Factor stress test importante: rochelle racconta la sua esperienza e le paure nelle relazioni

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Factor stress test importante: rochelle racconta la sua esperienza e le paure nelle relazioni

Roshelle, a distanza di dieci anni dalla partecipazione a X Factor, ha pubblicato il suo primo disco: “Mangiami pure”. Il progetto unisce synth pop, incursioni nell’alternative rock e sfumature indie, costruendo un percorso in cui i nove brani raccontano emozioni precise, dinamiche interiori e un modo personale di scrivere senza sottostare alle sequenze standard di una canzone.

roshelle e “mangiami pure”: atmosfere synth pop e alternative rock

“Mangiami pure” è un album pensato come somma di registri differenti. La direzione sonora alterna atmosfere synth pop a passaggi più ruvidi, vicini all’alternative rock, con ulteriori venature indie. All’interno dei nove brani, Roshelle mette in scena diversi aspetti della propria esperienza: dal racconto di un amore vissuto nel limbo, fino al confronto con i sensi di inadeguatezza e alla scoperta di un’identità creativa più autorale.

una scrittura che non segue schemi prestabiliti

Un elemento centrale dell’album riguarda il processo di scrittura. Roshelle descrive la scelta di concedersi libertà nel dare forma alle canzoni, senza l’obbligo di rispettare una struttura fissa come strofa, ritornello, special. L’approccio, in alcuni casi, punta a seguire l’impulso e a “onorare il momento”, con l’idea che ciò che nasce alla prima possa risultare più autentico.

La ricerca, però, non è assente in tutto il disco: per esempio, con “Musa” e “Una notte triste triste” sono stati necessari molti giorni per arrivare al testo giusto.

il significato di “mangiami pure” tra casa in miniatura e cioccolatini

La copertina del disco presenta un cioccolatino e la scelta viene spiegata come parte di una rappresentazione simbolica. Uno dei concetti che aiutano a descrivere le sensazioni delle canzoni è la casa in miniatura: il sentirsi inscatolati dentro mura che possono “bloccare i pensieri”. In questa immagine, la “casa” viene percepita come qualcosa di molto sofferto, dove la presenza di un tetto può rendere più rigida la mente.

Il cioccolatino, invece, funziona come esagerazione di una dinamica emotiva: non rimanda a una dolcezza tenera e piacevole, ma all’idea di mangiarseli tutti e poi star male. In tale prospettiva, il titolo diventa un invito alle passioni a prendersi gioco di lei, fino a impossessarsi completamente della propria persona, senza lasciare nulla fuori.

Nel racconto della copertina, anche la dimensione fisica del progetto entra in gioco: la copertina richiama la cucina come luogo in cui consumare tutto, con l’immagine della casetta in miniatura resa “aperta” attraverso la distruzione delle pareti e la presenza del piccolo cioccolatino simbolico.

“limbo” nelle relazioni e inadeguatezza: temi chiave dei brani

Tra i contenuti raccontati da Roshelle emerge il limbo di un amore. Con questa parola viene indicata una condizione in cui si sa di voler “dare un taglio” a ciò che si vive, ma l’abitudine e la familiarità portano a continuare a sopportare la stessa relazione o persona.

un limbo fatto di niente scambio e solo sopportazione

Il limbo descritto viene collegato a una esperienza personale: una situazione in cui, pur restando dentro il rapporto, manca qualcosa dal punto di vista dello scambio. Roshelle racconta l’idea di una convivenza che non porta crescita, dove non si “succhia” niente dall’altro e dove non avviene un vero dare o ricevere. La definizione arriva come immagine di uno stagno e di un limbo.

lontananza da milano e idea di “nuovo inizio”

Nel brano “Sola tra le nuvole” viene evocato un movimento nello spazio: correre e non guardare indietro, come se fosse l’avvio di una nuova vita. In quel periodo, Roshelle racconta di aver partito spesso e di essersi allontanata da Milano e dall’Italia in generale. Nella testa, l’esperienza viene descritta come l’inizio di un’altra vita: in un altro luogo, con altre persone, altri musicisti e altri studi.

londra e miami, poi il ritorno

Il percorso include anche tappe come Londra e Miami. Durante quei periodi, Roshelle afferma di non sentirsi soddisfatta nel partire, pur vivendo attività considerate molto belle: registrazioni agli Abbey Road e lavoro con un produttore con cui ha lavorato Amy Winehouse. La motivazione profonda, secondo la sua ricostruzione, era legata alla necessità di scappare da paure personali.

Da quella sequenza di eventi arriva la spinta a rientrare a Milano: il ritorno viene interpretato come un segno per non lasciare andare ciò che stava coltivando lì, ma portarlo a compimento. Il risultato è indicato come decisivo per l’esistenza stessa del progetto discografico, perché senza quella presa di ascolto “Mangiami pure” non sarebbe esistito.

modesign della scrittura: taccuini, “cigarette” e trasformazione in musica

Il rapporto di Roshelle con la scrittura privata è legato a oggetti concreti. Parla di una collezione di Moleskine finite e di un uso frequente di taccuini: attualmente ne ha quattro o cinque a disposizione. Il metodo è descritto come costante: un taccuino sempre a portata di mano, “come Leonardo da Vinci”, per fissare ogni pensiero e ogni domanda quando emergono.

Alla richiesta sul passaggio tra diario e musica, la risposta è affermativa: capita molto spesso che un contenuto nato nella sfera privata venga tradotto in canzone.

il brano “l’origine del mondo” come speranza diventata concreta

“L’origine del mondo” viene presentata come un elemento distante dal resto dell’album. Il contenuto è collegato all’idea di amore puro e di un nuovo inizio. Roshelle descrive la canzone come una speranza che diventa concreta: dopo le sofferenze raccontate nelle altre tracce, in quel brano arriva la sensazione di poter dire “allora esiste questo”.

x factor: attesa, crescita e indicazioni ricordate

Il legame con X Factor viene ripreso non solo come punto di partenza, ma anche come cornice di maturazione. Roshelle è arrivata quarta a X Factor 2016 e, per i dieci anni trascorsi fino alla pubblicazione del primo disco, mette al centro un’idea di lavoro e ricerca, paragonata a un percorso in cui si scava gradualmente per trovare la forma finale.

dieci anni come percorso di ricerca e competenza

Roshelle afferma che non pensa di trovarsi al culmine della propria creatività, ma si dichiara orgogliosa del progetto per ciò che rappresenta: esplorazioni e prove. Il lavoro descritto richiama l’idea delle “diecimila ore” necessarie per diventare esperti, con la consapevolezza di essersi avvicinata a quel ritmo di impegno.

“due passi nel blu della luna” e consapevolezza di scrittura

In merito a “Due passi nel blu della luna”, Roshelle racconta una consapevolezza di scrittura diversa. La traccia, secondo la sua descrizione, le permette di pensare alle canzoni senza necessariamente imporre una struttura. In parallelo, l’artista evidenzia che in alcuni brani non si è seguita sempre l’immediatezza: specifici lavori sono stati rifiniti con tempi lunghi per trovare il testo definitivo.

indicazioni ricordate: “voler volere”

Rispetto a suggerimenti legati al programma, Roshelle indica che non si tratta di una consegna proveniente da un giudice in senso generico. A essere citato è Fausto Cogliati, autore, produttore musicale e vocal coach, scomparso di recente. L’artista ricorda di non averlo rivisto, a parte un’occasione in cui è andata nel suo studio.

Tra le frasi che restano impresse c’è quella secondo cui nella vita bisogna voler volere. Roshelle afferma di essersela ricordata anche dopo dieci anni e di averne compreso il significato: non si tratta solo di desiderare, ma di desiderare in modo attivo, con volontà che spinge oltre.

partecipare a vent’anni e rifarlo con l’identità di cantautrice

Roshelle conferma che, col senno di poi, rifarebbe l’esperienza. Il periodo coincide con la fine del liceo e viene considerato come un approfondimento in cui gli studi erano orientati a vocalità e performance. L’artista aggiunge che rifarlo avrebbe senso da cantautrice, perché ai tempi non scriveva canzoni ma le cantava soltanto.

Nel programma, Roshelle descrive X Factor come uno stress test rilevante: la struttura del percorso permette di capire quante cose si possano imparare in pochi giorni, tra una performance e l’altra.

riflettori e aspettative: gestione positiva

Alla domanda su un eventuale schiacciamento dei riflettori, la risposta è negativa. Roshelle afferma di aver compreso con chiarezza che quello è il posto in cui desidera stare. L’esperienza viene percepita come pienamente positiva: prepararsi all’esibizione e curare anche il contorno, pur non rappresentando il massimo dell’espressione creativa, avvicina a un contesto in cui poter rendere al meglio.

personaggi e figure citate

All’interno delle spiegazioni emergono alcune personalità collegate a esperienze, riferimenti o percorsi di lavoro:

  • Roshelle
  • Fausto Cogliati
  • Amy Winehouse
“X Factor è stato uno stress test importante. Non è il massimo dell’espressione creativa, ma ci si avvicina. Ho avuto paura di vivere una relazione dove non si succhia niente dall’altro”: così Roshelle
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