Giulia, 27 anni e amore tra stagista e uomo di 64 anni: cosa succede quando si incrociano in corridoio
Alberto Barbera, critico cinematografico e direttore della Mostra del Cinema di Venezia, racconta aspetti del proprio percorso che vanno oltre il mestiere. A 76 anni, il suo sguardo unisce metodo, passione e scelte personali, restituendo una vita scandita dai film, ma anche da relazioni e decisioni prese con il peso dei sentimenti.
alberto barbera e la sua maratona di visione
La quotidianità del direttore della Mostra è legata a un’abitudine rigorosa: ogni gennaio avvia una fase intensa, descritta come una vera e propria “maratona” dedicata alla selezione. La mole di contenuti è enorme e l’evoluzione è netta: all’inizio Barbera non guardava davvero i film, preferendo immaginarli, mentre oggi ne segue quattromila all’anno.
Il controllo di qualità segue regole precise e senza compromessi. Il criterio è scandito da tempi brevi: “Venti minuti: se il film non regge, stacco”. Il ragionamento è esplicitato con una frase diretta, centrata sulla necessità di non investire energia nelle produzioni giudicate deboli: perdite di tempo che non hanno valore, fino al rischio di arrivare in fondo e chiedersi che cosa sia stato davvero fatto.
selezione dei film e regole di tempo
Nel metodo emerge una logica essenziale: valutazione rapida, decisione immediata e attenzione alla durata. L’obiettivo resta la salvaguardia del tempo personale, con una soglia di intervento definita in pochi minuti.
alberto barbera tra fede, agnosticismo e cinema
Il percorso personale di Barbera attraversa anche un passaggio sul piano spirituale. Da adolescente, l’idea di un cammino religioso è stata concreta: a 14-15 anni pensava seriamente di diventare prete, con abitudini legate alla lettura in chiesa del Venerdì Santo. Col tempo, la traiettoria cambia e l’approdo è l’agnosticismo.
Il cinema, in parallelo, diventa un asse centrale. Barbera spiega un’attitudine che nasce presto: non solo visione, ma riflessione. Film come Jules e Jim, associati a una relazione aperta, rappresentano uno dei motivi di attrazione, anche perché l’interesse nasce dalla possibilità di teorizzare ciò che non ha vissuto direttamente, cercando di convincere la prima moglie sull’idea che quel modello potesse essere una soluzione per i rapporti di coppia.
amori, rimpianti e la storia con giulia rosmarini
Le relazioni di Barbera hanno avuto un peso rilevante, alcune concludendo esperienze accompagnate da rimpianto. Tra i capitoli successivi emerge la storia con Giulia Rosmarini, descritta in modo preciso per età e contesto.
Giulia aveva 27 anni e Barbera 64. L’incontro avviene in un corridoio: lei lavora come stagista all’ufficio stampa della Mostra. Il contatto avviene con uno sguardo intenso, richiamato con un’espressione usata dagli americani: eye contact. La percezione iniziale è immediata: Giulia viene definita bellissima.
L’avvio della relazione è segnato da sensi di colpa e dall’idea di un rapporto vissuto con clandestinità. Barbera dichiara di aver pensato di rovinarle la vita. La chiusura di quel periodo conduce a un’evoluzione stabile: oggi Giulia Rosmarini e Alberto Barbera sono sposati e hanno due figli.
La famiglia arriva in una fase in cui Barbera aveva già superato i settant’anni. La narrazione include anche difficoltà interne: Luca è indicato come quello che ha sofferto di più, restando a lungo chiuso in casa. Barbera riconosce che la causa di quel disagio è stata la propria presenza, definendola in modo diretto.
alberto barbera e i rapporti con gli attori
Sul piano del cinema contemporaneo, Barbera osserva un cambiamento nel dibattito: per il tema di cui parla, il confronto sarebbe scomparso. Anche gli incontri con gli attori sono descritti come rari, con poche eccezioni.
Un rapporto amicale viene citato con George Clooney. Barbera racconta che Clooney lo invitò a vedere Suburbicon a casa propria, nella campagna fuori Londra. La scena include dettagli concreti: una piccola sala di proiezione ricavata in una dependance e la presenza di un cuoco personale italiano. Durante l’incontro si parla di cinema e di politica, nel periodo in cui Clooney era associato a un’eventuale candidatura alla Casa Bianca. Il dialogo si conclude con una risposta in chiave ironica: “Figurati se faccio il presidente”.
frequenza dei contatti e caso clooney
Il confronto tra attori e ruoli non è presentato come ordinario: Barbera afferma di vederli pochissimo, ma l’episodio con Clooney diventa un esempio significativo di conversazione e condivisione legata al cinema.
persone citate
Nel racconto compaiono diversi nominativi legati alle esperienze personali e al mondo del cinema:
- Alberto Barbera
- Giulia Rosmarini
- Luca
- George Clooney


