Giappone: oltre la fioritura dei ciliegi, il sumo tra sport, lotta e preghiera
Il 19 marzo a Tokyo ha preso avvio ufficialmente lo hanami, la tradizionale fioritura dei sakura e dei ciliegi simbolo della primavera. Oltre a esplorare i parchi e gli scorci dedicati agli alberi in fiore, durante questo periodo chi visita la città può concentrarsi anche su un’esperienza diversa e sorprendente: assistere a un incontro di sumō e conoscere da vicino l’universo culturale legato a questa disciplina.
sakura e hanami a tokyo: tra primavera e rituali del sumō
Nel definire un percorso per comprendere la cultura giapponese, l’attenzione non resta confinata ai parchi. La città offre anche opportunità specifiche per avvicinarsi al sumō, con la possibilità di vivere una cornice autentica, legata alle tradizioni e alle pratiche che precedono e accompagnano le sfide sul ring.
sumō museum di tokyo: storia, ricerca e collezioni dal 1954
Per chi cerca un modo strutturato di entrare nel mondo del sumō, si presenta il Sumō Museum, aperto nel 1954. Il museo raccoglie stampe, documenti, oggetti e pezzi da cerimonia, con un’impostazione che va oltre l’esposizione: opera anche come centro di ricerca e come luogo per conferenze rivolte a lottatori ed ex lottatori.
ryogoku kokugikan: assistere a un incontro nel cuore del sumō
Se il periodo lo consente, è possibile assistere a un incontro all’arena Ryogoku Kokugikan, nel quartiere di Ryogoku. L’esperienza inizia ben prima di raggiungere la parte centrale dove si trova il ring: entrando nell’arena si incontrano numerosi negozi con bevande e cibo, oltre a punti vendita per abbigliamento e articoli. L’ambiente ricorda l’atmosfera di un vicolo urbano, arricchito da trofei e foto osservati attraverso teche di vetro.
struttura dell’arena e atmosfera senza schermi
Un elemento distintivo riguarda l’assenza di schermi dentro l’arena. Nei palasport di altre discipline, la visibilità spesso si appoggia a grandi monitor per replay, grafica e pubblicità; qui, invece, sopra il ring rimane sospeso un gigantesco baldacchino quadrato in stile quasi shintoista, con drappeggi e nappe che coprono le travi da cui pendono i fari utilizzati per illuminare l’incontro.
pubblico a terra e rito davanti agli dèi
Il pubblico si dispone seduto in terra su cuscini, con una postura simile a un picnic su prato. Anche in presenza di rumore, l’insieme mantiene una forte componente di religiosità, data dalla percezione dei corpi in relazione al rito e agli dèi.
dalla cerimonia al dohyo: kensho mawashi, sale e preparazione
Prima dell’inizio effettivo della contesa, i lottatori si presentano indossando una sorta di grembiule decorato, il kensho mawashi, con ideogrammi, simboli e sponsor. Il percorso sul ring segue una sequenza precisa: i partecipanti restano in cerchio e, una volta usciti dal ring, lo fanno in fila, lentamente.
pulizia del dohyo e giro con stendardi
Una parte della preparazione prevede l’azione di uomini in kimono che provvedono a pulire il dohyo con ramazze di saggina. Successivamente altri partecipanti effettuano un giro del ring alzando stendardi in qualità di sponsor.
spargere il sale e gesti rituali
All’inizio di ogni incontro, i lottatori — indicati come rikishi, sumotori o osumosan — spargono sale sul ring per allontanare spiriti maligni e propiziare benedizione. I capelli sono raccolti a crocchia, con la caratteristica oi-cho mage. I lottatori si posizionano di fronte, come nella boxe, con un arbitro centrale, il gyōji, in abito tradizionale voluminoso e colorato, sotto un copricapo nero simile a un mago. La scena include una piegatura sulle ginocchia, tra stretching e squat, con la caduta teatrale del piede, lo shiko.
regole del sumō: cosa è vietato e cosa è consentito
Le regole risultano molto specifiche. Non è consentito colpire con pugno chiuso né colpire negli occhi. È vietato scalciare, tirare i capelli e colpire nei genitali. È inoltre proibito piegare le dita. Sono ammessi schiaffi e colpi di taglio.
Durante la contesa interviene una squadra di arbitri che valuta i casi fuori dal ring, discutendo collegialmente le situazioni in cui le decisioni non risultano immediate. Il legame tra tecnica e penalità è evidente nella gestione della cintura: la fascia a perizoma, il mawashi, può essere afferrata per spingere l’avversario fuori dal ring. Se la cintura si perde e il lottatore resta nudo, scatta squalifica.
ritmo dell’incontro: pochi secondi, spinte e cadute
L’incontro è velocissimo, spesso dura pochi secondi. La dinamica comprende schiaffi, colpi di taglio e soprattutto spinte, seguite da aggrappi, prese anche a livello del collo, sbilanciamenti, controspinte e sgambetti. La fase termina quando un lottatore esce dal ring oppure cade.
chiusura, inchino e premio sul vassoio
Al termine, i due lottatori effettuano un inchino. Lo sconfitto si allontana, mentre il vincitore riceve dall’arbitro i soldi del premio su una sorta di vassoio simile a un ventaglio.
come cambia la percezione: tecnica, forza e concentrazione nel silenzio
Osservando il sumō con uno sguardo inizialmente inesperto, può risultare difficile capire quanto pesino tecnica, forza bruta, equilibrio o peso. Anche la dimensione mentale entra nella scena: i lottatori restano in silenzio e mostrano poche emozioni. Il quadro non segue la stessa logica di altri sport in cui la carica avviene prima dell’inizio e l’esultanza o la reazione emotiva si manifestano con forza dopo l’azione. Nel sumō, l’idea centrale che emerge è la pratica come evento mentale e condiviso, in cui i corpi diventano veicolo di una preghiera silenziosa, unita a spinte brutali.
