Africa, emergenza acqua: Amref lancia l’allarme e chiede di andare più in profondità

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Africa, emergenza acqua: Amref lancia l’allarme e chiede di andare più in profondità

Accesso all’acqua, igiene, salute e risposta ai cambiamenti climatici si intrecciano nelle attività di Amref Health Italia. Alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua, la direttrice generale Roberta Rughetti richiama l’attenzione su un nodo ancora irrisolto: la mancanza di acqua potabile continua a incidere in modo diretto su condizioni di vita, prevenzione sanitaria e qualità dei servizi essenziali.

Nel 2003 l’impegno per la cooperazione con Amref ha avuto un avvio strutturato, con l’accesso all’acqua come attività cardine. Nel tempo il lavoro si è ampliato e ha incluso la salute in modo più articolato, ma il tema dell’acqua resta indicato come uno degli interventi più rilevanti.

accesso all’acqua: case, scuole e sicurezza igienica

La funzione dell’acqua viene descritta come necessaria in più contesti. In primo luogo nelle case, dove l’organizzazione quotidiana è influenzata dai tempi di percorrenza verso i punti di approvvigionamento. Viene evidenziato che il 70% dell’80% del carico della raccolta dell’acqua ricade sulle donne, con un impatto che coinvolge direttamente le attività domestiche e l’accesso ai servizi.

L’acqua riguarda anche le scuole: si sottolinea che, in occasione del primo ciclo mestruale, molte ragazze possono abbandonare la scuola quando mancano condizioni adeguate legate all’igiene. Un ulteriore ambito decisivo è il parto, per il quale viene richiamata l’esigenza di una condizione di sicurezza igienica che renda disponibili acqua e pratiche preventive.

come nasce un intervento: bisogni comunitari e programmi igienico-sanitari

Le attività vengono impostate creando le condizioni per rendere l’acqua accessibile a diversi livelli: a livello domestico, nelle scuole e nelle strutture sanitarie. La costruzione dei percorsi operativi parte dai bisogni rilevati con le comunità di riferimento.

In collaborazione con i contesti locali vengono definiti programmi igienico-sanitari e di prevenzione, con l’obiettivo di accompagnare l’accesso all’acqua non solo come fornitura materiale, ma come insieme di pratiche e competenze.

indagini per trovare l’acqua e renderla utilizzabile

Prima di procedere, viene descritta una fase di analisi più puntuale del territorio, con indagini idrogeologiche necessarie per capire due aspetti: la profondità della falda acquifera e la qualità dell’acqua. L’azione si attiva quando, valutato il contesto, risulta possibile garantire con un investimento acqua pulita e in quantità utili.

La costruzione dell’infrastruttura non si limita a trivellare e installare una pompa: viene indicata come indispensabile la creazione e il supporto delle competenze locali, elemento considerato determinante per la continuità del servizio nel tempo.

comitati di gestione e operatori sanitari di comunità

La gestione operativa viene affidata a comitati di gestione dell’acqua, incaricati di curare il funzionamento, la manutenzione e la sostituzione di parti quando il pozzo ne richiede. La struttura organizzativa punta anche su un ruolo specifico per collegare risorse e prevenzione sanitaria.

Il motore di cambiamento indicato è l’operatore sanitario di comunità, descritto come una figura che stabilisce un collegamento tra i villaggi e il centro sanitario periferico. In questa rete, l’operatore contribuisce a gestire anche i rischi associati alla disponibilità di acqua non adeguata: se il pozzo non offre acqua in quantità sufficiente, le persone vengono messe in guardia sui rischi legati all’utilizzo, attivando conoscenze utili per la tutela della popolazione.

malattie legate all’acqua: numeri e impatto sanitario

Le conseguenze dell’assenza di acqua potabile sono descritte come presenti in maniera continua. Viene indicato che, ogni giorno, sono più di 1000 i bambini sotto i cinque anni che nel mondo muoiono per malattie legate a infezioni connesse all’acqua non potabile, in particolare la diarrea.

Secondo i dati richiamati, più della metà della mortalità delle malattie trasmissibili in Africa viene associata direttamente all’assenza di acqua. Oltre alla persistenza del problema, viene segnalato anche un elemento definito nuovo e fortemente preoccupante, collegato alla trasformazione delle condizioni ambientali.

cambiamenti climatici: pressione sulle risorse idriche e risposta integrata

Con i cambiamenti climatici, nell’area di intervento indicata come Corno d’Africa e non solo, si osserva una variazione della disponibilità di acqua. L’esaurimento delle risorse può verificarsi anche in aree dove erano stati già realizzati investimenti, rendendo necessario approfondire la ricerca di fonti alternative.

Viene citata la siccità dell’autunno in Kenya ed Etiopia, che ha già compromesso bestiame e pascoli. Sul fronte opposto vengono richiamate le alluvioni attuali, descritte come non positive: con terreni aridi, la situazione peggiora senza consentire un adeguato caricamento delle falde. Questa emergenza viene indicata come una priorità che dovrebbe trovare spazio nelle agende.

one health unit: salute umana, animale e tutela dell’ambiente

La strategia di risposta viene presentata come non attuabile in isolamento. Anche se l’organizzazione resta orientata a salute e sviluppo, viene menzionata l’esigenza di collaborazioni con soggetti complementari per costruire modelli adeguati alle criticità.

La soluzione proposta include le “One Health Unit”, unità mobili che forniscono servizi e una formazione comunitaria strutturata su salute umana, salute animale e tutela dell’ambiente. La risposta viene descritta come un percorso verso organizzazioni più complesse, capaci di interpretare i contesti e adattare l’intervento, creando partenariati solidi.

I progetti contro i cambiamenti climatici vengono indicati come a lungo periodo, con l’intenzione di lavorare nel Corno d’Africa per almeno 12 anni. L’impostazione prevede programmi su diversi livelli complementari, con al centro la capacità delle comunità di ridurre e mitigare i rischi associati a questi cambiamenti.

finanziamento e trasparenza del lavoro

La sostenibilità delle attività viene presentata come basata su finanziamenti istituzionali e su risorse provenienti da donatori privati. Vengono citate modalità come versamenti regolari e il 5 per mille. L’obiettivo indicato è bilanciare le fonti e rendere il lavoro trasparente e visibile, così da rafforzare la credibilità sia verso l’opinione pubblica sia verso le istituzioni.

raccontare l’Africa: racconti singoli per ridurre stereotipi

Con riferimento alla narrazione dei media italiani sull’Africa, viene richiamato il tema di stereotipi e indifferenza. L’Africa viene descritta come un continente ampio e diversificato: 54 Paesi, numerose lingue e tradizioni. La linea d’azione indicata consiste nel proporre racconti specifici con la capacità di trasformare percezioni stereotipate.

Viene inoltre specificata la necessità di creare un’immediatezza di visione di ciò che accade realmente, evitando impostazioni basate su pregiudizi, così da favorire una migliore conoscenza a partire da dati concreti.

principali figure coinvolte

  • Roberta Rughetti
Africa, Amref denuncia una nuova emergenza: “Si esauriscono le risorse d’acqua dove avevamo già investito, dobbiamo andare più in profondità”
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Categorie: NewsSaluteCronaca

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