascerebbe in vita la Repubblica Islamica, il suo programma nucleare e la capacità di controllare lo Stretto di Hormuz. Dall’altro, il prolungamento della campagna militare esporrebbe al rischio di una sconfitta anche in caso di eventuale operazione di terra, aggiungendo la pressione di una crisi energetica ed economica globale ancora meno gestibile.

figure citate

  • Ali Khamenei
  • Qassem Soleimani
  • Donald Trump
  • Barack Obama
  • Ismail Haniyeh
  • Hassan Nasrallah
Iran, l’incredibile mix di arroganza e incompetenza che ha messo all’angolo Usa e Israele

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