Delitto di Garlasco: Chiara Poggi avrebbe lottato con l’assassino

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Delitto di Garlasco: Chiara Poggi avrebbe lottato con l’assassino

Una nuova lettura del delitto di Garlasco riaccende il confronto tra ricostruzioni processuali e nuovi elementi tecnici. A pochi giorni dal deposito della consulenza tecnica dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, nominata dalla procura di Pavia, un’indiscrezione riferita dal Tg1 propone una diversa interpretazione delle fasi dell’aggressione ai danni di Chiara Poggi. La ricostruzione viene però presentata con il condizionale, soprattutto per la distanza rispetto a quanto era stato indicato in passato in relazione all’ormai nota impronta 33 e per la natura delle informazioni diffuse.

ricostruzione dell’aggressione: chiara poggi avrebbe tentato di difendersi

Secondo quanto riportato, Chiara Poggi non sarebbe stata colpita in modo immediato e letale con un unico gesto. La vittima avrebbe invece tentato di difendersi, con la presenza sul corpo di lividi, ecchimosi e abrasioni localizzate su braccia e gambe, segni ricondotti a una colluttazione con l’aggressore.

Il racconto delle fasi dell’aggressione descrive inoltre un momento non istantaneo: il fatto si sarebbe sviluppato in più occasioni tra il piano terra e le scale della villetta di via Pascoli. L’aggressore, sempre secondo le indiscrezioni, si sarebbe fermato ad osservare la vittima prima di infierire un ulteriore colpo, ipotizzato addirittura con un martello.

Questa lettura viene collegata alle tracce di Dna rinvenute sotto le unghie della vittima. Le informazioni diffuse indicano una compatibilità con la linea parentale maschile dell’indagato, ma non un’identificazione individuale. Il profilo genetico viene descritto come misto, incompleto e non attribuibile, riprendendo quanto indicato dalla genetista Denise Albani nel contesto peritale citato, con l’effetto che non sarebbe possibile ricavare responsabilità né fornire un tassello dirimente per una ricostruzione alternativa del delitto.

ricostruzione dopo i processi: condanna definitiva e aggressione con più colpi

Le sentenze che hanno condotto alla condanna definitiva dell’allora fidanzato Alberto Stasi descrivono una dinamica differente. La ricostruzione maturata dopo cinque processi include due assoluzioni, due condanne e il successivo intervento della Cassazione, arrivando a stabilire la responsabilità dell’imputato nel delitto di Chiara Poggi.

In tale quadro, la 26enne avrebbe tolto l’allarme di casa, aperto la porta in pigiama, subendo poi un’aggressione al volto e al cranio. Successivamente sarebbe stata lanciata dalle scale. La ricostruzione delle sentenze esclude che l’aggressore abbia compiuto i passaggi della tavernetta: la scena sarebbe riconducibile alle aree interne indicate.

Le sentenze riportano anche l’esito delle ferite: sulla vittima sarebbero presenti tagli sulla fronte e un cranio sfondato da almeno dieci colpi, presumibilmente compatibili con un martello. Nonostante la ricostruzione dei colpi, l’arma del delitto non sarebbe mai stata trovata.

Il materiale mancante riguarda anche un riscontro avvenuto in passato: a circa dieci mesi dal ritrovamento in un canale di Tronello (Pavia) di alcuni oggetti, tra cui un martello, non sarebbe stato fornito un esito utile a identificare l’arma come elemento decisivo.

le osservazioni dell’avvocato dei poggi: colluttazione esclusa da perizie precedenti

L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale di parte civile della famiglia Poggi, contesta la diffusione di nuove ricostruzioni affidate alle informazioni rese pubbliche dal Tg1. Il legale definisce sconcertante l’uscita di presunte novità, sostenendo che le questioni messe in discussione dalla consulenza tecnica della procura di Pavia a firma Cattaneo sarebbero già state superate da perizie precedenti.

perizie e consulenze: esclusione della colluttazione

Tizzoni richiama due perizie: anche in primo grado, con l’indicazione attribuita a Varetto che avrebbe escluso la colluttazione, specificando ulteriormente a verbale. Viene citata anche una consulenza del 2014 affidata al perito Roberto Testi, considerata idonea a chiarire le questioni poi riproposte.

Nel merito, l’avvocato afferma che l’assenza di colluttazione tra Chiara e l’assassino emergerebbe in modo oggettivo dall’assenza di escoriazioni rilevanti. La contestazione si concentra anche sulla disponibilità delle informazioni: in base alla posizione espressa, eventuali affermazioni non dovrebbero trovare appoggio in materiale non compatibile con quanto risulta dagli atti.

Secondo Tizzoni, inoltre, l’ipotesi che l’aggressione sia stata preceduta da una colluttazione sarebbe stata già esclusa dalle perizie assunte nel contraddittorio e non sarebbe sostenuta da elementi scientifici in grado di confermare la presunta novità.

dna sotto le unghie: compatibilità parziale e assenza di identificazione

Il legale affronta anche la questione delle tracce genetiche. Viene riportato che il Dna attribuito a Sempio sarebbe consistito in un aplotipo parziale misto non consolidato, indicato come privo di valore per un’identificazione in aula. Nello stesso passaggio, si ribadisce la presenza di altri profili sulle unghie: almeno altri due Dna maschili (e in via ipotetica anche 3, 4, 5) su altre unghie.

Da qui l’argomentazione dell’avvocato: con tali presupposti, secondo la sua ricostruzione, non sarebbe chiara la compatibilità con un quadro interpretato come coinvolgimento di più persone, mentre viene indicato come assassino unico l’aggressore che avrebbe agito. Si cita poi il riferimento alle scarpe: l’indicazione riguarda Frau come scarpe indossate e la presenza in casa Poggi di tracce di scarpa taglia 42, indicate come le uniche rinvenute, con compatibilità per misura e modello rispetto a quanto descritto nella sentenza definitiva di condanna.

La posizione conclusiva dell’avvocato sostiene che, in base agli atti, Stasi resterebbe l’unico responsabile indicato dalla condanna e che non emergerebbero evidenze di complici né elementi di orario, tempistica o arma proposti dalla consulenza Cattaneo in grado, secondo la prospettiva difensiva richiamata, di condurre all’ammissione di una richiesta di revisione.

elementi genetici e tracce: impronta 33 e profilo dna non identificante

Nel quadro complessivo della ricostruzione alternativa, l’indiscrezione richiama l’impronta 33 e chiarisce che il suo colore rossastro sarebbe dovuto all’uso di un reagente chimico. Il riferimento riguarda una traccia di cui sarebbe disponibile soltanto una fotografia e che viene attribuita, dagli inquirenti pavesi, ad Andrea Sempio.

Accanto all’impronta, l’attenzione resta sul Dna: nel racconto diffuso, il profilo genetico sotto le unghie risulterebbe non consolidato e non attribuibile in modo univoco, con la conseguenza indicata che non si tradurrebbe in identificazione individuale e non consentirebbe di attribuire la responsabilità.

personaggi citati

  • Chiara Poggi
  • Cristina Cattaneo
  • Alberto Stasi
  • Andrea Sempio
  • Denise Albani
  • Roberto Testi
  • Gian Luigi Tizzoni
  • Denominazione della giudice citata: Daniela Garlaschelli
  • Varetto
“Chiara Poggi lottò con il suo assassino”, l’indiscrezione sulla consulenza Cattaneo. L’avvocato dei Poggi: “Colluttazione esclusa già da due perizie nei processi”

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