Chroming: cos'è e quali sono i rischi per la salute

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Chroming: cos'è e quali sono i rischi per la salute

Un caso recente riaccende l’attenzione su chroming, una pratica pericolosa legata a contenuti virali sui social. L’inchiesta sul decesso di Freddie Davis, di appena 11 anni, attribuito all’inalazione di butano presente in aerosol, riapre il dibattito su questa consuetudine, sui suoi rischi e sulle responsabilità di chi promuove o consuma contenuti a essa correlati.

chroming: rischio, diffusione e risposte

La chiusura dell’indagine sul tragico episodio ha rialzato l’attenzione sui pericoli associati a questa pratica, nota anche come huffing. Secondo le analisi effettuate, l’esito mortale è attribuito all’inalazione di propellenti presenti in prodotti comuni usati per altri scopi. Il caso ha stimolato discussioni su misure preventive e sull’adeguata vigilanza da parte dei genitori rispetto ai contenuti che circolano sui social.

definizione e contesto

La chroming consiste nell’inalare sostanze chimiche tossiche per ottenere un breve stato di euforia o uno stato di allentamento dei sensi. La pratica è stata oggetto di attenzione mediatica e accademica perché si è diffusa tra i giovani attraverso piattaforme social, segnalando una vulnerabilità legata alla visibilità online e alla facilità di accesso a sostanze domestiche.

sostanze utilizzate e modalità comuni

  • pennarelli indelebili come fonte principale di sostanze inalabili
  • smalti per unghie e solventi per rimuoverli
  • aria compressa spray e diluenti per vernici
  • deodoranti spray e altre sostanze presenti in casa
  • benzina e lacca per capelli

reazioni cliniche e riflessioni istituzionali

Un esponente medico di rilievo, l’infettivologo Matteo Bassetti, ha sottolineato che la chroming implica l’inalazione di sostanze chimiche tossiche facilmente reperibili in ambito domestico, finalizzate a un breve stato di ebbrezza sensoriale. Questo comporta rischi di vertigini, possibile sviluppo di dipendenze e, nei casi estremi, decesso. Secondo gli esperti, la presenza di tali sostanze rende difficile per i genitori individuare segnali precoci, poiché molte delle sostanze coinvolte sono legali e comunemente disponibili. Inoltre, si evidenzia la necessità di una vigilanza maggiore sui contenuti social osservando gli scenari di diffusione tra i giovani e il potenziale effetto normativo di limitare l’uso dei social a una fascia di età inferiore.

dati storici e contesto nel Regno Unito

Secondo fonti internazionali citate nel resoconto, tra il 2001 e il 2020 Inghilterra e Galles hanno registrato 716 decessi legati a sostanze volatili, con una media annua di circa 36 morti. La maggioranza era di genere maschile (circa 78%). Le sostanze volatili sono risultate le più frequentemente indicate nei certificati di morte, responsabili di circa 59,5% dei decessi, con butano e propano tra le ditte citate in 447 casi.

Questi dati ambientali illustrano come l’uso di fluidi domestici, aerosol e solventi possa trasformarsi in una minaccia reale per la vita dei giovani, soprattutto quando i contenuti correlati circolano sui social network e raggiungono una vasta platea di utenti.

personaggi chiave citati nel racconto:

  • Freddie Davis – 11 anni, vittima dell’incidente
  • Roseanne Thompson – madre del ragazzo
  • Matteo Bassetti – infettivologo
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