Ingegnere italiano dopo 10 anni all estero: voglia di tornare in Italia
Tra i corridoi di un’università e una frase ancora graffita a memoria, si intrecciano scelte, trasferimenti e aspettative che attraversano Paesi e continenti. Dario Maesano, ingegnere classe 1989, vive e lavora oggi in Olanda, con un percorso costruito lontano dall’Italia e un desiderio che continua a restare al centro: tornare, ma senza rinunciare alla stabilità e alla motivazione professionale. La sua storia racconta l’impatto reale delle decisioni di carriera e dei cambiamenti geopolitici, fino a una nuova prospettiva legata alla famiglia.
dario maesano e l’idea di ingegneria: dal graffito al progetto di vita
Nelle aule del polo b di ingegneria dell’università di pisa, un graffito del ’68 continua a essere visibile: raffigura un ingegnere malconcio con la saccoccia in spalla e una scritta che invita a venire a ingegneria, con la promessa di diventare tecnici e girare il mondo. Per Dario, quella frase ha rappresentato un segnale preciso fin dal primo giorno. A distanza di anni, ricorda come l’obiettivo si sia trasformato in un traguardo raggiunto, pur attraverso tappe intense e distanti dall’Italia.
indipendenza e trasferimenti: calabria, pisa e l’inizio del percorso
Dario cresce in un paese vicino a soverato, in calabria. All’età di 19 anni si trasferisce a Pisa per studiare ingegneria, mantenendo fin da subito l’esigenza di indipendenza. Subito dopo la laurea vive per un breve periodo in inghilterra, ma dopo mesi di ricerca e poche opportunità, avverte la difficoltà che accomuna molti italiani: l’esigenza di trovare spazio attraverso lavori disponibili, anche senza garanzie immediate.
brexit e ritorno: la ricerca di opportunità in italia dopo il leave
La svolta temporale arriva nella notte del referendum sulla brexit. Dario rientra in auto in Italia quando i risultati sono ancora incerti; al mattino presto scopre che il leave ha vinto e rimane molto rattristato. Con questo scenario, inizia a inviare curriculum nel Paese, pur dichiarando di non avere grandi aspettative. Nel racconto emerge infatti un timore preciso: molti colleghi, una volta laureati, avrebbero vissuto maltrattamenti o paghe insufficienti.
Pochi giorni dopo, però, arriva un’occasione legata a un colloquio per un lavoro a ryad, in arabia saudita, presso una rinomata azienda di costruzioni italiana.
arabia saudita e iraq: progetti tecnici tra paesaggi e contesti complessi
L’impatto con la capitale saudita viene descritto come immediato: dopo l’aeroporto, il caldo viene definito quasi insostenibile, un fattore che resta nella memoria. L’esperienza, inoltre, viene associata all’affascinazione per la diversità del luogo: architettura, deserto, cibo e clima.
Dario racconta anche il contesto sociale dell’epoca, citando ristoranti con accessi differenziati tra single e famiglie, restrizioni legate alla guida delle donne e la necessità di essere accompagnate. In cantiere, inoltre, descrive il passaggio della polizia religiosa per controllare che i fedeli rispettassero i momenti di preghiera, con la percezione di vivere in un mondo parallelo.
la diga di mosul: coordinamento tecnico e una delle esperienze più significative
Pochi mesi dopo, Dario viene coinvolto in un grande progetto che si sviluppa in iraq. Entra in un dipartimento tecnico in formazione per seguire i lavori di manutenzione della diga di mosul. La diga si trova a breve distanza dalla città, che all’epoca risulta sotto il controllo dell’isis. Nel racconto viene evidenziata la difficoltà di comunicare la situazione ai genitori, pur restando un riferimento centrale: a oggi, l’esperienza viene indicata come una delle più belle esperienze lavorative della vita.
Dopo due anni in Iraq, impegnato a coordinare una squadra di ingegneri locali e a portare a termine il lavoro con successo, Dario si trasferisce negli stati uniti, prima a boson e poi in florida, descrivendo l’arrivo come un ritorno a uno stile di vita più familiare.
stati uniti e trasferimento in europa: la scelta dell’olanda
In Medio Oriente, Dario vive un periodo che precede l’esperienza americana. Negli Stati Uniti individua un ritorno a un ritmo più confortevole. Nel 2021, dopo aver girato l’America e conosciuto sua moglie, la coppia decide di spostarsi in europa. L’Olanda viene indicata come scelta particolarmente adatta, soprattutto considerando gli effetti della brexit. Dario precisa che anche l’Italia sarebbe stata una possibilità, ma percepisce che il percorso all’estero non fosse ancora concluso e che la soluzione fosse più coerente anche per la moglie, al tempo con conoscenza limitata dell’italiano.
eindhoven e opportunità: crescita, responsabilità e equilibrio vita-lavoro
Oggi la coppia vive e lavora a eindhoven. Dario descrive l’Olanda come un Paese tanto piccolo quanto ricco di opportunità, con una presenza forte di settori che comprendono agroalimentare, tecnologia, area chimica e servizi. Secondo il suo punto di vista, rispetto all’Italia, a parità di titolo ed esperienza, risultano più appetibili crescita, responsabilità e aspirazione salariale.
Viene inoltre evidenziato un equilibrio tra vita e lavoro molto forte. Nel rapporto con il datore di lavoro, Dario osserva una dinamica diversa: titoli meno rilevanti e maggiore possibilità di intervenire e far valere la propria voce su molte questioni. Anche sul costo della vita, escludendo amsterdam, la percezione è che sia poco più alto rispetto a quello di una grande città italiana.
ritorno in italia e condizioni personali: italianità, calabria e priorità familiari
Dario afferma di non essersi pentito di lasciare l’Italia. Il percorso all’estero gli ha dato esperienze, città, luoghi e persone con cui è rimasto in contatto. Se fosse rimasto, immagina che avrebbe finito per collocarsi a milano o roma come molti coetanei. Nel ricordo, però, emerge anche un’immagine chiara della nostalgia: da piccolo correva lontano, ma lo sguardo restava sempre indietro per controllare dove fossero i genitori e la casa.
Con gli anni, dopo il periodo del covid, la mancanza di casa diventa più intensa. Dario custodisce gelosamente la propria italianità, con un’accento particolare sull’essere calabrese. Se prima l’accento italiano durante il parlato inglese veniva considerato un difetto, oggi sostiene di non vergognarsene e, in alcuni contesti, di cercare anche di rimarcarlo con ironia o senza accorgersene.
Dall’Italia gli mancano clima, cibo, piacere del gusto, bellezza e ironia delle persone capaci di coinvolgere. A 36 anni, dopo quasi dieci anni all’estero, la condizione di ritorno non riguarda una carriera senza limiti: l’obiettivo è una flessibilità adeguata e un lavoro che motivi ogni giorno. Dario dichiara di apprezzare contesti dinamici in cui i ruoli possano evolvere, anche oltre l’età.
La priorità principale resta la vicinanza ai familiari. Con l’arrivo di una paternità imminente, racconta l’importanza di offrire a quel bambino la possibilità di crescere in un contesto in cui si senta amato da una grande famiglia e da una comunità. Conclude lasciando aperta l’idea del rientro, “non troppo distante dal sud”.
