Grohl terapia sei giorni a settimana per 70 settimane più di 430 sedute e scrivere canzoni gli basta
Dave Grohl riprende il racconto partendo da un luogo semplice e concreto: il divano di uno studio. Dopo lo scandalo che ha messo alla prova la narrazione pubblica dell’“uomo più gentile del rock”, il frontman dei Foo Fighters descrive un percorso personale segnato da impegno costante e svolte decisive.
Nel corso di un’intervista al Guardian, Grohl colloca l’inizio della terapia in un contesto più ampio rispetto alla sola vicenda mediatica legata alla confessione di una figlia avuta fuori dal matrimonio. Il racconto mette a fuoco un numero preciso, frutto di calcoli recenti: oltre 430 sedute svolte con regolarità intensa.
terapia di grohl: oltre 430 sedute, sei giorni a settimana
Grohl riferisce di essere stato in terapia con una cadenza molto sostenuta: sei giorni a settimana per settanta settimane. I conti portano a un totale di più di 430 sedute.
Il dato, pur significativo, non restituisce l’intera complessità del percorso. Alla domanda se sia stato il tradimento a spingerlo direttamente ad avviare quel cammino, Grohl frena e sposta l’attenzione su un insieme di elementi.
non solo lo scandalo: motivi multipli dietro l’inizio della terapia
Secondo quanto riportato, l’avvio della terapia non viene collegato esclusivamente a un singolo episodio. Grohl dichiara che ci sono state molte cose a condurlo al percorso.
Tra i fattori esplicitamente citati rientrano eventi che attraversano la sfera emotiva e personale:
- la morte del batterista dei Foo Fighters, Taylor Hawkins, nel 2022
- la scomparsa della madre pochi mesi dopo
- una sensazione difficile da nominare, descritta come una spinta continua e quasi compulsiva a riempire un vuoto
la dipendenza dal successo e la ricerca di un vuoto da colmare
Nel racconto emerge una dinamica ricorrente: il senso di appagamento legato al raggiungimento di un obiettivo, seguito da un rapido svanire della soddisfazione. Grohl descrive un meccanismo in cui, dopo un periodo breve di benessere, torna la mancanza.
Viene esplicitata una formulazione netta: “c’è una sorta di dipendenza dal successo, ed è pericolosa”. Poi la spiegazione si fa più concreta: raggiunto un traguardo, il corpo risponde con una sensazione positiva che dura circa ventiquattro ore, mentre in seguito torna il vuoto e nasce il pensiero: “devo riempirlo con qualcos’altro”.
tradimento e crisi personale: “ho finito per perdermi”
La terapia si intreccia anche con la crisi personale e con la relazione extraconiugale. Alla domanda se sia stato proprio quel tradimento a portarlo a iniziare il percorso, Grohl risponde con un sorriso, ma con tono amaro: “No. È così che ho finito per perdermi”.
Grohl sceglie di non entrare in dettagli. La posizione dichiarata è diretta: scrivere canzoni e testi su questi temi può essere sufficiente, mentre per un approfondimento più esplicito preferisce mantenere la materia nella vita privata.
“dovevo fermarmi”: terapia come rielaborazione di sé
Nel racconto viene indicato un punto di svolta: Grohl afferma di essere arrivato a un momento in cui doveva fermarsi, spegnere tutto e rimettere in discussione se stesso.
La terapia viene presentata come un luogo per perseguire questo obiettivo. Il percorso non riguarda soltanto il rapporto con gli altri, ma anche un lavoro interno: Grohl precisa che l’impegno riguarda non solo con gli altri, ma anche con me stesso.
La direzione descritta mira a uscire da una vita percepita come “tirata in mille direzioni” per arrivare a qualcosa di più centrato e consapevole. Il processo, però, non viene raffigurato come concluso.
Grohl conclude ammettendo che si tratta di un passaggio ancora attivo: “è un percorso in corso”.
dave grohl: elementi del racconto e riferimenti personali
- Dave Grohl
- Taylor Hawkins (batterista dei Foo Fighters)
- la madre di Grohl


