Perquisiti gestori di "Mia Moglie": indagati una donna e un 24enne
Una operazione di rilievo ha coinvolto la gestione della pagina Facebook 'Mia Moglie' e le modalità con cui venivano diffusi contenuti. Le attività della Polizia di Stato hanno seguito decreti di perquisizione emessi dalla Procura di Roma, con l’obiettivo di identificare responsabili e strumenti impiegati. L’intervento ha previsto l’intervento di unità specializzate e ha portato al sequestro di dispositivi informatici destinati a essere analizzati nelle fasi successive, in collaborazione con la piattaforma social interessata.
pagina facebook mia moglie: perquisizioni e sequestri informatici
La Polizia di Stato ha eseguito decreti di perquisizione emessi dalla Procura di Roma nei confronti dei soggetti risultati coinvolti nell’attivazione e gestione della pagina 'Mia Moglie', oggetto di segnalazioni lo scorso agosto inviate alla Polizia Postale. Le indagini hanno permesso di delineare il quadro delle responsabilità e di risalire a chi aveva contribuito alla creazione e al coordinamento del gruppo online, che contava numerosi iscritti.
persone identificate e ruolo del titolare
Le attività investigative hanno portato all’identificazione di una donna di 52 anni e di un ragazzo di 24 anni, oltre all’individuazione del titolare dell’account responsabile della gestione del gruppo. Il titolare è descritto come un settantenne leccese deceduto il 30 marzo 2025, circostanza rilevante ai fini delle indagini.
strumenti sequestrati e fasi analitiche
Nell’ambito delle perquisizioni, condotte con il supporto del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, del C.O.S.C. di Bari e della S.O.S.C. di Lecce, si è proceduto al sequestro di dispositivi informatici che saranno sottoposti ad analisi approfondite per ricostruire criticamente l’attività svolta e identificare ulteriori elementi utili alle indagini.
chiusura del gruppo e collaborazione con la piattaforma
In seguito alla segnalazione della Polizia Postale, il gruppo, formato da migliaia di utenti che condividevano e commentavano immagini di donne, definite nei commenti come mogli o compagne e pubblicate verosimilmente senza consenso, è stato chiuso definitivamente dalla piattaforma social Facebook, che ha collaborato con gli investigatori.