Adolescente folgorata in vasca: indagati sei per caricabatterie difettoso

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Adolescente folgorata in vasca: indagati sei per caricabatterie difettoso

Una tragedia legata all’uso di un caricabatterie è diventata oggetto di un procedimento penale che riguarda sia la sicurezza dei prodotti sia responsabilità lungo la catena di distribuzione. L’esito dell’inchiesta mette in luce una dinamica in cui un oggetto di uso quotidiano ha avuto conseguenze fatali dopo essere entrato in contatto con la rete elettrica, generando interrogativi sulla gestione della conformità e sui controlli di mercato.

caricabatterie difettoso: inchiesta per omicidio colposo e frode in commercio

morte di una sedicenne provocata da una scarica elettrica mentre era nella vasca da bagno, associata all’uso di un caricabatterie difettoso.

L’indagine, guidata dalla Procura di Avellino, è culminata con la richiesta di rinvio a giudizio per sei persone, ritenute responsabili a vario titolo di omicidio colposo e frode in commercio. L’atto è stato firmato dal pubblico ministero Cecilia De Angelis e la decisione sul rinvio a giudizio sarà presa dal giudice dell’udienza preliminare nella data stabilita (18 giugno).

caricabatterie difettoso: dinamica dell'incidente

Nell’analisi degli investigatori, il dispositivo presentava gravi carenze strutturali: montava un condensatore ceramico di scarsa qualità, la cui usura avrebbe compromesso l’isolamento tra la rete elettrica e il corpo del caricatore. Quando il telefono è precipitato nella vasca, la tensione di rete è venuta a contatto diretto con la persona presente, senza protezioni, provocando una scarica elettrica fatale. Si tratta di un difetto non immediatamente evidente ma estremamente pericoloso, che trasforma un oggetto di uso quotidiano in un rischio grave per la sicurezza domestica.

caricabatterie difettoso: imputazioni e soggetti coinvolti

L’indagine ha portato all’individuazione di una serie di soggetti legati all’importazione, distribuzione e vendita del caricabatterie finito nel mirino. In particolare, sono stati identificati:

  • tre cittadini cinesi e due residenti a Milano, indicati come importatori del dispositivo;
  • due commercianti con esercizi tra le province di Pisa e Lucca, accusati di distribuzione del prodotto;
  • il titolare di una cartoleria di Montefalcione, ritenuto responsabile di frode in commercio per aver proseguito la vendita dopo la morte della giovane.

Secondo gli accertamenti, il caricabatterie era commercializzato con un falso marchio di conformità europea, elemento che ha contribuito a mascherarne la pericolosità per i consumatori e a facilitare la diffusione del prodotto nel mercato.

I genitori di Mariantonietta si sono costituiti parte civile nel procedimento, chiedendo giustizia per una perdita che, secondo l’accusa, avrebbe potuto essere evitata con controlli adeguati. Il prossimo 18 giugno sarà il gup a valutare l’opportunità di rinviare gli indagati a processo e di aprire così un dibattimento che riguarda tematiche di sicurezza dei prodotti e responsabilità lungo l’intera filiera.

nominativi di rilievo nel caso presente nell’inchiesta includono riferimenti pubblici alle figure coinvolte:

  • Mariantonietta Cutillo
  • Cecilia De Angelis

caricabatterie difettoso: sviluppo giudiziario e prossimi passi

Il procedimento punta a definire se sussistano gli estremi per il rinvio a giudizio degli indagati, con l’avvio del dibattimento. La data prevista per la conferma dell’udienza preliminare segna un momento chiave per chiarire responsabilità e responsabilità civili, nonché per accertare eventuali violazioni delle norme di sicurezza sui prodotti.

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Categorie: CronacaTecnologia

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