Il cervello si riorganizza dopo un ictus per compensare il
Il recupero funzionale dopo un ictus dipende dall’equilibrio tra le reti neurali distribuite nei due emisferi, non dall’azione di un’unica area. Una ricerca condotta dall’Irccs Neuromed, in collaborazione con istituzioni internazionali, mostra come l’attività dell’emisfero non lesionato possa influenzare sia il percorso di ripresa sia gli ostacoli potenziali, offrendo chiavi di lettura utili per interventi mirati.
equilibrio emisferico e recupero post-ictus: ruolo dell’emisfero controlaterale
Lo studio descrive una riorganizzazione profonda delle reti cerebrali dopo l’insulto ischemico, in cui l’emisfero non colpito può assumere una attivazione eccessiva che genera un disequilibrio funzionale e può ostacolare la riabilitazione. L’assetto delle connessioni interdhemisferiche diventa quindi determinante per l’esito motorio, poiché la contrazione o l’iperattivazione di una porzione cerebrale influenza l’intera rete di comunicazione.
recettori mGlu5 e plasticità sinaptica
Un focus chiave è rappresentato dai recettori metabotropici del glutammato di tipo 5 (mGlu5), proteine che regolano la comunicazione tra neuroni e i processi di plasticità sinaptica, fondamentali per la rimodellazione delle connessioni cerebrali. Questo meccanismo è considerato cruciale per comprendere come l’emisfero controlaterale possa modulare il recupero motorio.
approccio fotofarmacologico
La ricerca utilizza una tecnica di fotofarmacologia, basata su molecole sensibili alla luce che permettono di attivare o disattivare recettori mGlu5 in regioni cerebrali mirate, senza interventi genetici sui neuroni. Questo approccio consente di modulare l’effetto del farmaco in aree molto circoscritte e di osservare l’esito funzionale in modo controllato.
prospettive e impatti clinici
Secondo i risultati, il recupero motorio dopo un ictus può essere influenzato in modo sostanziale dall’attività dell’emisfero non lesionato: bloccare selettivamente i recettori mGlu5 nell’area omotopica contro-laterale al danno ha mostrato un miglioramento significativo, mentre l’intervento nella zona lesionata non ha prodotto effetti comparabili. Queste evidenze indicano che l’emisfero controlaterale non è un semplice spettatore, ma un partecipante attivo nei processi di riorganizzazione delle reti. Saranno necessari ulteriori studi per valutare la traduzione di tali risultati in approcci terapeutici per l’uomo, considerando che i dati attuali provengono da modelli animali e non indicano immediata applicabilità clinica.
Nominativi chiave della ricerca:
- Federica Mastroiacovo
- Ferdinando Nicoletti
- Tadeusz Wieloch
- Adam Bouer