Finta soldatessa maga ingannava 1 milione di follower: era solo intelligenza artificiale
Una figura generata dall’intelligenza artificiale, un impianto comunicativo costruito su **patriottismo** e **propaganda politica**, e un utilizzo strategico della componente sessuale in versione soft-core: è questa la combinazione che ha dato vita al caso “Jessica Foster”, un fenomeno social negli Stati Uniti capace di raggiungere rapidamente un’ampia visibilità e poi di rientrare in tempi stretti. La vicenda ha riportato l’attenzione su una dinamica digitale redditizia: la creazione di contenuti fittizi pensati per attirare pubblico, generare monetizzazione e orientare il dibattito online.
jessica foster e il modello virale creato dall’ia
La “soldatessa” al centro della storia è stata realizzata al computer per rappresentare l’ideale femminile associato all’elettore medio del movimento MAGA (Make America Great Again). Il profilo è riuscito ad accumulare **oltre un milione di follower su Instagram** nell’arco di **quattro mesi**, fino a quando un’indagine giornalistica ha portato alla rimozione degli account.
ascesa rapida: ringraziamento, contenuti e geopolitica “di facciata”
Il debutto digitale risale al giorno del Ringraziamento, quando è stato pubblicato un video in cui la giovane donna veniva presentata con caratteristiche stereotipate — **bionda**, con **occhi azzurri** — e inquadrata davanti a una bandiera statunitense, indossando una camicetta giudicata striminzita. Nel messaggio appariva l’invito a lasciare un “like” rivolto a “ogni ragazzo etero” che apprezza una ragazza dell’esercito americano.
Dal quel momento il profilo ha pubblicato **più di 50 contenuti** tra foto e video, ottenendo **centinaia di migliaia di interazioni**. Le immagini, pur generate dall’IA, collocavano il personaggio in contesti legati alla geopolitica e a figure internazionali. La “soldatessa” è stata mostrata nello Studio Ovale con Donald Trump, ha accompagnato il presidente sulla pista d’atterraggio nel **primo giorno degli attacchi contro l’Iran**, e si è messa in posa in scenari come il deserto accanto a un F-22 Raptor.
presenze simulate e incontri di alto profilo
Nel portfolio virtuale risultavano anche selfie e incontri attribuiti a personalità riconoscibili: la first lady **Melania Trump**, il presidente ucraino **Volodymyr Zelensky**, la stella del calcio **Lionel Messi** e il presidente russo **Vladimir Putin**. Tra le pubblicazioni recenti, la figura era stata “immortalata” mentre teneva un discorso alla conferenza del **“Board of Peace”**, un ente indicato come voluto dal presidente statunitense per gestire i conflitti al posto delle Nazioni Unite, con riferimento a scenari come **Gaza**.
errori dell’ia, dettagli incoerenti e componenti pensate per attirare attenzione
Nonostante il realismo apparente, le immagini mostravano incongruenze tecniche tipiche dei contenuti generati artificialmente. Nei cartelli associati al “Board of Peace” comparivano **errori ortografici**, che trasformavano la dicitura in **“Boarder of Peace”**. Anche le divise risultavano mescolate in modo caotico: qualifiche, medaglie e mostrine appartenenti a corpi militari differenti apparivano combinati senza coerenza.
Accanto a elementi irrealistici, erano presenti dettagli costruiti con l’obiettivo di aumentare l’attrattiva verso il pubblico maschile. Tra questi figuravano **mimetiche estremamente attillate**, pose con **tacchi a spillo** a bordo di navi da guerra e inquadrature concentrate su piedi nudi con **smalto viola scuro**. La narrazione visiva veniva accompagnata da didascalie con battute spinte e video in cui la “soldatessa” partecipava a finte lotte con cuscini in camerata tra colleghe.
profitto e indirizzamento: il ruolo economico della strategia
L’operazione, secondo gli elementi riportati dall’indagine giornalistica consultata, non mirava soltanto a fare propaganda politica. Il profilo Instagram veniva usato come **esca** per reindirizzare gli utenti verso una pagina a pagamento su **OnlyFans**, dove era presente materiale descritto come **esplicito**.
inchiesta del washington post, verifiche e rimozioni delle piattaforme
A far emergere le criticità dell’impianto costruito attorno alla figura è stata l’indagine del Washington Post. I giornalisti hanno verificato l’assenza di documenti ufficiali che attestassero la presenza di Jessica Foster nelle forze armate statunitensi. Contattato dalla testata, il gestore anonimo del profilo non ha fornito alcun commento.
Il giorno successivo alla richiesta del quotidiano è stata pubblicata un’ulteriore immagine falsa: la “soldatessa” veniva ritratta a bordo di una nave militare nello **Stretto di Hormuz**. Anche la **Casa Bianca** ha rifiutato di commentare la vicenda.
Poche ore dopo la pubblicazione dell’inchiesta, **Instagram** ha rimosso l’account per violazione delle regole della piattaforma. In parallelo, i vertici di **OnlyFans** hanno confermato al Washington Post di aver chiuso il profilo a pagamento collegato: la reale identità del “creator” non aveva superato i protocolli di verifica della piattaforma.
trend virale: imitazioni con ia e diffusione fuori dagli stati uniti
Il caso Foster non appare isolato. Negli Stati Uniti si registra una strategia sempre più presente: account gestiti dall’IA che riproducono finte soldatesse, camioniste o agenti di polizia sostenitori di Trump. In questi profili si combinano un **patriottismo di base** e una componente di **pornografia soft-core**, con l’obiettivo di ottenere visualizzazioni, monetizzare l’interesse e influenzare l’opinione pubblica.
Il fenomeno si è poi esteso oltre i confini statunitensi. Online sono comparsi **centinaia di video** generati dall’IA con finte soldatesse e pilote iraniane mostrate mentre incitano le forze armate di Teheran.
personaggi e figure citate o simulate nei contenuti
Nel materiale attribuito al profilo sono state inserite o simulate presenze di personalità di rilievo e figure sportive e politiche:
- Donald Trump
- Melania Trump
- Volodymyr Zelensky
- Lionel Messi
- Vladimir Putin


