Chat control: europa divisa sulla sorveglianza di massa per tutelare i minori

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Chat control: europa divisa sulla sorveglianza di massa per tutelare i minori

L’Unione europea affronta uno scontro politico e giuridico di forte impatto: la sorveglianza di massa legata al regolamento Csar (Child sexual abuse regulation) riguarda la possibilità di scansionare i messaggi degli utenti su piattaforme tecnologiche, con l’obiettivo di contrastare la pedopornografia online. Il confronto ruota attorno a un equilibrio delicato tra la tutela dei minori e il rispetto della riservatezza nelle comunicazioni. Dopo giorni di trattative, il 16 marzo è saltato l’accordo tra Parlamento europeo e governi Ue riuniti nel Consiglio, determinando il fallimento formale del trilogo.

regolamento csar e “sorveglianza di massa”: cosa prevede

L’impianto contestato mira a consentire alle piattaforme tecnologiche la scansione dei messaggi inviati tramite chat e posta elettronica, per individuare contenuti collegati a abusi sessuali e materiale pedopornografico. La raccolta delle informazioni non riguarderebbe esclusivamente l’e-mail, ma anche messaggi scambiati attraverso servizi diffusi tra gli utenti, con citazioni esplicite di WhatsApp, Messenger, Instagram, Signal e Telegram.

Nel dibattito è centrale la tutela del diritto alla riservatezza di 450 milioni di cittadini europei, elemento richiamato come punto di frizione tra le istituzioni. In base alla ricostruzione delle posizioni in campo, la spaccatura sarebbe maturata proprio su come impostare l’intensità dei controlli e sul livello di flessibilità previsto dal quadro normativo.

fallimento del trilogo: stop al percorso su chat control

Il 16 marzo il trilogo tra Parlamento europeo e governi Ue riuniti nel Consiglio è stato dichiarato fallito. Dopo negoziati aperti quattro giorni prima, la trattativa non è arrivata a un esito condiviso. La relatrice tedesca del Parlamento Ue, Birgit Sippel (S&D, socialisti e democratici), ha indicato che la scelta degli Stati membri avrebbe accettato deliberatamente la scadenza del regolamento provvisorio ad aprile.

Secondo le dichiarazioni riportate, il risultato sarebbe la cessazione della scansione volontaria prevista per i fornitori, finalizzata al contrasto della diffusione online di materiale pedopornografico. Il Consiglio Ue, nella lettura attribuita alle fonti del Parlamento, avrebbe ritenuto troppo blandi i controlli autorizzati dal Parlamento, fino a preferire l’azzeramento e far saltare i negoziati con Strasburgo.

conseguenze e reazioni: privacy, lotta ai crimini e posizioni politiche

Lo stop alla scansione dei messaggi viene descritto come un potenziale vulnus nella lotta ai crimini sessuali contro i minori. In parallelo, vengono richiamate posizioni favorevoli agli aspetti privacy: gli attivisti dei diritti digitali esprimono sollievo per l’esito della trattativa, mentre anche il Movimento 5 stelle manifesta apprezzamento.

posizione del movimento 5 stelle e critica alla sorveglianza

Il Movimento 5 stelle collega l’opposizione al chat control con l’esigenza di evitare che la protezione dei minori si trasformi in un modello di sorveglianza di massa dei cittadini. Viene citata la dichiarazione di Gaetano Pedullà, secondo cui la protezione dei minori resterebbe un dovere, ma con l’auspicio che l’approccio non conduca a fine della privacy e a limitazione del diritto a comunicare in modo riservato.

Nel contesto del dibattito, si richiama che la deroga alla privacy sarebbe stata sostenuta come eccezione per individuare abusi, mentre le critiche insistono sul rischio di trasformare i controlli in un sistema generalizzato.

deroga ePrivacy: deroga alla privacy e scadenze temporali

La disputa fa riferimento alla deroga collegata alla direttiva ePrivacy del 2002. Il provvedimento, secondo la ricostruzione, impedirebbe da anni intrusioni nei messaggi privati online per ragioni di riservatezza. Dal 2021 risulterebbe però attiva un’eccezione per combattere abusi sessuali online contro i minori.

In virtù dell’eccezione, le piattaforme digitali possono accedere ai messaggi degli utenti in presenza di segnalazioni collegate a presunte molestie sessuali alle forze dell’ordine. Viene anche richiamato che Facebook effettuerebbe già una scansione, con l’indicazione che il 95% delle segnalazioni arriverebbe dal colosso di Zuckerberg. La possibilità di controllo sarebbe volontaria per le piattaforme, non imposta da obbligo di legge.

La deroga sarebbe stata prorogata nel 2024 e dovrebbe scadere ad aprile 2026. Nelle posizioni riportate, emerge anche l’avvertimento secondo cui uno stop alla prosecuzione della scansione renderebbe più agevole la diffusione di materiale pedopornografico, con conseguenze legate a impunità e adescamento dei minori. Il testo attribuito alla Commissione europea sottolinea come l’identificazione proattiva, per oltre 15 anni, abbia contribuito a salvare bambini da abusi in corso e a portare i colpevoli davanti alla giustizia.

All’interno delle ricostruzioni, viene precisato che l’accesso da parte delle piattaforme sarebbe collegato all’entrata in vigore della deroga nel 2021, mentre nel 2022 la Commissione europea avrebbe proposto il regolamento Csar per trasformare l’eccezione temporanea in un impianto duraturo.

chat control 2.0 e “1.0”: evoluzione delle posizioni e contestazioni

Gli attivisti dei diritti digitali si oppongono al Csar definendolo “chat control 2.0”. La versione indicata come “chat control 1.0” sarebbe, per i sostenitori della privacy, la deroga temporanea alle tutele sulla riservatezza.

Nel quadro delle contestazioni viene citata la figura di Patrick Breyer, indicato come ex europarlamentare del partito dei pirati tedesco, legato alla spinta contraria al Csar.

trattative su chat control: Parlamento, Commissione e Consiglio

La proposta legata a Csar, attribuita alla socialdemocratica svedese Ylva Johansson e riconducibile al perimetro della Commissione, sarebbe stata bocciata dal Parlamento europeo a novembre 2023. In quell’occasione, la scansione sarebbe stata indicata come non facoltativa per le piattaforme, ma obbligatoria, con un restringimento del perimetro dei controlli rispetto alle intenzioni iniziali.

accordo sul testo “light” e triloghi per il regolamento definitivo

Per “chat control 2.0” sarebbe stato difficile raggiungere intesa: fino a novembre 2025 il Consiglio europeo non avrebbe trovato un accordo. L’intesa sarebbe poi giunta con il testo firmato dalla presidente danese Mette Frederiksen, socialdemocratica come Johansson. Dopo tre anni di trattative, i governi avrebbero adottato la logica della deroga provvisoria: niente obbligo per le piattaforme di scansionare i messaggi, ma scelta volontaria.

Il percorso verso il regolamento definitivo prevede il proseguimento dei trilogh, mentre il fallimento dei negoziati su “chat control 1.0” lascia prefigurare ostacoli nelle successive fasi. Dal confronto emerge una dinamica: da un lato l’impostazione del Consiglio e della Commissione Ue, favorevole alla scansione dei messaggi almeno su base volontaria; dall’altro il Parlamento Ue che intende mitigare i controlli con l’attenzione posta sulle preoccupazioni per la privacy sollevate da giuristi e istituzioni europee.

emendamento dei verdi e regole più limitate per i controlli

L’11 marzo all’Eurocamera sarebbe passato un emendamento dei Verdi che avrebbe rielaborato il testo della Commissione, prorogando la deroga sui controlli su chat e email. La modifica avrebbe ristretto il campo operativo: i controlli sarebbero stati limitati agli utenti “identificati dall’autorità giudiziaria competente” per i quali vi sarebbero “ragionevoli motivi” per sospettare un legame, anche indiretto, con materiale pedopornografico.

Inoltre, sarebbero rimasti esclusi dalla scansione i servizi con crittografia end-to-end, come WhatsApp e Signal. In base alla ricostruzione, il Parlamento avrebbe rinnovato la deroga l’11 marzo per consentire i controlli in chat, ma con un impatto definito come depotenziamento rispetto al testo della Commissione.

voti e dinamiche politiche che hanno portato alla deroga “light”

La ricostruzione include anche che il 2 marzo la Commissione Libe avrebbe bocciato la proposta della Commissione, identificata come testo di Palazzo Berlaymont. Successivamente, dopo nove giorni, la formulazione “light” avrebbe ottenuto approvazione a Strasburgo con 458 voti favorevoli, 103 contrari e 63 astensioni. Viene evidenziato che la bocciatura dei controlli indiscriminati avrebbe raccolto consensi trasversali, con riferimento a posizioni da destra a sinistra, pur restando l’obiettivo collegato alla lotta agli abusi sessuali online contro i minori.

La reazione del Consiglio Ue è descritta come la causa del salto dei negoziati del trilogo, con la conseguenza che, nella lettura riportata, sarebbe preferibile nessun controllo rispetto a una versione alleggerita dei controlli.

personalità citate nel dibattito su csar e chat control

Nel quadro delle posizioni richiamate compaiono diverse figure istituzionali e politiche coinvolte nel confronto tra Parlamento, Commissione e Consiglio.

  • Birgit Sippel
  • Gaetano Pedullà
  • Patrick Breyer
  • Ylva Johansson
  • Mette Frederiksen
Chat control, l’Europa si spacca sulla sorveglianza di massa nel nome dei minori. Da aprile stop alla scansione dei messaggi

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