Scoperto il papillomavirus HPV16 nella mummia di Ötzi
Ötzi, l’uomo dei ghiacci rinvenuto tra le vette delle Alpi, continua a offrirechiavi preziose sulla storia biologica umana. Nuove analisi genetiche suggeriscono la presenza di una forma antica di HPV nel suo patrimonio genetico, aprendo una prospettiva sulla coevoluzione tra uomo e virus oncogeni e sulla diffusione di tali ceppi nel passato remoto.
hpv16: una possibile infezione nell’analisi di otzi
Tracce del ceppo hpv16 sono state individuate nel DNA preservato di Ötzi, studiato da un team di biologi dell’Università federale di San Paolo. L’indagine è stata presentata su bioRxiv, una piattaforma di preprint non sottoposta a revisione paritaria, e riguarda campioni raccolti da tessuti diversi. La presenza di hpv16 in Ötzi si abbina a una storia di malattie note che hanno interessato l’uomo di Similaun nel corso dei millenni, tra cui condizioni ossee, parassiti intestinali e disturbi legati al metabolismo. La variante virale risulta simile a quella associata a ceppi presenti in popolazioni antiche, fornendo spunti sulla dinamica di diffusione di questo virus.
Una scoperta parallela indica che lo stesso ceppo potrebbe essere stato identificato anche in Ust’-Ishim, un individuo di Homo sapiens vissuto circa 45.000 anni fa nella Siberia occidentale, separato da Ötzi da circa 40.000 anni e da una distanza geografica notevole. L’elevata distanza temporale e spaziale suggerisce una circolazione molto antica dello hpv nella nostra specie. Se confermata dalla revisione paritaria, questa evidenza contribuirebbe a colmare lacune significative nella storia evolutiva dei virus oncogeni e implicherebbe una coesistenza tra uomo e HPV fin dai primordi della specie.
Secondo la prima autrice dello studio, la ricercatrice Juliana Yazigi, si tratterebbe della più antica prova nota di HPV. Il risultato, commentato anche da esperti non direttamente coinvolti nel lavoro, indica una coevoluzione di lungo periodo tra l’uomo e questi virus. Il genetista Ville Pimenoff, dell’Università di Oulu, sottolinea che l’Homo sapiens sarebbe stato esposto a tali virus per gran parte della sua esistenza, rafforzando l’idea di una storia condivisa tra l’uomo e HPV fin dall’alba della specie.
ötzi: evoluzione del genoma e evidenze biologiche
sequenziamento del dna e principali scoperte
Negli anni, l’analisi del genoma di Ötzi ha seguito una traiettoria significativa. Il sequenziamento completo del DNA nucleare è stato pubblicato nel 2021, in una ricerca coordinata dall’Istituto di mummiologia EURAC guidato da Albert Zink. Le fasi iniziali avevano riguardato principalmente il DNA mitocondriale, ma le moderne tecnologie di ricostruzione hanno permesso di analizzare parti intricate del genoma. All’esame dei tessuti sono state identificate tracce di Borrelia burgdorferi, il batterio responsabile della malattia di Lyme, offrendo una delle più antiche evidenze di questa infezione nell’osservazione di reperti umani antichi.
evoluzione virale e confronto con popolazioni antiche
Oltre agli elementi relativi al genoma umano, lo studio ha evidenziato come i virus associati agli ultimi millenni possano avere una storia lunga e complessa. I virus analizzati presentano affinità con ceppi associati ai Neanderthal, supportando l’idea che l’Homo sapiens abbia potuto trasmettere particolari varianti di HPV ai Neanderthal, e non il contrario. Queste osservazioni supportano una visione di coevoluzione tra l’uomo moderno e virus oncogeni operante su periodi geologici estesi, contribuendo a chiarire origini e dinamiche di diffusione di tali patogeni.
personaggi chiave della ricerca
nel contesto della ricerca sono emersi diversi protagonisti di rilievo, i cui ruoli e contributi hanno guidato l’aggiornamento delle conoscenze inerenti Ötzi e i virioni studiati. di seguito un inquadramento sintetico delle figure coinvolte.
- Juliana Yazigi — bioinformatica, prima autrice dello studio sull’HPV16 nell’analisi di Ötzi
- Ville Pimenoff — genetista, Università di Oulu, commentatore della ricerca e della sua portata evolutiva
- Albert Zink — direttore dell’Istituto di mummiologia EURAC, referente del lavoro sul genoma di Ötzi
