Oltre 100.000 imprese infiltrate criminalità organizzata in vent'anni
Il sistema economico italiano presenta una dimensione significativa di riciclaggio e evasione fiscale, influenzata da complesse interazioni tra strumenti giuridici, tecnologici e organizzativi. La presenza di attività illecite e infiltrazioni criminali si riflette in numeri che evidenziano l'entità di queste problematiche, con risultati che interessano diversi settori dell'economia nazionale.
valore del riciclaggio in Italia e il coinvolgimento delle organizzazioni criminali
Il riciclaggio di denaro rappresenta almeno l’1,5-2% del prodotto interno lordo, equivalenti a circa 40 miliardi di euro ogni anno. Questa cifra sottolinea la portata delle operazioni di riciclo di proventi illeciti, spesso alimentate da un meccanismo di infiltrazione delle organizzazioni criminali in numerosi settori economici.
Tra le attività più colpite si trovano comparti tradizionalmente vulnerabili come la costruzione, i trasporti, la gestione dei rifiuti e il settore immobiliare, ma l’infiltrazione si estende anche in ambiti quali il manifatturiero, i servizi professionali, l'informazione e i servizi di supporto amministrativo.
Con più di 100.000 imprese italiane coinvolte tra il 2001 e il 2020, si evidenzia un prevalente uso di società cartiera o zombie, caratterizzate da fatturati gonfiati e costi di personale minimi, spesso soggette a improvvisi fallimenti. Questa infiltrazione favorisce operazioni di riciclaggio, che rappresentano più del 62-70% del valore delle transazioni sospette analizzate dall’Unità di Informazione Finanziaria (UIF).
strumenti e modalità di riciclaggio e loro sviluppo
tecnologie e strumenti innovativi come vettori di riciclaggio
Il ruolo delle tecnologie, come i crypto-asset, le operazioni ad alta frequenza (HFT) e i sistemi di pagamento non ufficiali, rende più complesso il monitoraggio delle transazioni illecite. L’evoluzione normativa, con provvedimenti europei e nazionali, ha tentato di rafforzare il sistema di controlli, introducendo registri sugli ultra-ricchi, tracciabilità degli IBAN virtuali e restrizioni su cripto-attività.
Dal 2013, l’Italia ha istituito una tassa sulle transazioni finanziarie, ma questa appare ancora inadeguata nel coprire la vasta gamma di operazioni ad alta velocità, come lo HFT, che rappresenta circa il 80% delle transazioni sul mercato globale e contribuisce ad alti costi di liquidità e volatilità del mercato.
tecniche di contrasto e proposte strategiche
Per fronteggiare efficacemente riciclaggio ed evasione fiscale, sono stati individuati sette punti chiave, tra cui l’utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale e del machine learning. Questi strumenti permettono di analizzare in modo più rapido e accurato e le enormi quantità di dati, migliorando il monitoraggio delle transazioni sospette e facilitando l’identificazione automatica dei clienti.
Altre misure importanti riguardano l’estensione del controllo alle attività nel metaverso, sui NFT e sulle criptovalute, oltre alla strategia di “follow the money” nei sistemi di pagamento informali, come hawala e money transfer non ufficiali.
È altresì prevista una revisione delle normative sulla tassazione delle operazioni di HFT, con l’obiettivo di allargare il perimetro soggetto a tassazione, aumentare le aliquote e allungare i tempi di identificazione, riducendo le possibilità di manipolazione di mercato.
Per quanto concerne i contanti e le procedure concorsuali, si propone una regolarizzazione volontaria e un monitoraggio più stringente: l’obiettivo è recuperare risorse nascoste e prevenire l’uso distorto delle procedure fallimentari per eludere il pagamento delle imposte.
Infine, un’attenzione particolare viene rivolta all’abuso dell’intelligenza artificiale, con il fine di evitare che questa venga utilizzata come scudo per la responsabilità penale o per manipolare i mercati, in modo da rafforzare il quadro di protezione e controllo.