Maternità e carriera: cos'è la child penalty e come incide sul lavoro femminile

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Maternità e carriera: cos'è la child penalty e come incide sul lavoro femminile

La maternità influisce in modo sostanziale sui percorsi retributivi, con differenze marcate tra Paesi e una tendenza comune a penalizzare le opportunità salariali delle madri. Le dinamiche osservate coincidono con periodi di assenza dal lavoro, passaggi a orario ridotto e una ridotta quantità di settimane lavorate retribuite, che contribuiscono a una riduzione significativa del reddito nel medio-lungo periodo.

penalizzazione delle madri: quadro nazionale e internazionale

in italia: dati INPS

Nell’analisi nazionale, la penalizzazione media per le madri nei primi 5 anni di vita del figlio si attesta intorno al 16%, legata soprattutto al periodo di congedo di maternità. Parallelamente, il reddito dei padri mostra un incremento medio pari a 40% nello stesso arco temporale. Nel lungo periodo, la perdita salariale complessiva per le madri si aggira intorno al 53%, derivante da una riduzione del salario settimanale (circa 6%), dal passaggio al part-time (11,5%) e da meno settimane retribuite (35,1%). L’effetto è più marcato subito dopo la nascita, ma il divario tende a persistere nel tempo.

fattori che alimentano la penalizzazione

  • assenze obbligate dopo la nascita
  • passaggio dal full-time al part-time per esigenze familiari
  • minori settimane retribuite

termini chiave e confronto internazionale

Il fenomeno globale è noto come child penalty, ovvero la penalizzazione economica associata alla maternità. In opposizione, per i padri si considera spesso una child premium, riflesso di un miglioramento generale delle condizioni lavorative dopo la nascita. Studi internazionali evidenziano una variabilità significativa a livello globale: dall’America Latina con una media continentale intorno al 38% alle differenze marcate all’interno dell’Asia, dove la gamma va da valori vicini allo 0% a picchi superiori al 60%.

Un’analisi di Eurispes su 134 paesi mostra una dispersione ampia: nella regione latino-americana le penalizzazioni sono tra 37% e 48%, mentre in Europa si osservano differenze istituzionali significative. Nei paesi scandinavi, la penalità resta contenuta (anicarca 14%, Svezia 9%), mentre nell’Europa centrale si registrano valori elevati (Repubblica Ceca 50%, Germania 41%). In Africa la situazione mostra una chiara divisione regionale: penalità modeste nell’Africa centrale e livelli elevati nel Nord e Sud (Marocco 41%, Sud Africa 28%).

Nella dimensione statunitense, uno studio del Nwlc evidenzia che le madri perdono circa 16.000 dollari all’anno a causa del divario salariale. In genere, le lavoratrici a tempo pieno partono da una soglia ridotta (circa 80 centesimi per ogni dollaro guadagnato dai colleghi maschi). Il divario tra madri e padri diventa quindi ancora più ampio, poiché i padri tendono a non subire la stessa penalità e, in media, percepiscono salari superiori rispetto alle madri.

Queste dinamiche si riflettono in modo differenziato a seconda della regione: l’America Latina presenta le penalizzazioni più consistenti, l’Europa mostra una ripartizione tra misure differenziate a livello istituzionale, e l’Asia manifesta una grande eterogeneità interna con valori estremi in alcune economie. L’insieme dei dati indica che la nascita di un figlio può rappresentare una biforcazione significativa nel percorso lavorativo femminile, con impatti che si manifestano subito e si prolungano nel tempo.

Categorie: Economia

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