Gruppo athora, solo 8% dei non pensionati ha già organizzato la vita post
La prospettiva di vivere più a lungo sta diventando un tema centrale nel dibattito sociale italiano, accendendo sentimenti contrastanti tra speranza e timori concreti. L’Osservatorio Look to the Future, promosso da Athora Italia in collaborazione con Nomisma, mette a fuoco il sentiment degli italiani su risparmio e investimenti, previdenza e protezione, con un focus specifico sulla longevità e sulla previdenza complementare.
longevità e previdenza complementare: emozioni contrastanti nel tessuto sociale
La ricerca descrive una società divisa: tra chi è già in pensione prevale l’ottimismo, mentre tra i non pensionati cresce la preoccupazione legata al futuro. In particolare, il 63% della popolazione in pensione guarda al domani con fiducia, mentre tra i non pensionati la longevità è spesso associata ad ansia: il 29% esprime questa percezione.
La contraddizione emerge soprattutto nel timore di perdere vigore fisico e autonomia, con la pianificazione economica che fatica a prevalere. Il dato più netto riguarda la non autosufficienza: il 74% degli intervistati si dichiara preoccupato per una possibile futura condizione di fragilità, temendo soprattutto il carico di cura sui familiari, la necessità di modificare radicalmente abitudini di vita e l’impegno economico che ne conseguirebbe.
risparmio: valore riconosciuto, ma pianificazione spesso debole
Nonostante l’allerta verso i rischi futuri, la ricerca evidenzia un forte orientamento al breve periodo. Solo l’8% dei non pensionati dichiara di aver organizzato con cura la propria vita post-lavoro. In parallelo, il risparmio viene considerato centrale, ma l’approccio tende a rimanere ancorato a strategie intuitive: il 47% punta sulla riduzione delle spese non necessarie, accantonando risorse senza una finalizzazione strutturata.
Secondo l’indagine il risultato è un risparmio spesso non pianificato. Tra chi non sta accumulando risorse economiche per la vecchiaia, il 53% ammette difficoltà ad accantonare somme sufficienti.
tempo previdenziale sottovalutato: scarsa corrispondenza tra aspettative e realtà
Un elemento decisivo riguarda la percezione del tempo legato alla pensione. Oltre un terzo dei lavoratori prevede di andare in pensione tra 65-67 anni. Tuttavia, la durata immaginata del periodo di quiescenza risulta più corta della realtà percepita da chi ha già smesso di lavorare: solo il 33% di chi lavora ipotizza di trascorrere in pensione oltre 20 anni, mentre chi è già in pensione dichiara questa estensione nel 57% dei casi.
La percezione è influenzata anche da sfiducia e conoscenza limitata del sistema pubblico. Il 70% dei non pensionati teme di non ricevere un assegno adeguato allo stile di vita desiderato, mentre il 42% ritiene che i contributi versati oggi non serviranno a finanziare pensioni future.
dal timore all’azione: attivazione ridotta e tendenza alla procrastinazione
Il grado di preoccupazione non si traduce automaticamente in iniziative concrete. Solo il 27% degli italiani dichiara di aver attivato un piano pensionistico integrativo, mentre il 36% afferma che lo farà. In questo secondo gruppo emerge una dinamica di rimando: la volontà di attivarsi è accompagnata da una chiara procrastinazione.
Nel rapporto tra versamenti e prestazioni l’indagine segnala inoltre un’asimmetria: tra coloro che conoscono fondi pensione o PIP, il 36% desidera un’integrazione superiore a 700 euro mensili, ma la disponibilità economica risulta contenuta. Il 75% del campione indica di non essere disposto a investire più di 200 euro al mese.
costo del rimpianto: pianificazione anticipata come fattore di soddisfazione
Un passaggio centrale dell’Osservatorio riguarda il cosiddetto costo del rimpianto. La consapevolezza dell’importanza di pianificare presto cresce con l’età: il 50% degli over 50 afferma che avrebbe dovuto occuparsi della previdenza complementare molto prima rispetto a quanto fatto realmente.
Il sentimento trova riscontro anche tra chi è già in pensione: il 20% dichiara che, potendo tornare indietro, pianificherebbe il pensionamento con maggior anticipo. Allo stesso tempo, il 27% che ha agito non prova rimpianto; tra i sottoscrittori di piani pensionistici, il 91% si dichiara soddisfatto o estremamente soddisfatto della scelta compiuta.
informazione e consulenza: il ruolo decisivo del linguaggio e delle fonti
La ricerca collega la difficoltà di pianificazione anche alle modalità con cui gli italiani si informano. Nonostante la complessità del tema, solo il 21% degli italiani che non conosce questi strumenti dichiara di voler approfondire attivamente il funzionamento dei prodotti previdenziali. La percentuale sale al 45% tra chi risulta poco o per nulla interessato.
Nel vuoto informativo, le scelte vengono spesso affidate ad amici e parenti, percepiti come figure più affidabili rispetto ai professionisti; in alternativa ci si affida alla consulenza bancaria o finanziaria. La preferenza per il senso comune rispetto alle competenze tecniche alimenta il rischio di decisioni inefficienti, rafforzando la necessità di un modello di consulenza capace di parlare in modo diretto, empatico e quotidiano.
dichiarazioni su previdenza e pianificazione tempestiva
In occasione della presentazione, Jozef Bala, ceo di Athora Italia, ha collegato i dati dell’Osservatorio a un’immagine di risparmio guidato dai sacrifici, ma faticoso da trasformare in un progetto solido di vita. La previdenza complementare viene indicata come una strategia per mitigare il rimpianto futuro e favorire una maggiore serenità, associata da chi ha già sottoscritto strumenti integrativi a scelte effettuate per tempo: il 91% dei sottoscrittori soddisfatti della scelta fatta.
Secondo quanto riportato, l’esigenza di avvicinare il ruolo dell’assicuratore a quello di consulente finanziario si rafforza ulteriormente insieme alla necessità di percorsi di educazione finanziaria rivolti soprattutto alle giovani generazioni, con l’obiettivo di superare la sottovalutazione del tempo e la procrastinazione, supportando scelte più informate e consapevoli.
ospiti e figure coinvolte nella discussione dell’osservatorio
- Jozef Bala
- Silvia Zucconi
- Sergio Sorgi